Titolo

Il Campionato Europeo

7 commenti (espandi tutti)

Cerchero' di rispondere evidenziando quelli che a me paiono i problemi logici (di logica economica) delle tue posizioni.

1) Non si possono confondere argomentazioni teoriche e/o di policy con argomentazioni di fatto. Che la Uefa abbia monopolio e' male, non bene. Usare il fatto che la Uefa abbia monopolio per argomentare che il Campionato Europeo non sia possibile e/o desiderabile e' semplicemente errato. La posizione corretta e': c'e' un monopolio, distorce il mercato del calcio, e tra le altre cose rende difficile il Campionato Europeo. (Ho anche dei dubbi sul fatto che tale monopolio sia solido come tu pensi; sottovaluti enormemente l'importanza della televisione, secondo me; ma questo e' discorso diverso.)

2) Il punto non e' che i committed siano violenti, ma che, essenzialmente per definizione, ai committed importa poco del fatto che Inter e Milan non giochino nel campionato dei comuni mortali. Ancora una volta, la logica economica: se sono committed, gli importa poco del grande calcio televisivo. E poi non vale dire ci sono committed e non committed, la michetta etc.: prova fare un conto di quanti guardano (allo stadio on in tv) Inter-Real o Inter-Messina. Siamo nell'ordine di 100, forse 1000 volte, tanto. Non basta trovare preferenze astruse per argomentare contro: mio nonno odia le pillole, solo al vederle; dovremmo chiudere l'indistria farmaceutica?

3) Ancora una volta prendi monopolio per dato e intoccabile; le squadre non accetterebbero retrocessione? e perche' IBM ha accettato Apple? Ha cercato di fermarla, ma sai com'e'! E poi, la letteratura ha dimostrato che nello sport c'e' cooperazione (cioe' comportamento non-concorrenziale)? E allora? C'e' ed e' male. C'e' anche il cartello del petrolio, e l'oligopolio della distribuzione di dischi e dvd: e allora? Assumi che se c'e' e' bene. Se il Cagliari puo' competere con l'Inter perche' glielo permetti e se la vittoria comporta un mucchio di soldi, competera'. Quale e' la frizione che glielo impedisce? Cosa fa l'Inter? Ha piu' tifosi committed? Si', ma sono irrilevanti. La gente in TV vuole guardare Ronaldinho, e lo guarda anche se gioca per il Cagliari.

Infine, come fai a non vedere che in una lega chiusa o semi chiusa il tetto ai salari dei giocatori non e' che una rendita monopolistica delle squadre nella lega?

 

Guarda Alberto che io non sono affatto a favore del monopolio. Dico solo che c'è, è sancito dalla legge/sentenze e trovo poco utile discutere (specie su lavoce.info) di cosa succederebbe in un mondo virtuale in cui le cose non stanno così. Per indole, preferisco di gran lunga provare a correggere, sia pur parzialmente, qualcuna delle distorsioni del mondo reale. By the way, la storia dello sport USA mostra ampiamente che i tentativi di creare leghe alternative a quella dominante sono sempre miseramente falliti. L'unica parziale eccezione è stata l'ABA del basket anni 70 che invece di fallire si è fusa con (in realtà le squadre migliori sono state inglobate da) la dominante NBA [lega quest'ultima che ammiro quasi incondizionatamente e che per me rappresenta il modello da imitare]

Questo sul piano generale (ovvero il punto 1). Sui punti specifici successivi:

2) i tifosi committed: continui a fraintendere. La mia tesi è solo che non è affatto ovvio che spingere nella direzione del "grande calcio in tv, superlega, ecc. ecc." significhi per forza aumentare il benessere sociale. E' un argomento, se vuoi, empirico, ma per dare una risposta occorrerebbe mettere in conto non solo l'audience televisiva, ma anche le affluenze negli stadi, il merchandasing, il valore che ha per un team acquisire un tifoso committed - che poi sarà "cliente" per tutta la vita - rispetto ad un tifoso televisivo "tiepido" o "occasionale", ecc. ecc. Sarebbe un bel paper riuscirci, e magari un giorno lo scriverò.

