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Cani e porci, genoani e doriani, comunisti e liberali. Tutti insieme, al governo.

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Evento raro: mi trovo in disaccordo più o meno completo con voi tutti. Epperciò mi sembra giusto intervenire.

A mio parere, le leggi elettorali servono poco a migliorare la governabilità, la frase inglese che riassume succinta la mia idea è: "voters can unravel the electoral system". Una legge elettorale disegnata per ottenere un certo risultato viene ribaltata dalla società civile, se alla società civile il risultato desiderato non piace. Estremizzo, ma non tanto: agli italiani un governo forte non piace, e qualunque sistema elettorale gli si dia, si organizzano in partiti, correnti, coalizioni gruppi, in modo da scegliersi la forma di governo che preferiscono. Premio di maggioranza? Una bella coalizione. Vietate le coalizioni, come dice LG? Non siamo mica una coalizione, siamo un partito, con due correnti (o tre o enne, quante ne servono). Ma il capo del partito non comanda? No no, certo che no, siamo un partito democratico.Collegio uninominale? Ci spartiamo i candidati in ogni regione. Ma i vostri candidati sono imposti dal partito non scelti dalla base locale? Si certo, per migliorare la disciplina e governabilita'. E così via.

Conosco poco la realtà americana, anche se la coalizione che tiene su i presidenti mi pare sia variegata anzichenò (Clinton, dai no-global, ai tecnocrati di Silicon Valley, alle chiese di colore del Sud; gwbush dai neo-con alla destra religiosa illiberale). Qui conosco meglio: la coalizione che tiene su Blair ha almeno tante componenti quanto quella che ha votato Prodi: magari hanno dimensioni diverse, ma i no-global, si turano il naso, fanno le marcie contro la guerra, ma se conta votano new Labour, nel governo c'è tal Ruth Kelley, membro a pieno titolo dell'Opus Dei, che, per esempio, è riuscita a costringere il governo a ritardare l'obbligo per agenzie cattoliche di adozione di considerare coppie gay come potenziali genitori. Ci sono liberali/liberisti (Blair), gruppi che vogliono redistribuire (e lo fanno, Gordon Brown è tra questi), e persone per cui i diritti umani non sono inviolabili (il ministro dell'interno, John Reid), ambientalisti (David Milliband).

Gli inglesi però, overall, detestano, leader che non leadano, e la cosa peggiore che può fare un primo ministro è sembrare indeciso, patteggiatore, pronto ai compromessi. Tre esempi. (1) recente: il leader dei tories, il giovane Cameron, ha ottenuto grande approvazione per aver licenziato, nel giro di minuti, con un messaggio sul cellulare, un suo ministro ombra colpevole di commenti razzisti. (2): secondo me, e non solo, Neil Kinnock perse le elezioni del 1992 perché gli elettori preferivano il governo screditato e corrotto di John Major a un governo lib-lab di coalizione. (3) Tra tutti quelli che criticano Tony Blair per l'Irak, nessuno lo fa perché ha preso la decisione in modo dittatoriale. E il sistema UK, con forti nazionalismi in Scozia e Galles, e un maggioritario purissimo, - per cui per vincere un'elezione locale non serve proprio un partito nazionale -, sembra essere disegnato apposta per creare parlamenti senza maggioranza, eppure tutte le elezioni danno la maggioranza assoluta a un partito solo.

In spagna (Michele e Sandro tra gli altri mi correggeranno), ma mi pare che la situazione sia simile, con un sistema più o meno proporzionale, ma che comanda si sa, Gonzales, Aznar, e ora Zapatero, hanno il loro governo, che segue le loro decisioni.

Quindi, finché non cambiano le preferenze dell'elettorato, mi sa che discutere di legge elettorale sia, divertente fin che si vuole, ma inutile per cambiare le cose in Italia.

A me invece, serve a lezione, la non-esistenza del sistema elettorale ottima è una conseguenza immediata del teorema di impossibilità di Arrow, e contrasta con l'esistenza ottimale di un sistema di allocazione delle risorse.