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Cani e porci, genoani e doriani, comunisti e liberali. Tutti insieme, al governo.

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Leggo soltanto ora questo articolo ma alcuni eventi politici che sono accaduti in Italia in questi ultimi anni sembrano sconfessare che una maggiore "legittimazione popolare" e "stabilità governativa" favorita per lo più da meccanismi istituzionali possa essere da deterrente rispetto ad ipotesi trasformistiche o peggio a rischi di plebiscitarismo, e conferma, come affermato molto spesso da Sartori, che il sistema presidenziale funziona solo negli Stati Uniti (e quello dell'elezione diretta del primo ministro in Israele è fallito clamorosamente dopo appena tre elezioni).

L'evento di cui parlo è quello dello stato del governo in Sicilia, dopo le elezioni del 2008. Elezione diretta del Presidente della Regione, clausola simul stabunt simul cadent (più "presidenzialista" di così, anche l'eminente costituzionalista Enzo Cheli durante la sua audizione alla commissione bicamerale del '97 definì il sistema dell'elezione diretta del primo ministro come il più presidenzialista tra quelli parlamentari di Westminster e del Cancellierato, e persino molto più del semipresidenzialismo), e forti poteri dati alla giunta regionale nella ripartizione delle competenze.

Bene, dal 2008 il governatore Lombardo ha formato quattro giunte: la prima con Pdl, Mpa ed Udc, la seconda con Pdl, Mpa e tecnici, la terza con Mpa, Sicilia (gruppo Miccichè e finiani), tecnici di area Pd ed altri tecnici e la quarta con Mpa, Fli, Udc (area Casini), Pd.

La clausola simul stabunt simul cadent ha dato stabilità (nessuna mozione di sfiducia, sennò tutti a casa) ma quale stabilità? Una stabilità trasformistica, alla Giolitti (e ricordiamo che c'era l'uninominale a doppio turno, ovviamente per la franchigia elettorale ristretta era facile controllare i voti tramite l'uso dei prefetti, come denunciato da Salvemini).

Oltre al caso siciliano vi sono tanti esempi su come funziona il presidenzialismo nel sudamerica. Poco e male.

Da Sartori, a Cheli, a Leopoldo Elia, viene sottolineata la flessibilità dei sistemi parlamentari (inglese, tedesco, spagnolo) e semipresidenziali ( in cui il motore principale è quello che ha la maggioranza in parlamento, quindi molto più vicino al parlamentare che al presidenziale, tant'è che si potrebbe chiamare semiparlamentare) per cui se un governo non funziona lo si cambia in parlamento senza andare subito ad elezioni (che se molto frequenti sono anche pericolose, perchè mettono sotto stress il sistema e lo rendono molto instabile). Quindi la superiorità del sistema parlamentare (incluso il semipresidenziale) rispetto al presidenzialismo o all'elezione diretta del primo ministro (con clausola simul stabunt simul cadent) è riconosciuta da tutti (giacchè il secondo funziona soltanto negli Stati Uniti, gli unici a far funzionare governi che sono in minoranza nel concresso senza sfociare nel trasformismo o in forme plebiscitarie del presidente, essendo questo sistema la copia conforme di quello inglese precedente al revolutionary settlement).

Detto questo, come si fa in un sistema parlamentare a ridurre la volatilità ed il trasformismo?

Per la prima basta la riforma del bicameralismo (da perfetto a quello differenziato).

Per la seconda sono i meccanismi elettorali.

a) Le maggioranze sono omogenee e compatte solo quando a seguito di risse ed altro il sistema elettorale (in caso di elezioni anticipate) può penalizzarle a scapito di un'altra coalizione facilmente riconoscibile e prevedibile. Quindi basterebbero sistemi uninominali, misti (tipo quello scozzese) o proporzionali molto razionalizzati (spagnolo).

b) Il trasformismo c'è anche con l'uninominale. Con il doppio turno di meno (ad es. Mastella potrebbe vincere nel collegio di Benevento con il 35% ma col doppio turno è molto improbabile che arrivi alla maggioranza assoluta poichè nè quelli di centrosinistra nè quelli di centrodestra voterebbero un trasformista mentre vince il candidato di partito che è capace di raccogliere più consenso anche tra gli altri partiti), poichè dovendo raggiungere un quoziente più alto (la maggioranza assoluta) i pacchetti di voti che "puzzano" contano molto di meno (lo ripete da 20 anni nei suoi editoriali sul Corriere Sartori). Basterebbe sottoporre l'accesso al rimborso elettorale ad uno statuto democratico interno ai partiti che consenta le primarie chiuse (tra iscritti) o aperte (ad elettori iscritti in elenchi secondo delle modalità di selezione) perchè se un deputato passasse da un partito ad un altro non potrebbe avere l'elezione riconfermata (attraverso il regalo di un collegio sicuro alle prossime elezioni) poichè gli iscritti/elettori del partito di arrivo non lo voterebbero, vista la sua inaffidabilità. Un altro esempio è quello inglese in cui i Whips espellono dal partito i parlamentari che non sostengono il governo, perdendo quindi il loro collegio (ma questo funziona perchè nel Regno Unito i partiti dell'opposizione non offrono collegi sicuri ai parlamentari della maggioranza che buttano giù un governo, insomma lì funziona perchè c'è una certa etica pubblica, anche in politica, qui, come abbiamo visto con la legge Mattarella no).

Le primarie sono possibili anche in circoscrizioni di piccola-media grandezza (come nel caso spagnolo).

E' il binomio a) paura dell'alternativa di governo + b) paura delle primarie nel partito d'arrivo in caso di cambio di casacca che porterebbe (naturalmente con una sola camera politica, poichè con il bicameralismo perfetto nessun sistema elettorale può garantire l'omogeneità delle maggioranze nei due rami del parlamento) ad una maggiore efficienza nella legislazione e nella finanza pubblica o almeno la favorirebbe, non servono "presidenzialismi vari".