Titolo

Il Campionato Europeo

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Allora, sui committed ti concedo volentieri il punto, anche se rimane il fatto che il loro benessere deve comunque essere considerato, per definizione direi, dal policy-maker benevolente che non può curarsi solo dei non-committed (tralascio le considerazioni se nel lungo termine sia più profittevole per i team avere pochi committed fedeli nei secoli o tanti uncommitted solo distrattamente interessati).

Sugli altri due punti: del matching parlo anche nell'ultima replica ad Alberto e chiedo quindi anche a te in che termini tale approccio si può adattare al caso dello sport tenendone salve le indubbie peculiarità. Sull'appropriarsi del 100% delle risorse il punto è che in tale modellistica il dato esogeno "which drives the system" è la dimensione del mercato dei singoli team (numero tifosi, ecc.). Il team con più pubblico avrà più risorse e quindi vincerà più partite (al limite il 100%), ma non conviene alla lega nel complesso e, sotto certe condizioni, nemmeno a tale team vincerne "troppe" perché un campionato troppo scontato perde spettatori, e quindi incassi, e perché se il rivale non può rimanere viable chiude e rende impossibile la disputa degli incontri. Ma non devi pensare alle combine alla Moggi, anche se un mio co-autore ha scritto un paper interessante proprio su questo tema. Semplicemente, si tratta di trovare il livello ottimo di investimento in talento delle singole squadre che max il profitto individuale e, se è il caso, della lega in aggregato. Formalmente, si usa un semplice funzione di ricavo individuale concava nelle vittorie Wi e con un parametro mi che indica la dimensione del mercato: Ri = miWi - kWi2 , con k che misura la reattività dei tifosi (può essere anche team-specific, e quindi diviene anche una misura del commitment) al fatto che una squadra vinca "troppo". Roba semplice, come vedi.

Ecco comunque alcuni riferimenti "classici" (per ora quattro, ma se serve ho una bibliografia molto più ampia). Nell'ordine, due survey uscite sul JEL (la prima riassume tutta la letteratura tradizionale, la seconda ha qualche idea innovativa ed è scritta dal n.1 indiscusso della disciplina), un paper sul JIO dove (finalmente!) si inizia a parlare di game theory, evidenziando un difetto grave dei modelli precedenti, ed un altro paper molto citato sul caso americano. Aggiungo anche un bel paper di storia economica che spiega perché in USA ed Europa i campionati hanno strutture così diverse (siamo dalle parti del tipping, mi pare).

Fort R. & Quirk J. 1995, “Cross-subsidization, incentives, and outcomes in professional team sports leagues”, Journal of Economic Literature, 33 (September), 1265-1299.

Szymanski S. 2003, “The economic design of sporting contests”, Journal of Economic Literature, 41 (December), 1137-1187.

 Kesenne S. & Szymanski S. 2004, “Competitive balance and gate revenue sharing in team sports”, Journal of Industrial Organization, 52 (1), 165-177.

Vrooman J. 2000, “The economics of American sports leagues”, Scottish Journal of Political Economy, 47 (4), 364-398.

CAIN L.P. & HADDOCK D.D. 2005, “Similar economic histories, different industrial structures Transatlantic contrasts in the evolution of professional sports leagues”, Journal of Economic  History, 65 (4), 1116-1147.