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Cani e porci, genoani e doriani, comunisti e liberali. Tutti insieme, al governo.

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Cani e proci.

palma 11/3/2007 - 15:08

A modesto avviso del sottoscritto, dobbiamo, un po' tutti, metterci d'accordo su che cosa siano i meriti e gli obiettivi di una legge elettorale. Michele (Boldrin) ha una idea sostanzialista. La legge deve mirare a certi obiettivi (ad esempio produrre incentivi che migliorino la formazione delle parti elitarie del corpo politico, eliminando scorie localiste, mafiose, ghibelline, etc.)

 

 

Una cosa da non scordare e' che il sistema costituzionale e' protetto da reti di recinzioni intoccabili (il costituente, come in tutti i casi del genere, rende estremamente difficile sovvertire l'impianto costituzionale), ergo il presidenzialismo e' largamente una misura che ha nulla  a che fare con i sistemi elettorali. Si tratta di cambiare la costituzione e decidere che chi serve il "governo" non giura fedelta' alla Costituzione e basta, ma serve il piacere di chi lo assume (il primo ministro) che lo puo' assumere e licenziare come la filippina che lava i piatti. Ne' piu', ne' meno. Personalmente l'idea mi puo' anche andare, una volta che si instaurino limiti di eleggibilita' (a mio avviso dopo un periodo tra gli otto e i dodici anni in politica si va via, trovo un po' ridicolo che vi siano "lords" di fatto) e termini di governabilita' (nessuno fa il primo ministro per piu' di otto anni.)

Tutto cio' ovviamente mi sembra assai improbabile (accadimento improbabile) nelle condizioni attuali in cui, dati i margini lievissimi e vicini allo zero di differenza tra i vari partiti, essi pensano puramente a come torcere il sistema per privilegiare i propri interessi. In tutto cio' che li accomuna nessuna intenzione di modificare nulla (ad esempio nel numero stratosferico di personale politico da impiegare: mi dicono i politologi che Xerxes governava con meno satrapi di Prodi, o nessuno ha dubbi sulla necessita' di un Senato che, mi risulta, e' composto da un personale 6 volte maggiore che il senato (USA) di un paese che 6 volte la popolazione dell'Italia.)

 

 

In ogni caso vi sono due prospettive. Una estremista (se non piace il termine, usate quello di Serrati "massimalista"): modificare gli assetti costituzionali in direzione autoritaria, fatte salve garanzie di base per i cittadini, visto che le svolte autoritarie tendono a slittare verso le avventure terminate a P.le Loreto (la divisione dei poteri, un sano odio dei cittadini per i governanti, che li controlli, moderato da giuste decisioni in merito [sperando vi siano giudici a Berlino] etc.)

Seconda via: moderata e "minimalista" o quel che vi pare a voi.  A breve termine, a mio avviso, e' necessario introdurre un qualche calmieramento ai fenomeni di formazione di partiti che hanno nulla da fare tranne che difendere le persone di essi membri (da quel che si capisce vi sono al momento tre o quattro partiti comunisti, tre partiti democristiani, etc.).

A breve termine, mi sembra che sia auspicabile premere, almeno a livello di opinione, per terminazione dell'impiego politico ad un massimo di due legislature e per una barra (del 5%) per cui tutte le formazioni al di sotto di quella barra debbano

a. ripagare i crediti ottenuti dall'erario per lo svolgimento delle loro attivita'

b. non venir rappresentate in parlamento.

Se si riuscisse a modificare in modo radicale la fomazione e composizione del parlamento, mi sembra, solo allora sarebbe sensato metter mano a riforme di ordine costituzionali in cui il primo ministro tenda ad esser "de facto" se non "de jure" qualche cosa di simile al presidente della V Repubblica francese, con la differenza che si puo' essere primo ministro non piu' di due volte. Il che eviterebbe il fenomeno francamente pietoso di prostatici, decrepiti "leaders" che fino alla tenera eta' di 70 (e passa) anni insistono a dire che sono il "nuovo" che avanza. Il presente primo ministro italiano fu Ministro nel 1978 e Primo Ministro nel 1996.