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Veltroni?

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Enzo, non la vedo cosi' semplice. Non e' il 15% che tiene in scacco l'Italia, o meglio non solo questo. Ci sono interessi troppo forti che come dire attanagliano le istituzioni ed il loro funzionamento e che a quel 15% sono pronti a ivolgersi ogni volta che si teme il cambiamento.

Alcuni esempi:

1/ sindacalisti. Abbiamo i presidenti delle due Camere parlamentari che sono due ex-sindacalisti. Credo sia un record ineguagliato. Vi siete mai resi conto che tutti i sindacalisti storici degli anni 80, sono passati alla politica. Ora chiediamoci se una situazione di questo tipo sia "riformabile". Anche avessimo una Thatcher, ce la troveremmo sgozzata ad un mese dal suo mandato, questa la mia impressione. Un esempio inquietante el ricatto continuo cui tali soggetti tengono soggetto il Paese: l'altro giorno Bertinotti se ne e' uscito con la frase assai sibillina, dicendo che e' ora che cominci una fase sociale nella politica per dare risposte alla protesta sociale. La frase era ancora piu' forte di quanto riporti (non ho voglia di andarla a cercare), ma insomma cosa non e' questa se non una minaccia neppure tanto velata?

2/ magistrati. E' piu' o meno la stessa situazione. A me paiono completamente fuori controllo. Ogni qual volta si adombra la possibilita' di una riforma dell'ordine, prendono iniziative che ormai non e' piu' possibile vedere come semplici coincidenze.

3/  stampa. Non esiste informazione libera. E il problema non e' Berlusconi, piuttosto ormai la diarchia Caltagirone/Espresso che controllano direi almeno l'80% dei quotudiani.

Insomma, se faccio l'esercizio mentale di immaginarmi una Thatcher italiana, come dire, immediatamente mi viene di non darle alcuna chance...D'altronde, e' questa la vera ragione per cui, a parer mio, non vi sono candidature decenti. Chi e' stato un buon professionista, ha un buon patrimonio e sarebbe pronto a mettersi al servizio del Paese in una situazione cosi' deteriorata non mette a repentaglio reputazione/assets familiari per vedersi magari infangato dai giudici e dalla stampa, o peggio ritrovarsi freddato da qualce mano amica dei sindacati. 

Credo che tu sia eccessivamente pessimista. I sindacati li vedo come parte del problematico 15% di cui sopra, e anzi al momento c'e' tra sinistra politica e sindacato una curiosa gara a scavalcarsi (o a non farsi scavalcare) reciprocamente. Il problema grave e' semmai e' che una grossa parte del paese vive di sussidi, ed e' istintivamente ostile a sistemi competitivi che premino i piu' produttivi; ma piu' il sindacato si radicalizza, e si lega alla sinistra, meglio e': si auto-emargina.

I magistrati: loro secondo me devono essere fuori controllo, se per questo intendiamo non soggetti al potere esecutivo. Io non credo a soluzioni calate dall'alto da benevoli dittatori, e come sai sono un seguace convinto della teoria della separazione dei poteri dello stato, convinto della necessita' di checks and balances contro possibili abusi di potere. I problemi della giustizia esistono (soprattutto la produttivita' orrendamente bassa, con durate dei processi misurabili su scale geologiche) ma non mi paiono direttamente riconducibili a complotti comunisti: anzi, direi che Berlusconi ne ha tratto spesso beneficio, dato che svariati processi a suo carico si sono risolti per decorrenza dei termini processuali...

La stampa... boh, ma in Italia chi legge i giornali? Direi che nel campo della persuasione mediatica le TV contano assai di piu' della carta stampata. E le TV non sono certo monopolizzate dalla sinistra.

Insomma, a me pare che la CdL abbia usato questi argomenti come scuse per giustificare la propria inazione. Che mi significa "non possiamo liberalizzare perche' i sindacati scendono in piazza"? E chi mai dovrebbe provare a spezzare il potere sindcale, se non una maggioranza di centro-destra? Se un governo come quello precedente, con una maggioranza parlamentare piu' che comoda, dice che non puo' far nulla in senso liberalizzatore per colpa dell'opposizione, a che serve votarlo?

Per non parlare del fatto che di solito quando i politici parlano di riforme dell' ordine in realtà pensano ad aggiustare i processi in cui sono coinvolti.

Quanto all' informazione lasciam perdere: come dice Travaglio "Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto" (mi sono appena letto "La scomparsa dei fatti": nulla di nuovo, ma vederli tutti assieme fa impressione).

Come dicevo in un'altro commento, perfino TPS dice che l' informazione in Italia serve per lo più a confondere. 

Non ne facevo una questione pro-contro Berlusconi, ma pro-contro riforme e, a parer mio, non vi e' dubbio che i giudici siano una dei poteri dello Stato piu' ostili al cambiamento. Che l'autonomia sia un valore puo' anche essere vero, ma, siamo pragmatici, in cosa si deve tradurre questo valore? Per come funziona adesso, mi sembra che si traduca in: criteri di selezione assolutamente tendenti alla perpetuazione della "casta" (quando studiavo economia, a proposito della disoccupazione meridionale, mi era capitato di analizzare un po' di dati interessanti, piu' dei due terzi dei giudici italiani sono (o almeno erano a inizio anni 90, ma i dati non credo siano di molto cambiati) meridionali e passano il concorso di magistratura dopo i 28 anni; la disoccupazione di belle speranze, per cosi' dire, meridionale e' il serbatoio della magistratura italiana, pensa un po' che garanzia di futura imparzialita'!; peraltro, la distorsione che i concorsi pubblici generano nel meccanismi di ricerca del lavoro al sud e' fenomeno che andrebbe attentamente studiato, i salari/le eta' a cui i giovani disoccupati al sud dichiarano di voler cercare lavoro sono piu' elevati al sud che al nord, pur in presenza di una disoccupazione spesso pari a 5/6 volte quella del nord, ma sto andando fuori tema); altro significato della autonomia e' non dover rispondere ad alcun responsabile di ufficio e la possibilita' di fare il pubblico ministero/il giudice in momenti diversi della propria carriera professionale.

Niente di tutto questo secondo me garantisce autonomia o nemmeno ne e' condizione necessaria. Sicuramente tutte e tre le cose insieme sono condizione sufficiente per inefficienza, anarchia e scarsa professionalita'. Non mi sembra che l'esistenza di procuratori capi eletti dall'esecutivo, la separazione delle carriere, e i rigidi criteri di selezione implichino negli USA ad esempio carenza di autonomia.

Questi signori hanno raggiunto un livello di arroganza assolutamente nocivo per la democrazia: quello che citi a proposito dei termini di prescrizione per i processi a Berlusconi, non e' esatto. I procedimenti sono finiti nel nulla della prescrizione perche' le indagini sono state tirate fuori ad arte anni dopo i crimini contestati. Ti sei mai chiesto perche' il famoso caso del lodo-Mondadori (1988 o 89) sia scoppiato nel 1994-95? Al di la' del merito (su cui ciascuno di noi avra' la propria idea), non si puo' che dire che i giudici sono stati nella migliore delle ipotesi fannulloni.