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Cani e porci, genoani e doriani, comunisti e liberali. Tutti insieme, al governo.

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Sono in disaccordo con Gian Luca Clementi quando scrive che
La Malfa non sarebbe stato eletto in un collegio uninominale. Non mi
sembra che le esperienze del 1994, 1996 e 2001 inducano ad aspettarsi
qualcosa del genere. Per fare un singolo esempio, e' bastato spostare
Previti da un collegio di Roma ad uno della provincia laziale per
farlo eleggere senza problemi nel 2001, e lo stesso e' avvenuto per
diversi altri candidati che in USA o UK sarebbero impresentabili.
Vale la pena comunque di parlare di legge elettorale, perche' questa
almeno possiamo sperare di cambiarla, mentre non cambieremo certo la
mentalita' degli elettori e dei politici, che sono i primari
responsabili della tragicommedia italiana, indipendentemente dalla
legge elettorale. E' pero' opportuna la massima cautela per evitare
di peggiorare se possibile la situazione, ricadendo per esempio in
errori gia' sperimentati.
Col sistema maggioritario, i partiti in Parlamento sono aumentati: i
loro membri sono stati eletti proprio nei seggi maggioritari
(presentati dalle coalizioni). La vituperata quota proporzionale del
25% non ha promosso i piccoli partiti (c'era lo sbarramento al 4%) e
la sua unica funzione e' stata quella di garantire elezione senza pena
ad una ristretta nomenklatura di pochi grandi partiti. Annullare la
parte proporzionale quindi non risolverebbe la frammentazione. Non solo:
col maggioritario in ogni occasione ha vinto chi ha presentato la
coalizione piu' eterogenea: Berlusconi nel 1994 (addirittura due
coalizioni), Prodi nel 1996 con la desistenza di Rifondazione, mentre
Polo e Lega erano separati, Berlusconi nel 2001 con tutti fino
all'estrema destra, quando l'Ulivo ha corso separato da Rifondazione e
Di Pietro.
Voglio esprimere anche il mio disaccordo con quanti (specie sui
giornali) sono in favore delle preferenze come strumento di
democrazia contro i partiti. Ma possibile che nessuno ricordi la
lotta di Segni proprio contro le preferenze multiple? Possibile che
nessuno ricordi che storicamente in Italia il numero di voti di
preferenza e' sempre stato associato a piu' clientele e piu' Mafia?
Ovunque ci sia stata una amministrazione sciolta per infiltrazione
mafiosa, c'era una percentuale alta in maniera anomala di voti di
preferenza, perfino a Nichelino in Piemonte. Personalmente concludo
che, in Italia, il voto di preferenza, specie multiplo, favorisce le
lobby, chi ha soldi da spendere in pubblicita', chi gestisce
clientele, e il crimine organizzato. Le preferenze premiano, dentro i
partiti, due categorie: chi sta al governo, va in TV, e si presenta
bene alle masse (Andreotti), chi ha soldi da spendere in pubblicita',
e i signori delle tessere che amministrano clientele con soldi
pubblici (Gava, Pomicino). Probabilmente questo accade perche' in
Italia esistono, oltre alle associazioni a delinquere (politiche,
imprenditoriali, oltre che criminali in senso stretto), anche masse
scarsamente alfabetizzate e un'esperienza storica di democrazia
elettiva breve e seriamente imperfetta. Nelle condizioni in cui siamo
e' preferibile che i candidati vengano scelti dai partiti, alla fine
e' un metodo in cui la responsabilita' della scelta e' piu'
trasparente e in teoria punibile (elettoralmente).
Sono anche in disaccordo con quanto auspica Monti (e altri con lui,
specie in Confindustria), un governo di centro coi partiti moderati o
meglio coi partiti piu' grandi (DS, DL, FI, AN). Equivarrebbe a
ricadere nel sistema consociativo DC-PCI-PSI in vigore dal 1977 in
poi, forse il peggio che l'Italia abbia mai sperimentato, perche' il
sistema di potere era cosi' corazzato dall'assenza e improponibilita'
di alternativa, che ha potuto fare danni senza limite.
