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Il suicidio e la chiesa. La sostanza e la forma

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La chiesa cattolica romana, come ogni autorità morale, rivendica il magistero ultimo e assoluto sulla vita umana.

Di chi è la mia vita? Di Dio, risponde il cattolico; mia, risponde l'ateo; non lo so, risponde l'agnostico, che è quello che se la passa peggio.

Sulla vita umana, raramente riscaldata dall'incontro con Dio, la chiesa cattolica romana esercita l'illuminato potere di amministrazione, nei confronti di credenti e non credenti in nome della legge naturale.

"Legge naturale" non significa che la natura sia indipendente dalla volontà divina; anzi, la natura è espressione di essa, pertanto la legge naturale è quella divina. La chiesa cattolica romana usa una o l'altra espressione per motivi comunicazionali, ma il senso è unico, è lo stesso.

Il magistero sulla vita umana implica l'esercizio del potere, quando necessario per salvaguardare la verità dell'insegnamento divino.

E' per questo che il suicida va tenuto lontano dal sacro: con il suo gesto errato ha dimostrato che la legge naturale è, in concreto, sovvertibile.

E' per questo che una ferma condanna dell'aborto è tradizionalmente andata di pari passo con un'ondivaga posizione sulla pena di morte, che solo in anni recentissimi ha visto parole di condanna da parte della chiesa cattolica romana.

Quindi nessuna sorpresa, se non (positiva) per il fatto che la chiesa cattolica abbia a un certo punto abolito la pena di morte nello stato da essa stessa amministrato: si tratta di una cosa assolutamente strana.