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Il Campionato Europeo

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Andiamo per ordine.

- Dedicati e non, questione risolta dall'esempio NCAA direi. L'aspetto quantitativo (quanto tempo ci vorrebbe) ha una risposta ovvia: SE sono davvero committed, sono committed alla squadra non allo specifico campionato. Allora, come prova l'esempio Juventus di quest'anno, i veri committed rimangono e non gli fa un baffo, anche se giochi nel nuovo torneo riservato alle squadre con padroni capitalisti di stato con la erre moscia e managers ladroni patentati.  Se non sono committed si guardano la Euro-league, e son ancora piu' contenti. Fine della storia, a meno che il problema non sia quello di preservare i redditi, il potere locale ed il potentato monopolistico dell'attuale padrone dell'Anconetana, o del Catania se e' per quello. Ma allora stiamo parlando di tutt'altre faccende, non piu' di fare il campionato di calcio che piu' diverte.

- Matching, ho l'impressione che non ci capiamo. Appena ho un po' di tempo ci torno con i dettagli, ma, in soldoni: matching si puo' fare fra 2 o fra 22 o fra 222. Il paragone del sesso, nei casi con molte persone, diventa ancora piu' interessante. Non mi pare che il problema sia distruggere l'altro, ma produrre/vendere un prodotto (lo spettacolo calcistico) che compete con altri prodotti. Interpretare il campionato come un processo produttivo mi sembra un'operazione fantasiosa, e foriera d'interessanti predizioni. In un altro commento suggerisci che questo e' l'approccio standard (in Europa, aggiungo con certezza) in economia dello sport ed e' quello seguito dalla Commissione Europea. La cosa mi incuriosisce, si possono avere dei riferimenti tecnici, dei papers/libri/documenti dove questo modello venga sviluppato ed usato per interpretare la realta'? Mi sembra veramente interessante e vorrei capire qual'e' la logica visto che implica che l'integrazione verticale piu' completa e' buona e fa bene: chi vende macchine dovrebbe anche possedere le pompe di benzina? In ogni caso, insisto: poiche' non capisco nemmeno i presupposti di un tale modello, preferisco leggermi la documentazione che apparentemente esiste. Puoi per favore mettere dei riferimenti bibliografici accessibili o (se hai i PDF) mandarli? Grazie.

- In nulla di quanto ho detto, ne' nessuno dei ragionamenti che ho fatto ha come conseguenza logica che qualcuno dovrebbe appropriarsi del 100% delle risorse, tutto al contrario (e l'ho scritto; i piu' deboli hanno comunque potere di veto, se non sanno come fare che vadano a scuola da Bettino, o dai suoi allievi che sopravvivono e son molti). La tua logica della cooperazione sembra implicare che le squadre dovrebbero truccare le partite di piu' di quanto gia' non facciano per farle apparire piu' interessanti! Il tutto si basa, l'ho gia' detto, sull'ipotesi empiricamente falsa che il numero di talenti calcistici a disposizione e' molto basso e che vi e' spazio solo per pochissime, al limite una, grande squadra a causa della scarsita' esogena di tali talenti. Siccome questo e' platealmente falso, ed il mondo e' pieno di decine di migliaia di ragazzi che sanno giocare benissimo al calcio, il problema proprio non si pone. Vi e' possibilita' di free entry, ed il rischio di una squadra super ricca che vince tutto ed annoia non c'e' proprio. Non e' successo in F1, dove i talenti sono molto piu' scarsi ed i costi d'entrata molto piu' alti, immaginati se succede nel calcio finche' il Brasile, l'Argentina, il Messico, l'Est Europa, ed ora l'Africa tutta, esistono!

 

Allora, sui committed ti concedo volentieri il punto, anche se rimane il fatto che il loro benessere deve comunque essere considerato, per definizione direi, dal policy-maker benevolente che non può curarsi solo dei non-committed (tralascio le considerazioni se nel lungo termine sia più profittevole per i team avere pochi committed fedeli nei secoli o tanti uncommitted solo distrattamente interessati).

Sugli altri due punti: del matching parlo anche nell'ultima replica ad Alberto e chiedo quindi anche a te in che termini tale approccio si può adattare al caso dello sport tenendone salve le indubbie peculiarità. Sull'appropriarsi del 100% delle risorse il punto è che in tale modellistica il dato esogeno "which drives the system" è la dimensione del mercato dei singoli team (numero tifosi, ecc.). Il team con più pubblico avrà più risorse e quindi vincerà più partite (al limite il 100%), ma non conviene alla lega nel complesso e, sotto certe condizioni, nemmeno a tale team vincerne "troppe" perché un campionato troppo scontato perde spettatori, e quindi incassi, e perché se il rivale non può rimanere viable chiude e rende impossibile la disputa degli incontri. Ma non devi pensare alle combine alla Moggi, anche se un mio co-autore ha scritto un paper interessante proprio su questo tema. Semplicemente, si tratta di trovare il livello ottimo di investimento in talento delle singole squadre che max il profitto individuale e, se è il caso, della lega in aggregato. Formalmente, si usa un semplice funzione di ricavo individuale concava nelle vittorie Wi e con un parametro mi che indica la dimensione del mercato: Ri = miWi - kWi2 , con k che misura la reattività dei tifosi (può essere anche team-specific, e quindi diviene anche una misura del commitment) al fatto che una squadra vinca "troppo". Roba semplice, come vedi.

Ecco comunque alcuni riferimenti "classici" (per ora quattro, ma se serve ho una bibliografia molto più ampia). Nell'ordine, due survey uscite sul JEL (la prima riassume tutta la letteratura tradizionale, la seconda ha qualche idea innovativa ed è scritta dal n.1 indiscusso della disciplina), un paper sul JIO dove (finalmente!) si inizia a parlare di game theory, evidenziando un difetto grave dei modelli precedenti, ed un altro paper molto citato sul caso americano. Aggiungo anche un bel paper di storia economica che spiega perché in USA ed Europa i campionati hanno strutture così diverse (siamo dalle parti del tipping, mi pare).

Fort R. & Quirk J. 1995, “Cross-subsidization, incentives, and outcomes in professional team sports leagues”, Journal of Economic Literature, 33 (September), 1265-1299.

Szymanski S. 2003, “The economic design of sporting contests”, Journal of Economic Literature, 41 (December), 1137-1187.

 Kesenne S. & Szymanski S. 2004, “Competitive balance and gate revenue sharing in team sports”, Journal of Industrial Organization, 52 (1), 165-177.

Vrooman J. 2000, “The economics of American sports leagues”, Scottish Journal of Political Economy, 47 (4), 364-398.

CAIN L.P. & HADDOCK D.D. 2005, “Similar economic histories, different industrial structures Transatlantic contrasts in the evolution of professional sports leagues”, Journal of Economic  History, 65 (4), 1116-1147.