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Il Campionato Europeo

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... si riesce a scaldarsi per temi del tipo "come organizzare il campionato", invece che sui risultati del campionato stesso. Sara' che, almeno li', l'Inter stravince invece di far cappelle come in Champions ...

Ad ogni modo, non riesco bene a capire su che cosa vi scaldiate tanto aldila' della terminologia che usate, e delle strane e personali relazioni che avete con l'organo ufficiale degli economisti italiani. Infatti, non son ben certo d'aver capito il tema della discussione, ma ci provo lo stesso perche' m'avete stuzzicato l'appetito. 

Se sia o meno difficile costruire leghe nuove, non ci piove: e' difficile. Pero' non e' impossibile e si puo' fare quando ci sono opportunita' di profitto non sfruttate. Come l'esperienza mostra, quando questo succede la lega dominante reagisce adattandosi e modificando le sue regole in modo da assorbire la lega concorrente. Nulla di male, visto che il risultato finale e' comunque un campionato piu' divertente. La NBA e' un successo perche' reagisce e si adatta all'arrivo ed al rischio di concorrenti. Lo stesso e' successo con la F1 di Ecclestone quando Ferrari e gli altri grossi han cominciato a minacciare di andarsene. Non vedo il problema, trattasi di questione eminentemente empirica. In termini normativi ovviamente sembra ragionevole permettere la creazione di una lega nuova. Ed ovviamente sembra folle che cose come la FIFA, UEFA, FIGC-Lega, siano al tempo stesso monopoli e recettori di sussidi pubblici! La NBA e' un club esclusivo (e quindi monopsonistico sui suoi giocatori) ma NON riceve sussidi da Washington o da nessuna altra parte (quasi, ogni tanto qualche team riesce a strappare contributi locali per lo stadio, ma e' poca roba). L'anomalia tutta di stampo europeo e' ovviamente quella: un pateracchio che e' a meta' pubblico ed a meta' privato, con sussidi ed esclusivita' al tempo stesso. 

Sulla questione tifosi "dedicati" versus tifosi "infedeli", non vedo perche' debba esserci contrapposizione. Proprio il basket USA mostra che vi e' spazio per entrambi, e che possono convivere allegramente ed anzi creare vantaggiose complementarieta'. Credo che non ve ne rendiate conto perche' nessuno di voi due vive negli USA (Alberto vive al Greenwich Village, che gode di extraterritorialita' culturale). Se ci viveste, negli USA, avreste sentito parlare di NCAA e dei campionati di basketball che organizza. Hanno piu' spettatori (sia negli stadi che in televisione) di NBA, e muovono diritti televisivi di uguale o maggior dimensione. E' il campionato dei tifosi dedicati, dove la gente tifa per il proprio college o per (uno dei college del) la propria citta' o dello stato. Il campionato alla fine elegge un campione nazionale, ma attraverso miriadi di "subcampionati" (si chiamano "Conferences") che si intersecano ma anche escludono, da Big 10 a Pac-10 a Atlantic ... Insomma, non ci sarebbe nessuna difficolta' ad avere una European League con 20 super clubs europei, e poi leghe nazionali, o addirittura transnazionali ma "omogenee" tipo: citta' d'arte con meno di 300mila abitanti (Venezia, Avila, Avignone e Maastricht dentro, Firenze fuori), oppure la lega dei porti meditterranei, con dentro il Marsiglia e fuori l'Oporto ... eccetera, eccetera. Brevettate l'idea, prima che ve la rubino.

Su "inverse joint production", anche a me sembra uno strano ed abbastanza inutile concetto. Non leggo economics of sport, pero' non vorrei si fossero inventati una teoria economica tutta loro solo perche' non capiscono bene quella a disposizione. Non e' solo per giocare una partita che "it takes two for tango", e non credo che siano necessari concetti tanto complicati per capire modelli di produzione in cui c'e' scarsa sostituibilita' fra fattori di produzione. Scarsa, non nulla, perche' se il team B non vuole giocare contro il team A, il team A puo' sempre chiedere al team C, D, E, F, ... di farlo. Si chiama "matching" (infatti, guarda caso, fanno un "match") e si suddivide il surplus a seconda del relativo potere di contrattazione. Niente di straordinario e niente di incompatibile con modelli "concorrenziali" e con l'ovvia implicazione che qui proprio non c'e' nulla di intrinsicamente cooperativo. Tanto per continuare con la tradizione che seguo nel workshop con i miei studenti, usiamo il caso del sesso. Possiamo interpretare una bella scopata come un classico esempio di cooperazione, ma una bella scopata e' tipicamente frutto di un buon searching e di un buon matchin durante i quali piu' "entry" (pun not intended, per gli anglo-ablanti) c'e', meglio stanno entrambi i futuri partners di letto. Questo implica che concorrenza nel mercato per searching e matching sessuale fa bene al sesso, anche se questo (in certe fasi) ha natura cooperativa (ed in altre altamente competitiva, ma non vorrei scandalizzare troppo scendendo nei dettagli tecnici). A meno che, appunto, non si sia un soggetto molto mediocre che, per caso fortuito, e' finito nel bar pieno di ottimi partners potenziali dell'altro sesso ed a cui qualcuno ha dato in mano le chiavi della porta del bar. Nel qual caso il mediocre soggetto sara' senz'altro tentato di chiudere la porta a chiave e dire a chi e' dentro: sentite, viste le circostanze, perche' non cooperiamo?

