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Il suicidio e la chiesa. La sostanza e la forma

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Amici credenti, non mi avete ancora detto a cosa credete, ma
"tiremm-innanz" disse Amatore Sciesa ai cattolicissimi sbirri della
Kakania austro-ungarica amata da Roberto Calasso.

Vi sconsiglio caldamente di sostenere la teoria della vita come "dono-dato-a-me-affinche'-io-lo-dia-ad-altri".

I
cattivi subito inventeranno maniere di romper l'anima all'umanita' - i veri perversi fantasiosi, Gilles
de Rais, Goebbels, Beria, sono pochissimi. Suicidandosi in seguito alla noia prodotta farebbero un
dono all'umanita' (i.e. di togliersi di mezzo.)

Peggio che
peggio, risulta che dozzine di buoni cattolici - che tengono famiglia e non hanno la sfrontatezza di San Lorenzo di domandare di "girarlo"
perche' la schiena era gia' cotta sulla griglia, o il masochismo di
santa Teresa che si lascio' consumare dalla tubercolosi - siano
PECCATORI. Vale a dire hanno rifiutato di usare il dono per donarlo
agli altri etc., come invece fece Therese de Lisieux, santa e dottore
della chiesa (dal 1997, e' un titolo importante, non sto ironizzando; molti sono santi e martiri normali, non col dottorato!)

Se
questo e' il caso, cari amici, avete un compito davvero mostruoso di
fronte a voi: indicare come il perfezionismo sia l'unica morale
accettabile. Se i martiri mettono in essere la teoria del "dono" come
la intendete voi, allora tutti i cristiani sono tenuti al martirio, con
viaggi premio per vendere il Vangelo a Mekkah. Si possono concepire
altre e svariate ipotesi.

Mi sembra che rischiate un po' troppo.

Su
problemi un po' meno interni ad un gruppo religioso, ma non di meno
seri, chi di voi conosce la posizione (estremamente minoritaria) di D.
Benatar secondo la quale e' un obbligo MORALE non riprodursi (notasi
MORALE, non sessuale, non buona regola prudenziale per la conduzione
finanziaria, etc.) Se a qualcuno interessa una frontiera strana di come
si ragiona in morale (che non e' la mia area, ma ahime' a volte
ci penso) basta domandare.