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La Casta, di Rizzo e Stella

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Nicola, ed Andrea, grazie per il chiarimento.

Nicola ed io non siamo chiaramente d'accordo, ma questa non essendo una di quelle questioni che si possono risolvere a base di dati e/o modelli, credo la differenza d'opinione rimarra'. Solo due remarks:

- io ritengo che i politici "cattivi" siano uno dei problemi, forse anche IL problema. Ovviamente "cattivo" non vuol dire nulla, ma va tradotto in classe dirigente ignorante, dequalificata, fondamentalmente immorale, truffaldina ed intoccabile (perche' ha costruito per se un sistema politico che la rende intoccabile).

- la relazione con la spesa pubblica non e' per nulla ovvia. Controesempi? Banali: Nicola conosce perfettamente i paesi scandinavi, dove la spesa pubblica e la tassazione in percentuale del PIL sono sostanzialmente piu' alti che in Italia, e da decenni, ma dove non esiste nessuna casta e dove la moralita' pubblica e privata della classe politica e' semplicemente non confrontabile a quella dei nostri satrapi. In un certo senso qualsiasi paese europeo costituisce un controesempio alla semplice, ed a mio avviso erronea, inferenza causale secondo cui e' l'alto livello della spesa pubblica che causa gli alti costi della politica e la grande abbuffata romana.   

Una precisazione: non ho nulla da ridire sulla Scandinavia (a parte il clima), ed infatti la frazione di spesa pubblica di cui i politici si appropriano puo' variare da un paese all'altro.  Il punto del libro di Rizzo e Stella e' pero' che il costo della politica in Italia e' aumentato vertiginosamente a partire dalla seconda meta' degli anni 70.  Per questo la storia dei politici cattivi non mi convince. In risposta agli shocks degli anni 70 lo stato Italiano e' intervenuto in maniera cosi' pesante nell'economia e nella societa' che questi politici si son visti cadere la manna dal cielo ed hanno iniziato a mangiare, mangiare, mangiare...certo, la conseguente auto-selezione di una classe politica ancor piu' ladra ha rafforzato questo effetto, ma il perno che secondo me tiene tutta la baracca in piedi e' alla fine l'immarcescibile bisogno del cittadino medio Italiano di avere uno stato che pensi a tutto.  Senza scardinare questa credenza, mi resta difficile pensare che la politica Italiana possa cambiare.

- io ritengo che i politici "cattivi" siano uno dei problemi, forse
anche IL problema. Ovviamente "cattivo" non vuol dire nulla, ma va
tradotto in classe dirigente ignorante, dequalificata, fondamentalmente
immorale, truffaldina ed intoccabile (perche' ha costruito per se un
sistema politico che la rende intoccabile).

Ma non mi pare di per se' un male, perche' apre gli occhi ai cittadini, specialmente a quelli che pagano piu' di quel che ricevono, sulla natura dello stato (nelle parole di Bastiat , "la grande fiction à travers laquelle tout le monde s'efforce de vivre aux dépens de tout le monde") e di coloro che ambiscono a guidarlo (generalmente o pericolosi ambiziosi che venderebbero la madre in cambio del brivido del potere, incompetenti che mai riuscirebbero a conquistare posizioni di rilievo in un'impresa o nell'esecizio di una professione, o entrambe le cose). Hai citato la frase sulla "la moglie di Cesare": il marito della medesima era un aristocratico ambizioso quanto corrotto, che solo l'anno prima dei fatti, senza una lira dopo che Silla aveva confiscato i suoi beni di famiglia, aveva comprato i favori popolari indebitandosi fino al collo per farsi eleggere Pontifex Maximus, solo per recuperarne i costi mettendo mano alle case dello stato una volta eletto. L'"ombra del sospetto", per quanto su una questione di nessuna rilevanza pubblica come i rapporti tra sua moglie e il capo del suo "servizio d'ordine", sarebbe stata molto salutare al futuro delle liberta' repubblicane.

- la relazione con
la spesa pubblica non e' per nulla ovvia. Controesempi? Banali: Nicola
conosce perfettamente i paesi scandinavi, dove la spesa pubblica e la
tassazione in percentuale del PIL sono sostanzialmente piu' alti che in
Italia, e da decenni, ma dove non esiste nessuna casta e dove la
moralita' pubblica e privata della classe politica e' semplicemente non
confrontabile a quella dei nostri satrapi.

E anche per questo i cittadini tollerano una societa' tra le piu' redistributive sul pianeta...

Sarebbe troppo semplice se i problemi di uno Stato fallimentare come l'Italia derivassero primariamente dall'esistenza di un certo numero di politici ignoranti, truffaldini, ambiziosi che mai avrebbero avuto successo imprenditoriale o professionale. Sono convinto che se anche per magia venissero spazzati via tutti i parlamentari, consiglieri regionali, provinciali e comunali italiani ne esisterebbero 10-100-1000 volte tanti dietro di loro in fila, peggiori o uguali, pronti a prenderne il posto, e i prodi elettori italiani li voterebbero senza esitazione. Il fallimento dello Stato Italiano e' il fallimento della societa' italiana nel suo complesso nel produrre progresso economico (probabilmente dal 1985 in poi, mentre dal 1945 al 1985 non aveva fatto per nulla male) e nell' organizzare in maniera ordinata ed efficiente entita' complesse come i servizi statali. Noto che la stessa incapacita' e' evidente nelle grandi imprese economiche private, forse anche per l'elevato livello di collusione con lo Stato stesso.