Ho il forte timore che il bipolarismo e l'alternanza recenti siano
dovuti solo alla presenza di Berlusconi (e specularmente degli
anti-berlusconiani). Tuttavia per quanto triste sia la situazione,
credo che vada fatto quanto possibile per cercare di mantenere almeno
questa alternanza. Penso che l'incombente possibilita' di essere
battuti alle successive elezioni sia l'unico elemento che possa
costringere i pessimi politici italiani ad almeno cercare di fare
qualcosa di utile. La CDL ha iniziato a fare qualcosa di salvabile
proprio quando era evidente che i sondaggi la condannavano. L'Unione
adesso che e' irrimediabilmente sotto coi sondaggi parla addirittura
di restiture qualche spicciolo di tasse, e Prodi sta perfino
rilanciando la promessa di ridurre i parlamentari, fatta per far
fallire il referendum sulla riforma costituzionale, e che evidentemente
non aveva alcuna intenzione di mantenere.
Secondo me in Italia il 96% del voto e' immobilizzato da ideologie,
clientele e disinteresse, ma c'e' un 4%, che di questi tempi puo'
essere decisivo, che vota anche in base ad una valutazione
dell'operato del governo. Il grosso dell'attivita' anche
degli ultimi governi e' dedicata alle proprie fazioni e clientele (e
affari personali), ma almeno la campagna delle liberalizzazioni di
Bersani (piu' mediatica che sostanziale) e la micro-riduzione delle
tasse di Tremonti hanno mostrato di tenere in una qualche
considerazione gli elettori senza padrini.
Perche' l'accountability funzioni e' utile che rimanga una forma di
maggioritario, e' utile che una parte ben identificata vinca e possa
governare, assumendosene la responsabilita'. Personalmente preferisco
le forme di maggioritario dove chi vince e' una persona (seggio
uninominale o presidente). Non mi piace per nulla un sistema in cui
il premio di maggioranza lo prende un partito o peggio ancora una
coalizione. Storicamente mi sembra premi di maggioranza di questo
tipo siano stati in vigore o proposti solo in democrazie imperfette e
immature, come Italia e Grecia. Ma comunque, piuttosto che non avere
una maggioranza definita, puo' andar bene anche un premio di
maggioranza al partito o coalizione. Un'altro meccanismo che mi piace
e' la sfiducia costruttiva, cioe' l'impossibilita' di far cadere in
governo (lo sport preferito di molti politici) senza
contemporaneamente dare la fiducia ad una maggioranza alternativa.
Secondo me il risultato dell'accountability si puo' ottenere anche
senza azzerare senza rappresentare le minoranze, di tutti i tipi, dai
partitini che prendono l'1% ovunque a quelli regionali come Lega o
Mastella, anzi la mia netta preferenza va a sistemi che garantiscano
rappresentanza (ma non potere di interdizione) a tutti proprio perche'
la iattura maggiore rimane la possibilita' della chiusura
consociativa.
Ora non ho piu' tempo per continuare, voglio solo aggiungere che
concordo con Michele Boldrin sul fatto che l'attuazione di un
federalismo serio, con responsabilita' esclusive molto ben
determinate, possa aiutare. Penso soprattutto alla possibilita' di
legare sempre piu' le possibilita' di rielezione all'operato effettivo
del governo (regionale, locale) a fronte dell'imposizione fiscale
corrispondente, una relazione che l'elettore puo' comprendere
localmente meglio di quanto possa sperare di fare nello Stato nel suo
complesso, in Italia poi viziato da enormi trasferimenti di denaro -
occultati in ogni modo - dai produttori privati e/o settentrionali alle
clientele statali e/o meridionali.
Saluti,
Alberto