3) qui ti sbagli, e pure di grosso. La cooperazione tra club non è un qualcosa che si può o si deve eliminare: è intrinseca al fenomeno sportivo. Questo perché la "produzione di un evento sportivo" (cioè una partita) è un caso di inverse joint production, ovvero servono due processi produttivi (due squadre) per avere una unità di output (un match). Da soli non si gioca, non so se te ne sei mai accorto... Tutta la letteratura di team sports economics parte proprio da questo presupposto, che non ha ovviamente nulla a che fare con questioni di collusione, Moggiopoli, ecc. ecc., ma che ha ovvie conseguenze economiche. Per esempio, se i ricavi della lega sono shared è semplicissimo dimostrare che può persino convenire ad un piccolo club perdere le partite perché preferisce ricevere la fetta dei maggiori ricavi del club grande (vedi p.e. Fort & Quirk, JEL, 1995). Questo sul piano teorico, ma anche sul piano della policy le conseguenze del nesso tra i team mi paiono evidenti e, come ho già detto, chi le ignora rischia di fare errori grossolani. Per esempio: fu l'AGCM ad obbligare nel 2000 i club italiani di calcio alla negoziazione individuale dei diritti TV, con i bei risultati che ci siamo ritrovati; ora l'AGCM ha fatto marcia indietro. Nota tra l'altro che, proprio per tale motivo, esiste un un approccio alternativo agli sport di squadra che modella l'intero campionato come se fosse il prodotto di un'unica impresa - la lega - e quindi con un'unica funzione obiettivo da massimizzare.

4) infine, il salary cap. Forse hai ragione, nel pezzo sulla voce.info mi sono spinto troppo in là con l'entusiasmo. Il punto è che la letteratura ha dimostrato che è la sola misura di policy che, problemi di enforcing a parte, è davvero efficace a promuovere l'equilibrio sul campo tra i club. Esistono anche verifiche empiriche di questo risultato. Ed è vero che il cap crea una rendita per i club, ma è anche vero che la quota-ricavi che va a monte salari è contrattata dai giocatori che hanno forti strumenti di pressione (= sciopero) per ottenere la fetta più grossa dalla negoziazione. L'esperienza NBA è ancora una volta illuminante al riguardo: è assodato che il salary cap è stato uno dei fattori del grande boom della lega negli anni Ottanta e Novanta (certo, Magic, Larry e Air hanno aiutato parecchio...). 

Detto questo, sul piano puramente teorico, il mio sogno è una lega europea tipo NBA per tutti i maggiori sport di squadra, con partite in tv a tutte le ore, ma questo, appunto, è solo un sogno da tifoso (per giunta molto poco committed). 

Scusami Nicola, so che appariro' antipatico e arrogante, ma io impiego tempo e fatica a tenere dietro a nFA, pure per quel poco che faccio. discuto volentieri, mi piace farlo per vocazione e imparo molto dal farlo. per questo pero' davanti a una affermazione tipo

"trovo poco utile discutere (specie su lavoce.info) di cosa succederebbe in un mondo virtuale"

(l'implicazione essendo che su LaVoce.info si tende a dire cose di sinistra, suppongo; o cose meno teoriche, o comunque cose diverse che altrove).

la mia reazione e' che avrei potuto occupare meglio il mio tempo che non ingaggiare questa discussione ...