L'ignoranza e la dequalificazione dei politici italiani sono innanzitutto lo specchio della societa' italiana, dove l'alfabetizzazione di massa e' partita 300-400 anni dopo rispetto al nord Europa (come ha detto anche Tullio De Mauro) e in secondo luogo sono effetto della scarsa qualita' delle classi dirigenti italiane (anche se storicamente alfabetizzate) e appunto del fallimento complessivo della societa' italiana nel selezionare il miglior materiale umano per i ruoli dirigenti.

Sono in disaccordo riguardo al giudizio su Cesare. Pur non avendo particolari simpatie per Cesare, per me e' stato un uomo di grandissime capacita'. Certo capacita' militari e politiche, ma quelli erano gli ambiti in cui la competizione attirava i migliori nella Roma del tempo. Perfino come scrittore e' stato esemplare. Nel contesto della politica romana del tempo, che si era formato non certo ad opera di Cesare stesso, le elezioni si vincevano anche con la demagogia e i soldi, come nel 90% della storia e nel 90% dei paesi del mondo. Poi, chi aveva il potere si arricchiva personalmente (particolarmente quando andava ad amministrare le province), e questa era una regola non certo inventata da Cesare. In quel contesto Cesare si e' fatto strada, e quando ha avuto il comando delle legioni ha dimostrato grandissime doti militari, riuscendo anche ad arrivare al potere dittatoriale. Nel contesto della Roma del tempo, Cesare ha superato tutti gli altri "concorrenti" nell'ambito dove i migliori competevano, la conquista del potere politico e militare. Non lo si puo' certo criticare perche' non era un'imprenditore puro senza legami con la politica o perche' non era un amministratore onesto ed efficiente, categorie che avevano poco senso nella Roma del tempo.

Anche i politici italiani sono (purtroppo) uomini con capacita' non trascurabili, per quando nocive al bene generale. Riescono in qualche modo a far porre la crocetta sul loro nome da masse di elettori di cui il 33% circa e' semi-analfabeta, nel senso che non ha nemmeno il diploma elementare, e la restante parte in maggioranza non legge altro giornale che la Gazzetta Sportiva. Chi crede sia facile, provi a competere con loro per gli stessi voti e vediamo. Devono amministrare clientele numerose (specie al Sud) e devono controllare o influenzare mezzi di informazione per imbrogliare le carte a loro favore. Chi pensa sia facile di nuovo si accomodi a provare a far meglio di loro... Tutti gli incompetenti semi-analfabeti che popolano il parlamento italiano, pur essendo deleteri per l'amministrazione dello Stato, sono dei draghi per quanto riguarda la raccolta dei voti nei seggi, hanno le loro clientele che coltivano lavorando a tempo pieno 3-4 giorni alla settimana, oppure hanno almeno superato altri 50 meno dotati di loro nella prova televisiva di fronte a Berlusconi e Dell'Utri.

Il problema vero e' il funzionamento della societa' italiana, che favorisce una competizione per il potere politico dove vincono incompetenti semi-analfabeti ma bravi a gestire le clientele.

Sarebbe troppo semplice se i problemi di uno Stato fallimentare come
l'Italia derivassero primariamente dall'esistenza di un certo numero di
politici ignoranti, truffaldini, ambiziosi che mai avrebbero avuto
successo imprenditoriale o professionale. Sono convinto che se anche
per magia venissero spazzati via tutti i parlamentari, consiglieri
regionali, provinciali e comunali italiani ne esisterebbero 10-100-1000
volte tanti dietro di loro in fila, peggiori o uguali, pronti a
prenderne il posto, e i prodi elettori italiani li voterebbero senza
esitazione. Il fallimento dello Stato Italiano e' il fallimento della
societa' italiana nel suo complesso nel produrre progresso economico
(probabilmente dal 1985 in poi, mentre dal 1945 al 1985 non aveva fatto
per nulla male) e nell' organizzare in maniera ordinata ed efficiente
entita' complesse come i servizi statali. Noto che la stessa
incapacita' e' evidente nelle grandi imprese economiche private, forse
anche per l'elevato livello di collusione con lo Stato stesso.

Vabbe' Alberto, ma a questo punto l'unica strategia possibile sarebbe l'espatrio e magari pure il cambio di cittadinanza. In realta' il caso dell'Italia sara' pure particolarmente disperato, ma un po' tutti i paesi il quadro non e' esaltante. Io sospetto che le differenze siano in buona misura dovute a differenti abilita' nel coprirsi le tracce: i Kennedy riuscirono a crearsi un'immagine da santino, nonostante venissero da una famiglia arricchita col contrabbando, e arrivata alla presidenza grazie all'appoggio della mafia del "Chicago Outfit". (Non che l'opponente di JFK all'epoca fosse migliore, come si vide poi dai nastri del Watergate...)

