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Veltroni?

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Chiedo solo, come modesto contributo critico al generalizzato osanna
elevato al candidato da tutta la stampa, il cinema, la televisione, gli
orfani in Africa, il popolo della sinistra (ora denominato popolo
centrocampista, in omaggio alle ossessioni calcistiche) e cosi' via.

Il coro di osanna viene essenzialmente dal centro-sinistra e da AN. Nel secondo caso e' ovviamente dovuto alla speranza di usare il rimpasto nel campo avversario come scusa per ridiscutere
la leadership della CdL
. Nel primo, temo dipenda dal fatto che Veltroni e' visto come l'ultima spiaggia, proprio perche' il suo vacuo buonismo simil-Blairiano offre la speranza di stemperare i contrasti tra un centro riformista e una sinistra massimalista.

Non credo che funzionera', ed e' secondo me un bene perche' l'Italia e' a uno stadio parecchio anteriore a quello della Gran Bretagna di dieci anni fa: e' nelle condizioni della Gran Bretagna di altri due decenni prima, quella del governo di Michael Foot e dell'egemonia sindacale sul governo. Il diverso sistema elettorale rende poco possibile una terapia-shock di tipo Thatcheriano; e comunque Berlusconi neppure ci ha provato a tentarne una, perso dietro ai suoi interessi personali e ai negoziati con alleati alcuni dei quali della stessa pasta populista-assistenziale della sinistra, anche se piu' illiberali in campo sociale.

D'altro canto, un fenomeno positivo che si sta verificando e' la separazione della frazione massimalista dagli ex DS e la sua coalescenza con RC e PDCI. Questo apre la strada a un profondo rimescolamento di carte in tutto l'arco dei partiti che puo' offrire una via d'uscita dal corrente "bipolarismo inutile", con una destra e una sinistra entrambe incapaci di riforme liberali perche' bloccate dalla paura di perdere le manciate di voti che determinano le loro maggioranze. Se i sindacati cementeranno la loro alleanza con un partito relegabile all'opposizione (come la costituenda Sinistra Democratica) sara' possibile per un futuro governo prendere finalmente una linea dura con essi, facendo far loro la fine delle unions di Scargill. Il PD puo' non durare, ma la sua separazione dalla sinistra massimalista puo' mettere in liberta' elettori che al momento sono prigionieri di un centro-sinistra in cui le riforme sono perennemente bloccate dalla sinistra.

Questo ovviamente richiede l'emergere di una forza politica diversa da tutte quelle in campo, e in particolare l'uscita di scena di Berlusconi, la cui figura e' troppo divisiva e simbolica dell'impasse attuale.

Non vedrei male invece la scesa in campo di Montezemolo, anche se condivido ampiamente le critiche che gli sono state indirizzate anche su questo sito. Il punto e' che serve una figura pubblica riconoscibile, con carisma sufficiente a conquistare le masse elettorali politicamente ed economicamente poco letterate, e abbondanza di soldi per la campagna elettorale. Queste sono caratteristiche che mancano a possibili leaders ben piu' qualificati (i vari Draghi, Monti, Giavazzi, etc.) ma che sono essenziali per costruire una forza politica nuova.

Se i sindacati cementeranno la loro alleanza con un partito relegabile all'opposizione (come la costituenda Sinistra Democratica)...

Che numeri hai in mente? Che tempi? E quali assetti, di preciso? Sarà il riflusso a sinistra dovuto alla paura di perdere voti, ma a me la formazione della "cosa rossa" non pare una buona notizia per il centro-sinistra in eventuali elezioni prossime venture. Non sarebbe (per ora; io ho fiducia) un partito di governo (anzi, come già detto, credo giocherebbe a calcare la mano), ma sarebbe molto difficile da eliminare data la sua consistenza elettorale, temo non irrisoria. A meno che non si stia ipotizzando un governo di centro, dal PD all'UDC e forse qualcosa più in là... non so valutare quanto un simile scenario sia fattibile, ma, con queste facce e questi programmi, sono sicuro che non mi piacerebbe.

Concordo.

Il blocco RC-CI-Verdi-sinistra DS mi pare consista in un 15% abbondante, per mandarlo all' opposizione oggi servirebbe un'alleanza PD-FI.A meno che sorga una sorta di FI2 targata Montezemolo con un seguito più che rilevante.

Credo sarebbe un passo avanti dover trattare con un grosso partito massimalista anzichè con tante schegge impazzite, ma non vedo come si possa fare qualche riforma decente contro un terzo della propria coalizione.

Quanto alla questione del ritiro dalla politica sinceramente non mi scandalizza troppo: politici trombati che annunciano e si rimangiano il ritiro ne capitano a tutte le latitudini, e non i sembra una cosa moralmente riprovevole.