Comunque, mi pare che su 1 e 2 non ci sia piu' nulla da dire. Su 3 invece mi spiace ma proprio non ci sei. inverse joint production e' un parolone per molti lettori e per me solamente un inutile e confuso argomentazione errata. le partite si fanno in due, pare anche a me (anche se vedere ronaldino colpire la traversa da solo 5 volte di fila - si lo so so era un trucco - e' meglio di tante partite che ho visto in tv quest'anno) ma questa non e' giustificazione per potere di mercato nemmeno nella fantascienza in cui evidentemente credi LaVoce.info viva - sono molto meglio di cosi' e per quanto un po' schierati sanno fare due piu' due). dalle partite a due ai modelli con una sola lega chiusa c'e' lo stesso spazio che c'e' tra i modelli di search nel mercato del lavoro e quelli con un giochino tra padroni e sindacati che andavano di moda negli anni 80 in italia.

Guarda che parlando della voce.info non mi riferivo affatto alla politica. Di sinistra? di destra? almeno sul calcio e l'economia dello sport, please, lasciamo fuori tali argomenti. Mi riferivo all'ovvia, straovvia, circostanza che su un (eccellente!) sito di divulgazione economica quale ritengo sia lavoce.info, letto non solo da chi un PhD in economia, mi pare semplicemente doveroso proporre suggerimenti realistici e molto concreti di policy e non "mondi virtuali" ai quali mi dedico se devo scrivere un paper per una rivista scientifica. Libero tu di pensarla diversamente, ma non capisco l'intolleranza verso chi, scrivendo sul quel sito, cerca semplicemente di dare un piccolissimo contributo di divulgazione (se poi qualcuno ci scrive con secondi fini, per mandare messaggi politici trasversali, non me ne importa nulla). Quanto all'inverse joint production, vedo che continui a non capire: essa non ha nulla a che fare con il potere di mercato, è un dato oggettivo, tecnologico del particolare settore produttivo chiamato sport (più precisamente, produzione di eventi sportivi di squadra), che per questo è diverso dalla produzione di auto o servizi professionali. Mettiamola così: nel settore dello sport la tipica alternativa coaseana "market or firm", ovvero la possibilità di NON avvalersi della cooperazione centralmente organizzata degli input, non esiste. You can do nothing about it. E l'analisi diventa interessante proprio perché si devono conciliare elementi di competizione e mercato che indubbiamente esistono tra i club con tale oggettiva esigenza di "produzione cooperativa" dell'output.

P.s.: i modelli dei giochi banca centrale - sindacati degli anni 80 erano proprio carini! E di grande valenza euristica, seppur metodologicamente MOLTO discutibili. Anzi, mi hai datto un'ottima idea per un paper di sports economics. Quando lo scrivo, te lo mando per farmelo stroncare... 

il fatto che lavoce.info non sia letta da PhD non significa che non puoi andare al cuore del problema: la Uefa ha potere di mercato che non dovrebbe avere. questo lo capisce chiunque. se invece fai l'esperto e non gli dici che stai assumendo che il mercato del calcio e' uno schifo, solo perche' lo e', allora induci il lettore a pensare che meglio di cosi' non si puo' fare. che e' il tuo punto di quell'articolo.il punto e' misleading proprio perche' non fai notare che la struttura di mercato e' falsata. lo prendi per dato.

sull'inverse joint production, ripensaci e ti accorgerai immediatamente che sei tu a non avere capito. tu sembri credere che inverse joint production significhi cooperazione, necessaria mancanza di concorrenza. ma questo e' ovviamente errato. il punto di michele e' lo stesso. il fatto che ci sia bisogno di matching per produrre non ha rilevanti effetti sulla efficienza di mercati competitivi. nessuna. 

E guarda che 1) ci ho scritto su lavoce.info, nessun pregiudizio verso di loro; 2) la frecciata sulla sinistra si riferiva al fatto che difendi i monopoli senza chiamarli con il loro nome; se invece che farlo per far contenti i lettori di sinistra lo fai inducendo "quelli che non hanno phd" a credere che il calcio non puo' essere modificato, che differenza fa.

