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La Casta, di Rizzo e Stella

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qualche punto di domanda
sulla convenienza ad entrare in politica per un bravo imprenditore o
professionista [...]. Se lo stipendio di
un parlamentare non è in grado di attirare queste figure
professionali, chi resta a fare politica?

Non credo che il problema di selezione avversa dei parlamentari
italiani sia dovuto al trattamento economico: in fondo per dodici
mensilita' fanno €144mila o $190mila netti annui, piu' di quanto
guadagna, ad esempio, un bravo economista italiano all'estero.

Una ragione
piu' plausibile e' la selezione per cooptazione (chi sceglie, di
solito, i candidati?), che richiede di passare anni ad affinare
capacita' improduttive ma utili alla scalata. Chi ha cose piu'
interessanti da fare e non ha interessi particolari declina l'invito
anche a parita' di remunerazione attesa. E' un problema vecchio come il cucco, come testimoniato da un antico apologo biblico (l'apologo di Iotam ).

Indubbiamente esiste un equilibrio in cui solo i migliori siedono in parlamento e il celebrato sottosegretario
fa il commerciante (entrambe, la persona e la professione,
assolutamente dignitose), ma la transizione e' assai improbabile senza un big
bang.

Concordo.


Se il mercato dei talenti funzionasse meglio, non ci dovremmo preoccupare troppo di rendere competitivo il trattamento economico dei politici. Per due motivi:


- esistono forti benefit non economici, alcuni più nobili (lottare per le proprie idee), altri meno (fama, potere)


- si può razionalmente rinunciare a grossi guadagni per un periodo della vita sperando di recuperare una volta usciti dalla politica – penso ai consigli di amministrazione e al “speaking-and-consulting circuit”.

L'importante è l’eliminazione delle barriere all’entrata e all’uscita. Cosa che gli stipendi alti potrebbero scoraggiare.