Poi, chi aveva il potere si arricchiva personalmente (particolarmente
quando andava ad amministrare le province), e questa era una regola non
certo inventata da Cesare. 

Ma non praticata da tutti: Catone l'Uticense a Cipro si comporto' in modo impeccabile. "Todos ladrones" e' una scusa che non vale ne' per Bettino ne' per Cesare. 

In quel contesto Cesare si e' fatto strada, e quando ha avuto il
comando delle legioni ha dimostrato grandissime doti militari,
riuscendo anche ad arrivare al potere dittatoriale.

E certo, ci arrivo' facendo marciare le sue truppe su Roma! E la lealta' delle sue truppe (come di quelle di Pompeo e, prima, di Silla) era stata comprata con soldi pubblici: durante il suo consolato, fece espellere con la forza dal Senato Catone che si opponeva alle leggi agrarie che destinavano terre demaniali in Campania ai veterani di Pompeo (da cui derivava un quarto degli introiti della Repubblica). 

Vabbe' Alberto, ma a questo punto l'unica strategia possibile sarebbe
l'espatrio e magari pure il cambio di cittadinanza. In realta' il caso
dell'Italia sara' pure particolarmente disperato, ma un po' tutti i
paesi il quadro non e' esaltante.

Se una persona desidera vivere in uno Stato funzionante in maniera decente, con evasione fiscale nella media OCSE o meglio, dove la giustizia e gli altri servizi statali funzionano decentemente, deve sicuramente espatriare. Non vedo possibilita' realistiche che l'Italia raggiunga nel breve-medio termine i livelli anche solo di oltre le Alpi (Francia, Svizzera e Austria). Credo sia inutile e controproducente nasconderselo...

Poi sono d'accordo che anche gli altri paesi hanno i loro problemi, ma almeno sono problemi comuni in varia misura a tutti i paesi avanzati. I processi civili oltre le Alpi dureranno 60-200 giorni, sarebbe bello che durassero ancora meno, ma cosa dire quando come in Italia durano 1500-3000 giorni?



Poi, chi aveva il potere si arricchiva personalmente (particolarmente
quando andava ad amministrare le province), e questa era una regola non
certo inventata da Cesare.

Ma
non praticata da tutti: Catone l'Uticense a Cipro si comporto' in modo
impeccabile. "Todos ladrones" e' una scusa che non vale ne' per Bettino
ne' per Cesare.

Catone era l'eccezione che confermava la regola. D'accordissimo che la scusa "todos ladrones" non deve valere come scusa per salvare i pochi che vengono castigati, ma e' un fatto che anche Craxi era solo uno dei piu' spregiudicati in un esercito di ladroni che comprendeva sostanzialmente tutto l'arco costituzionale e non solo.

In quel contesto Cesare si e' fatto strada, e quando ha avuto il
comando delle legioni ha dimostrato grandissime doti militari,
riuscendo anche ad arrivare al potere dittatoriale.

E
certo, ci arrivo' facendo marciare le sue truppe su Roma! E la lealta'
delle sue truppe (come di quelle di Pompeo e, prima, di Silla) era
stata comprata con soldi pubblici: durante il suo consolato, fece
espellere con la forza dal Senato Catone che si opponeva alle leggi
agrarie che destinavano terre demaniali in Campania ai veterani di
Pompeo (da cui derivava un quarto degli introiti della Repubblica).

Cesare e' stato solo un attore che ha agito nel corso di una trasformazione inesorabile di Roma da una potenza militare basata su milizia di cittadini liberi economicamente indipendenti in una potenza militare imperiale basata su esercito professionale composto di plebei senza altre alternative. Questa trasformazione era avviata da tempo e in buona parte gia' compiuta ai tempi di Mario e Silla. Le basi originali della potenza militare di Roma erano praticamente esaurite gia' al tempo dell'invasione dei Cimbri e dei Teutoni. Gia' ai tempi di Mario e Silla era evidente che il potere politico a Roma era destinato ad essere sempre piu' condizionato dal controllo di eserciti professionali da parte di comandanti militari in grado di assicurare loro successo e soldi. Catone ha perso perche' la societa' che lui desiderava e difendeva non esisteva piu'. In quella societa' del passato un comandante militare che avesse cercato di pagare i soldati con i soldi dello Stato per farne base di potere personale sarebbe stato eliminato subito. Nella societa' in cui viveva Cesare invece quelli erano ormai i mezzi per arrivare al potere, e se non l'avesse fatto Cesare c'erano molti altri pronti a farlo. L'evoluzione politica successiva alla soppressione di Cesare mostra ancora una volta che l'impero basato sul controllo di eserciti professionali era il destino insito nella societa' romana del tempo.