Punto primo. Su un precedente intervento su lavoce.info avevo già detto più o meno quanto sostieni tu: vedi http://www.lavoce.info/news/view.php?id=20&cms_pk=1970&from=index . Per cui ti prego di non mettere in dubbio la mia onestà intellettuale verso gli utilizzatori del sito.  Anche perché il tema del mio secondo pezzo non era ripetere la solita, ed ovvia, tiritera sul potere di monopolio dell'UEFA (già sviscerata da altri, il mio infatti, non lo scordare, era un commento a numerosi pezzi precedenti). La tesi era solo chiedersi se la superlega fosse assolutamente un bene oppure se si dovesse andarci cauti e valutare attentamente costi e benefici. Si rischia la fucilazione se si afferma questo?

Punto secondo. Scusa, ma non esiste mica un solo modo per descrivere un fenomeno economico, o sbaglio? Non mi dirai che esiste monopolio proprio nel mercato delle idee? Nel caso del fenomeno "sport di squadra" a mio modesto, modestissimo, avviso, è più efficace, ovvero "spiega meglio", concentrarsi sull'aspetto della produzione congiunta, al limite descrivendo il contributo dei singoli club come veri e propri input complementari alla creazione dell'output "campionato": è quanto ha fatto, per dire, la Commissione UE nella decisione sui diritti per la Champions League. Ben vengano però spiegazioni alternative, tipo matching o modelli standard di IO basati sulla pura e semplice concorrenza tra imprese rivali (che, però, del tutto rivali appunto non sono...). Il vantaggio del "mio" approccio è che esalta l'aspetto del tutto peculiare, anzi unico, dello sport rispetto alle altre attività produttive. [Per esempio, sui diritti tv si può pensare che vi sia monopolio bilaterale tra Sky e, che so, Inter o Juve, mentre vi è monopsonio tra Sky e, che so, Atalanta; ma il punto chiave rimane che l'Inter, nella sua funzione obiettivo, dovrà in qualche modo tener conto anche dei  ricavi dell'Atalanta, pena la perdita di interesse del campionato, e quindi di ricavi per la stessa Inter]. Altri approcci esalteranno invece gli aspetti comuni tra sport ed altri settori. Di nuovo, si rischia la fucilazione a proporre una modellizzazione differente (che poi è quella mainstream nella piccola nicchia dell'economia dello sport) e se si trova che in tal modo i risultati di policy non vengon fuori clear cut?

Punto terzo. Non mi è chiara la tua frase "il fatto che ci sia bisogno di matching per produrre non ha rilevanti effetti sulla efficienza di mercati competitivi". Intuisco cosa significhi nel caso generale di un qualsiasi processo produttivo in cui l'impresa debba "matcharsi" con i lavoratori e, sempre intuitivamente, mi convince. Ma, davvero, non riesco a trasferirla al caso dell'economia dello sport. Colpa mia, s'intende, sono ignorante in materia... Che significa "c'è bisogno di matching" nel contesto sportivo? Che c'è bisogno, come dico io, di due imprese/club indipendenti per produrre un'unità di output/incontro? O, come forse pensi te, di due input diversi, ma complementari? O è formalmente la stessa cosa per il modello che hai in mente? E, ancora, di quale concetto di efficienza parli? Dal punto di vista della singola impresa/club, dei consumatori del prodotto finale "campionato" o della lega composta da n club? Infine, nel modello che hai in mente te è ammissibile che l'obiettivo individuale del matching sia appropriarsi di un premio indivisibile (la vittoria) ma che al contempo entrambi i club abbiano interesse anche a mantenere in vita la controparte per non rendere impossibili gli accopiamenti futuri?

Ti prego di credermi, sono sinceramente interessato a capire perché, come ho detto e ridetto sono molto insoddisfatto della modellistica corrente di team sports economics per cui ogni suggerimento in materia mi sarebbe di grande aiuto. Un bell'acknowledgment al dibattito su NfA ed a te personalmente è garantito!