In ogni caso Veltroni non mi convince perchè sono fermamente convinto che ci prenda per i fondelli, non tanto sul suo ritiro quanto su programmi e principi vari.

Il blocco RC-CI-Verdi-sinistra DS mi pare consista in un 15%
abbondante, per mandarlo all' opposizione oggi servirebbe un'alleanza
PD-FI.A meno che sorga una sorta di FI2 targata Montezemolo con un
seguito più che rilevante.

Ah, certo: ma io penso che lo scenario attuale cambiera' profondamente nei prossimi anni, come a suo tempo cambio' quello della "Prima Repubblica". Io non credo che PD e FI si possano alleare, ne non altro per tutto il veleno reciproco che si sono scagliati negli ultimi anni, ma per almeno parte del loro elettorato le cose stanno diversamente: a me spesso capita di trovare elettori dell'attuale CdL che sono scontenti del loro schieramento cosi' come io lo sono del centrosinistra. L'attuale paralisi politica, con il 15% dell'elettorato che tiene in ostaggio il paese con lo spettro dell'agitazione sindacale, e impedisce riforme strutturali qualunque delle due coalizioni sia al governo, e' dovuta almeno in parte alle linee di aggregazione in Parlamento che dividono le forze riformiste tra i due schieramenti e danno alle minoranze conservatrici la forza di far cadere il governo.

Parliamoci chiaro: il 15% di cui sopra va sconfitto e basta, dato che nessun governo che lo include riuscira' mai a combinare alcunche' di buono. Ora va di moda dare la colpa della paralisi governativa e della disillusione dell'elettorato a Prodi e sperare che Veltroni fara' il miracolo della resurrezione del centro-sinistra, ma non vedo che nuove basi ci siano al di la' delle chiacchiere ariose del buon Walter, ne' capisco perche' mai la sinistra dovrebbe fare a lui gli sconti che non ha fatto a Prodi. Non passera' molto tempo prima che la cosa diventi chiara.

Non potrei essere più d'accordo, citavo l'alleanza PD-FI appunto come una cosa poco verosimile, almeno finchè c'è Berlusconi.

Che il conseguente blocco del centrosinistra diventi evidente a breve per l' elettore medio ne dubito, se c'è una cosa che Veltroni e i suoi san fare bene è suonare la grancassa mediatica, ed il controcanto di Silvio sul pericolo comunista ormai è rumore di fondo.

 

Enzo, non la vedo cosi' semplice. Non e' il 15% che tiene in scacco l'Italia, o meglio non solo questo. Ci sono interessi troppo forti che come dire attanagliano le istituzioni ed il loro funzionamento e che a quel 15% sono pronti a ivolgersi ogni volta che si teme il cambiamento.

Alcuni esempi:

1/ sindacalisti. Abbiamo i presidenti delle due Camere parlamentari che sono due ex-sindacalisti. Credo sia un record ineguagliato. Vi siete mai resi conto che tutti i sindacalisti storici degli anni 80, sono passati alla politica. Ora chiediamoci se una situazione di questo tipo sia "riformabile". Anche avessimo una Thatcher, ce la troveremmo sgozzata ad un mese dal suo mandato, questa la mia impressione. Un esempio inquietante el ricatto continuo cui tali soggetti tengono soggetto il Paese: l'altro giorno Bertinotti se ne e' uscito con la frase assai sibillina, dicendo che e' ora che cominci una fase sociale nella politica per dare risposte alla protesta sociale. La frase era ancora piu' forte di quanto riporti (non ho voglia di andarla a cercare), ma insomma cosa non e' questa se non una minaccia neppure tanto velata?

2/ magistrati. E' piu' o meno la stessa situazione. A me paiono completamente fuori controllo. Ogni qual volta si adombra la possibilita' di una riforma dell'ordine, prendono iniziative che ormai non e' piu' possibile vedere come semplici coincidenze.

3/  stampa. Non esiste informazione libera. E il problema non e' Berlusconi, piuttosto ormai la diarchia Caltagirone/Espresso che controllano direi almeno l'80% dei quotudiani.

Insomma, se faccio l'esercizio mentale di immaginarmi una Thatcher italiana, come dire, immediatamente mi viene di non darle alcuna chance...D'altronde, e' questa la vera ragione per cui, a parer mio, non vi sono candidature decenti. Chi e' stato un buon professionista, ha un buon patrimonio e sarebbe pronto a mettersi al servizio del Paese in una situazione cosi' deteriorata non mette a repentaglio reputazione/assets familiari per vedersi magari infangato dai giudici e dalla stampa, o peggio ritrovarsi freddato da qualce mano amica dei sindacati. 