Questo non ha NULLA a che vedere su come si fa la contrattazione sulla spartizione dei diritti televisivi. In questo caso non e' molto chiaro cosa sia la funzione di benessere sociale da massimizzare, ma la teoria in principio non suggerisce che i clubs di calcio piu' deboli sarebbero necessariamente svantaggiati dal bargaining individuale, sempre che sappiano usare intelligentemente il loro potere di veto generato dal fatto che vi e' sostituibilita' limitata. Se invece sono altamente sostituibili, beh allora sono altamente sostituibili e, come di nuovo insegna il paradigma del sesso, dovranno considerare quale potere di contrattazione fornisce loro l'onanismo: possono sempre far pagare i biglietti ai tifosi "dedicati" che amano assistere ad eterni allenamenti la domenica pomeriggio. Insomma, ed al di la' delle decisioni della AGCM che - come giustamente argomenta Roberto Perotti sul Sole 24 Ore del 6 Marzo - e' composta da soggetti che sanno di economia in generale ed economia industriale in particolare come io so di indexicals (per sentito dire da Palma), QUESTO mi sembra un punto su cui vale la pena discutere a mente aperta e seriamente. Personalmente non ho un modello ovvio della situazione, ed ho anche una certa difficolta' a capire come calcolare il beneficio sociale della cosa, visto che, dal punto di vista della televisione, la scelta non e' "o il campionato di calcio o niente" ma "o il campionato di calcio o un altro campionato o uno show di vallette o un serial di cowboys, o un dibattito fra Palma e quelli dell'AGCM sugli indexicals nella teoria della concorrenza" ... Visto che entrambi sembrate invece avere delle opinioni chiare, perche' non le mettete giu' in modo che almeno quelli come me le possano capire?

Tetto sul monte salari: anche io la pensavo come Nicola, sino a quando ho cominciato a riflettere sul Real Madrid, ai tempi in cui li' vivevo. Mi sembra il controesempio piu' ovvio al fatto che togliere il tetto salariale NON porta necessariamente alla dominazione della squadra piu' ricca, anzi. Nota che la squadra piu' ricca, il Real, fa comunque una valanga di soldi: Florentino e' contentissimo dei suoi acquisti di stelle, anche se non hanno vinto nulla da parecchi anni a questa parte (con grande allegria del mio amico Juanjo) e son diventati antipatici persino a mio figlio. Vendono magliette, diritti televisivi, tours in Asia e cretinate varie a man bassa, facendo soldi a palate. Ma la (Real Espanola) Liga de Fútbol Profesional non mi sembra per nulla essere meno competitiva a causa del fatto che Florentino spende alla grande. Anche in questo caso, quindi, mi muoverei cautamente prima di arrivare alla conclusione a cui Nicola (ed apparentemente quelli che fanno economia dello sport) arrivano.

Non vedo proprio, per quanti sforzi io faccia, dove sia l'aspetto rendimenti crescenti nei tornei degli sports di squadra e dove ci sia il blocco all'entrata che permetterebbe ad una eventuale posizione monopolistica mantenersi per lungo tempo. A meno che tale blocco all'entrata non si crei legalmente, per favorire qualcuno che si dedica al lobbying, ossia alla corruzione del politico. Alternativamente, si potrebbe credere che vi sono al piu' 20 giocatori di alta qualita' nel mondo, e che, una volta che li compri tutti per la tua squadra, la miglior selezione alternativa non ti puo' battere di sicuro. L'evidenza suggerisce che tale ipotesi e' completamente erronea: ci sono alcune centinaia di giocatori altamente sostituibili l'uno con l'altro, e c'e' vita anche dopo Ronaldo ... e forse anche dopo Ibra ...

 

Scusa Michele, ma ho letto il tuo post solo dopo aver risposto velocemente a quello di Alberto.

