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Il caso Mastrogiacomo

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(III), Lorenzo ha ragione. L'attributo di "pessimo" per Strada non è appropriato ed è solo enfatico. Diciamo "ambiguo": mi sembra chiaro che il pacifismo di Strada e dei suoi compagni è unilaterale e che molto di quanto fanno, dicono e scrivono (non ho citato l'articolo di Liberazione per caso) implica che non gli dispiacerebbe se i Talebani si riprendesseo l'Afghanistan

Poichè mi è stato chiesto via email di spiegare le ragioni per cui considero "(1), (I), (IV) [..] insensati o [che non] reggono storicamente o/e logicamente." ci provo.

(1) E' pura retorica irrazionale. La politica internazionale, anche nel segno del buonismo pacifista, deve comunque calcolare il numero totale di vite che salva, non rischiarne 100 domani per salvarne una oggi. Per quanto continui a dispiacere a molti ogni vita umana ha un costo, e pagare più di quel costo non costituisce buona politica. In questo caso il costo sia politico che militare mi sembra totalmente spropositato e giustificarlo con buonismo italiota è pura idiozia o ipocrisia. Non voglio entrare sulle "preferenze" per questa o quell'altra vittima su cui si dibatte sopra, anche se pure a me sembrano esserci.

(I) e (IV) sono strettamente collegati. Qui l'argomento è leggermente meno diretto, ma a mio avviso ugualmente solido. Da un lato io non considero i Talebani (e nemmeno le varie milizie che combattono in Iraq o quelle Palestinesi) alla stregua di Al-Qaeda e BR. Il dibattito è già stato fatto (se è necessario lo rifacciamo, ma preferirei di no) e mi permetto per ora solo il riferimento ai lavori di Pape, per asserire che di "lotta di liberazione nazionale" si tratta. Risulta irrilevante, ad un'analisi obiettiva, che noi si consideri la loro ideologia/religione aberrante: è la loro, e combattono a casa loro per liberare casa loro da invasori stranieri. Con buona pace di Bush e di quanti pensano allo scontro militare fra civiltà come l'unico strumento per risolvere il problema dello scontro fra civiltà (pregasi notare la sottile ma rilevante distinzione) l'obliterazione militare della parte avversa non è un obiettivo raggiungibile a meno che non si decida l'ecatombe. Io l'ecatombe la rifiuto per ragioni pratiche: il rischio del fondamentalismo musulmano non è al momento grande abbastanza da giustificare che si eliminino a botte di atomiche circa 50-60 milioni di persone. Se diventa necessario si fa, ma al momento non mi sembra proprio il caso. Notate che io da molto tempo (dall'inizio degli anni 80, infatti) ritengo vi sia uno scontro di civiltà in atto, uno scontro che occorre vincere. Ma sono anche convinto che non si vinca tale scrontro solo militarmente, ma anche e soprattutto economicamente, politicamente e culturalmente. Anzi, penso che lo strumento militare debba essere usato nella stessa maniera con cui lo usammo durante la guerra fredda: come serissima minaccia per costringere il nemico a giocare il gioco secondo certe regole ed all'interno di certi binari, pena la punizione breve ma severissima. La difficoltà in tutto questo, che chiaramente Bush&Co non sono intellettualmente attrezzati per capire e gestire, è che tale scontro cova da 5 secoli, potrebbe facilmente durare un altro secolo ed è scontro con una religione ed una ideologia del mondo e della vita, non con un partito ed un paese monoliticamente organizzati.

Se si accetta questo presupposto, allora i Talebani vanno considerati come un esercito guerrigliero con cui si combatte e si tratta allo stesso tempo, cercando di massimizzare il nostro payoff. Quelli che ritirano fuori ad ogni pié sospinto il paragone con la Germania nazista dimostrano scarsa conoscenza della storia: la Germania aveva invaso gli altri paesi, non viceversa, ed in varie occasioni (anche dopo l'inizio delle ostilità) si sono tentate soluzioni diplomatiche, appoggi ad elementi meno estremi del regime, scambi di prigionieri e trattative di tutti i tipi. Non solo, la "soluzione solo militare" l'abbiamo già adottata tra ottobre e dicembre del 2001: abbiamo invaso l'intero paese e sono ora più di cinque anni che occupiamo militarmente l'Afghanistan. Vale la pena notare che, nel marzo del 1951, non esisteva, nella FDR, una resistenza nazista di massa che preparasse l'attacco alle postazioni alleate dalle zone della Baviera da essa controllate!

Questo vuol dire, a mio avviso, che con i Talebani si fa la guerra e si tratta allo stesso tempo. Quindi asserire che non si tratta e basta è insensato: conviene alle nostre operazioni militari stabilire con costoro rapporti diplomatici e possibilità di trattativa si questo o quell'altro elemento. Per questo (I) mi sembra un argomento insensato.

Questo non implica che lo scambio, per come è avvenuto e per come si è arrivati ad esso, sia stata una buona scelta. La trattativa non ha aperto canali diplomatici ma ufficializzato il ruolo ambiguo di gente che parla italiano ma probabilmente rema contro di noi; la trattativa ha portato ad uno scambio di prigionieri non accettabile perchè loro hanno rapito un civile inerme mentre noi abbiamo consegnato prigionieri militari, il che genera gli effetti di "gioco ripetuto" che ben conosciamo; la trattativa sembra essere stata gestita con il classico metodo italiano delle tre carte, senza cooperazione ed accordo effettivo con i nostri alleati, il che mi sembra estremamente grave (i fatti non sono completamente chiari, lo riconosco, ma l'impressione al momento quella è). Per queste ragioni sia l'argomento (1) che quello (I) sono simultaneamente erronei. Si poteva trattare imponendo l'apertura di canali diplomatici regolari, cooperando con gli alleati e prevedendo contropartite non militari. Certo, questo avrebbe potuto portare alla morte di Mastrogiacomo, ma avrebbe anche potuto portare ad una trattativa accettabile e di successo. In questi "giochi ripetuti" occorre saper giocare anche con le strategie miste, altrimenti meglio stare a casa, come faccio io, e scrivere articoli teorici.