Credo che tu sia eccessivamente pessimista. I sindacati li vedo come parte del problematico 15% di cui sopra, e anzi al momento c'e' tra sinistra politica e sindacato una curiosa gara a scavalcarsi (o a non farsi scavalcare) reciprocamente. Il problema grave e' semmai e' che una grossa parte del paese vive di sussidi, ed e' istintivamente ostile a sistemi competitivi che premino i piu' produttivi; ma piu' il sindacato si radicalizza, e si lega alla sinistra, meglio e': si auto-emargina.

I magistrati: loro secondo me devono essere fuori controllo, se per questo intendiamo non soggetti al potere esecutivo. Io non credo a soluzioni calate dall'alto da benevoli dittatori, e come sai sono un seguace convinto della teoria della separazione dei poteri dello stato, convinto della necessita' di checks and balances contro possibili abusi di potere. I problemi della giustizia esistono (soprattutto la produttivita' orrendamente bassa, con durate dei processi misurabili su scale geologiche) ma non mi paiono direttamente riconducibili a complotti comunisti: anzi, direi che Berlusconi ne ha tratto spesso beneficio, dato che svariati processi a suo carico si sono risolti per decorrenza dei termini processuali...

La stampa... boh, ma in Italia chi legge i giornali? Direi che nel campo della persuasione mediatica le TV contano assai di piu' della carta stampata. E le TV non sono certo monopolizzate dalla sinistra.

Insomma, a me pare che la CdL abbia usato questi argomenti come scuse per giustificare la propria inazione. Che mi significa "non possiamo liberalizzare perche' i sindacati scendono in piazza"? E chi mai dovrebbe provare a spezzare il potere sindcale, se non una maggioranza di centro-destra? Se un governo come quello precedente, con una maggioranza parlamentare piu' che comoda, dice che non puo' far nulla in senso liberalizzatore per colpa dell'opposizione, a che serve votarlo?

Per non parlare del fatto che di solito quando i politici parlano di riforme dell' ordine in realtà pensano ad aggiustare i processi in cui sono coinvolti.

Quanto all' informazione lasciam perdere: come dice Travaglio "Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto" (mi sono appena letto "La scomparsa dei fatti": nulla di nuovo, ma vederli tutti assieme fa impressione).

Come dicevo in un'altro commento, perfino TPS dice che l' informazione in Italia serve per lo più a confondere. 

Non ne facevo una questione pro-contro Berlusconi, ma pro-contro riforme e, a parer mio, non vi e' dubbio che i giudici siano una dei poteri dello Stato piu' ostili al cambiamento. Che l'autonomia sia un valore puo' anche essere vero, ma, siamo pragmatici, in cosa si deve tradurre questo valore? Per come funziona adesso, mi sembra che si traduca in: criteri di selezione assolutamente tendenti alla perpetuazione della "casta" (quando studiavo economia, a proposito della disoccupazione meridionale, mi era capitato di analizzare un po' di dati interessanti, piu' dei due terzi dei giudici italiani sono (o almeno erano a inizio anni 90, ma i dati non credo siano di molto cambiati) meridionali e passano il concorso di magistratura dopo i 28 anni; la disoccupazione di belle speranze, per cosi' dire, meridionale e' il serbatoio della magistratura italiana, pensa un po' che garanzia di futura imparzialita'!; peraltro, la distorsione che i concorsi pubblici generano nel meccanismi di ricerca del lavoro al sud e' fenomeno che andrebbe attentamente studiato, i salari/le eta' a cui i giovani disoccupati al sud dichiarano di voler cercare lavoro sono piu' elevati al sud che al nord, pur in presenza di una disoccupazione spesso pari a 5/6 volte quella del nord, ma sto andando fuori tema); altro significato della autonomia e' non dover rispondere ad alcun responsabile di ufficio e la possibilita' di fare il pubblico ministero/il giudice in momenti diversi della propria carriera professionale.

Niente di tutto questo secondo me garantisce autonomia o nemmeno ne e' condizione necessaria. Sicuramente tutte e tre le cose insieme sono condizione sufficiente per inefficienza, anarchia e scarsa professionalita'. Non mi sembra che l'esistenza di procuratori capi eletti dall'esecutivo, la separazione delle carriere, e i rigidi criteri di selezione implichino negli USA ad esempio carenza di autonomia.

Questi signori hanno raggiunto un livello di arroganza assolutamente nocivo per la democrazia: quello che citi a proposito dei termini di prescrizione per i processi a Berlusconi, non e' esatto. I procedimenti sono finiti nel nulla della prescrizione perche' le indagini sono state tirate fuori ad arte anni dopo i crimini contestati. Ti sei mai chiesto perche' il famoso caso del lodo-Mondadori (1988 o 89) sia scoppiato nel 1994-95? Al di la' del merito (su cui ciascuno di noi avra' la propria idea), non si puo' che dire che i giudici sono stati nella migliore delle ipotesi fannulloni.