Sulla NCAA, nulla da dire. E' un esempio molto azzeccato (e che mi sta particolarmente a cuore, specie in tempo di March Madness...) di tifosi VERY committed anche in USA. L'unica perplessità è sui tempi: quanto anni ci vorrebbero per (ri)creare lo stesso commitment in Italia su un campionato alternativo alla superlega europea? Sul monte salari, l'ho già scritto: forse ho peccato di entusiasmo, certezze non ve ne sono, ma non vedo quali altre "piccole" misure correttive possano esserci, dato il vincolo di mantenenere inalterata la struttura attuale del sistema calcistico. 

L'osservazione più stimolante è sul matching. Premesso che la mia conoscenza di tale letteratura si limita ai manuali di macro tipo David Romer, penso di poter dare per scontato che in tali modelli si tenga conto sia dell'elemento "cooperativo" di accoppiamento che di quello concorrenziale tra potenziali partner dell'accoppiamento stesso. Il punto è che però non riesco a capire come tali modelli possano essere applicabili alla realtà dello sport di squadra. O meglio, capisco che si possono applicare, ma sinceramente non mi paiono il tipo di modellistica più adatta per rappresentare un processo produttivo dove: 1) l'elenco dei partner è dato in partenza: sono le squadre iscritte ad un certo campionato o lega (discorso diverso sarebbe utilizzare il matching per selezionare dal pool di tutte le squadre professionistiche europee le 16-20 che accoppiate tra loro massimizzano una qualche misura del benessere sociale -  la superlega, appunto - e se è a questo che pensi, accetto in pieno l'osservazione, ma si torna al mondo del "virtuale"); 2) l'obiettivo del singolo match/processo è "distruggere" il partner (come esempio sessuale ti va bene la mantide religiosa? o Sharon Stone in Basic Instinct?), cioè batterlo ed appropriarsi di tutto il premio, che è indivisibile; 3) ma se ciò avviene, o avviene troppo sistematicamente, il match/processo successivo non ci sarà, perché da soli, appunto, non si gioca (ci sarà un match con un'altra squadra, ovvio, ma l'intuizione è che se il team X vince tutte le partite, le altre squadre falliscono o rinunciano a competere ed X rimane a giocare da solo); 4) questo ragionamento può facilmente essere legato ad un discorso sui ricavi e quindi a quello dei diritti televisivi (dove pure valgono le tue legittime e condivisibili considerazioni sulla grande difficoltà del definire in tal caso quale sia il mercato rilevante). 

La questione in estrema sintesi è: se come club ho il 100% dei ricavi totali della lega, compro il 100% dello stock di talento (considerato DATO in quasi tutti i modelli) e quindi vinco sempre e faccio felici i miei tifosi committed. Al limite, però, finisco a giocare da solo (perché gli altri club chiudono bottega) e quindi i miei ricavi diventano il 100% di zero! Ma se ho ricavi per il 50% del totale, vinco solo il 50% delle volte perché posso comprare solo il 50% dello stock di talento, ma forse ottengo comunque profitti MAGGIORI di prima perché un torneo equilibrato è più interessante e quindi più seguito dai tifosi, specie se uncommitted. Ma allora può forse convenirmi "tenere in vita" le mie rivali, ed anzi lasciar loro metà delle vittorie e/o dei ricavi. Infine, il policy-maker (lega o federazione) potrà spingere verso l'uno o l'altro esito a seconda di come costruiamo la sua funzione obiettivo. I corni del dilemma sono questi, almeno nella letteratura standard di team sports economics, che però riflette senza dubbio - sono il primo ad ammetterlo, anzi l'ho anche scritto in un paio di paper formali - una modellistica ormai datata perché nata negli anni Settanta.

Andiamo per ordine.

- Dedicati e non, questione risolta dall'esempio NCAA direi. L'aspetto quantitativo (quanto tempo ci vorrebbe) ha una risposta ovvia: SE sono davvero committed, sono committed alla squadra non allo specifico campionato. Allora, come prova l'esempio Juventus di quest'anno, i veri committed rimangono e non gli fa un baffo, anche se giochi nel nuovo torneo riservato alle squadre con padroni capitalisti di stato con la erre moscia e managers ladroni patentati.  Se non sono committed si guardano la Euro-league, e son ancora piu' contenti. Fine della storia, a meno che il problema non sia quello di preservare i redditi, il potere locale ed il potentato monopolistico dell'attuale padrone dell'Anconetana, o del Catania se e' per quello. Ma allora stiamo parlando di tutt'altre faccende, non piu' di fare il campionato di calcio che piu' diverte.

- Matching, ho l'impressione che non ci capiamo. Appena ho un po' di tempo ci torno con i dettagli, ma, in soldoni: matching si puo' fare fra 2 o fra 22 o fra 222. Il paragone del sesso, nei casi con molte persone, diventa ancora piu' interessante. Non mi pare che il problema sia distruggere l'altro, ma produrre/vendere un prodotto (lo spettacolo calcistico) che compete con altri prodotti. Interpretare il campionato come un processo produttivo mi sembra un'operazione fantasiosa, e foriera d'interessanti predizioni. In un altro commento suggerisci che questo e' l'approccio standard (in Europa, aggiungo con certezza) in economia dello sport ed e' quello seguito dalla Commissione Europea. La cosa mi incuriosisce, si possono avere dei riferimenti tecnici, dei papers/libri/documenti dove questo modello venga sviluppato ed usato per interpretare la realta'? Mi sembra veramente interessante e vorrei capire qual'e' la logica visto che implica che l'integrazione verticale piu' completa e' buona e fa bene: chi vende macchine dovrebbe anche possedere le pompe di benzina? In ogni caso, insisto: poiche' non capisco nemmeno i presupposti di un tale modello, preferisco leggermi la documentazione che apparentemente esiste. Puoi per favore mettere dei riferimenti bibliografici accessibili o (se hai i PDF) mandarli? Grazie.

- In nulla di quanto ho detto, ne' nessuno dei ragionamenti che ho fatto ha come conseguenza logica che qualcuno dovrebbe appropriarsi del 100% delle risorse, tutto al contrario (e l'ho scritto; i piu' deboli hanno comunque potere di veto, se non sanno come fare che vadano a scuola da Bettino, o dai suoi allievi che sopravvivono e son molti). La tua logica della cooperazione sembra implicare che le squadre dovrebbero truccare le partite di piu' di quanto gia' non facciano per farle apparire piu' interessanti! Il tutto si basa, l'ho gia' detto, sull'ipotesi empiricamente falsa che il numero di talenti calcistici a disposizione e' molto basso e che vi e' spazio solo per pochissime, al limite una, grande squadra a causa della scarsita' esogena di tali talenti. Siccome questo e' platealmente falso, ed il mondo e' pieno di decine di migliaia di ragazzi che sanno giocare benissimo al calcio, il problema proprio non si pone. Vi e' possibilita' di free entry, ed il rischio di una squadra super ricca che vince tutto ed annoia non c'e' proprio. Non e' successo in F1, dove i talenti sono molto piu' scarsi ed i costi d'entrata molto piu' alti, immaginati se succede nel calcio finche' il Brasile, l'Argentina, il Messico, l'Est Europa, ed ora l'Africa tutta, esistono!

 

Allora, sui committed ti concedo volentieri il punto, anche se rimane il fatto che il loro benessere deve comunque essere considerato, per definizione direi, dal policy-maker benevolente che non può curarsi solo dei non-committed (tralascio le considerazioni se nel lungo termine sia più profittevole per i team avere pochi committed fedeli nei secoli o tanti uncommitted solo distrattamente interessati).

Sugli altri due punti: del matching parlo anche nell'ultima replica ad Alberto e chiedo quindi anche a te in che termini tale approccio si può adattare al caso dello sport tenendone salve le indubbie peculiarità. Sull'appropriarsi del 100% delle risorse il punto è che in tale modellistica il dato esogeno "which drives the system" è la dimensione del mercato dei singoli team (numero tifosi, ecc.). Il team con più pubblico avrà più risorse e quindi vincerà più partite (al limite il 100%), ma non conviene alla lega nel complesso e, sotto certe condizioni, nemmeno a tale team vincerne "troppe" perché un campionato troppo scontato perde spettatori, e quindi incassi, e perché se il rivale non può rimanere viable chiude e rende impossibile la disputa degli incontri. Ma non devi pensare alle combine alla Moggi, anche se un mio co-autore ha scritto un paper interessante proprio su questo tema. Semplicemente, si tratta di trovare il livello ottimo di investimento in talento delle singole squadre che max il profitto individuale e, se è il caso, della lega in aggregato. Formalmente, si usa un semplice funzione di ricavo individuale concava nelle vittorie Wi e con un parametro mi che indica la dimensione del mercato: Ri = miWi - kWi2 , con k che misura la reattività dei tifosi (può essere anche team-specific, e quindi diviene anche una misura del commitment) al fatto che una squadra vinca "troppo". Roba semplice, come vedi.

Ecco comunque alcuni riferimenti "classici" (per ora quattro, ma se serve ho una bibliografia molto più ampia). Nell'ordine, due survey uscite sul JEL (la prima riassume tutta la letteratura tradizionale, la seconda ha qualche idea innovativa ed è scritta dal n.1 indiscusso della disciplina), un paper sul JIO dove (finalmente!) si inizia a parlare di game theory, evidenziando un difetto grave dei modelli precedenti, ed un altro paper molto citato sul caso americano. Aggiungo anche un bel paper di storia economica che spiega perché in USA ed Europa i campionati hanno strutture così diverse (siamo dalle parti del tipping, mi pare).

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