Titolo

La Casta, di Rizzo e Stella

3 commenti (espandi tutti)

Sarebbe troppo semplice se i problemi di uno Stato fallimentare come l'Italia derivassero primariamente dall'esistenza di un certo numero di politici ignoranti, truffaldini, ambiziosi che mai avrebbero avuto successo imprenditoriale o professionale. Sono convinto che se anche per magia venissero spazzati via tutti i parlamentari, consiglieri regionali, provinciali e comunali italiani ne esisterebbero 10-100-1000 volte tanti dietro di loro in fila, peggiori o uguali, pronti a prenderne il posto, e i prodi elettori italiani li voterebbero senza esitazione. Il fallimento dello Stato Italiano e' il fallimento della societa' italiana nel suo complesso nel produrre progresso economico (probabilmente dal 1985 in poi, mentre dal 1945 al 1985 non aveva fatto per nulla male) e nell' organizzare in maniera ordinata ed efficiente entita' complesse come i servizi statali. Noto che la stessa incapacita' e' evidente nelle grandi imprese economiche private, forse anche per l'elevato livello di collusione con lo Stato stesso.

L'ignoranza e la dequalificazione dei politici italiani sono innanzitutto lo specchio della societa' italiana, dove l'alfabetizzazione di massa e' partita 300-400 anni dopo rispetto al nord Europa (come ha detto anche Tullio De Mauro) e in secondo luogo sono effetto della scarsa qualita' delle classi dirigenti italiane (anche se storicamente alfabetizzate) e appunto del fallimento complessivo della societa' italiana nel selezionare il miglior materiale umano per i ruoli dirigenti.

Sono in disaccordo riguardo al giudizio su Cesare. Pur non avendo particolari simpatie per Cesare, per me e' stato un uomo di grandissime capacita'. Certo capacita' militari e politiche, ma quelli erano gli ambiti in cui la competizione attirava i migliori nella Roma del tempo. Perfino come scrittore e' stato esemplare. Nel contesto della politica romana del tempo, che si era formato non certo ad opera di Cesare stesso, le elezioni si vincevano anche con la demagogia e i soldi, come nel 90% della storia e nel 90% dei paesi del mondo. Poi, chi aveva il potere si arricchiva personalmente (particolarmente quando andava ad amministrare le province), e questa era una regola non certo inventata da Cesare. In quel contesto Cesare si e' fatto strada, e quando ha avuto il comando delle legioni ha dimostrato grandissime doti militari, riuscendo anche ad arrivare al potere dittatoriale. Nel contesto della Roma del tempo, Cesare ha superato tutti gli altri "concorrenti" nell'ambito dove i migliori competevano, la conquista del potere politico e militare. Non lo si puo' certo criticare perche' non era un'imprenditore puro senza legami con la politica o perche' non era un amministratore onesto ed efficiente, categorie che avevano poco senso nella Roma del tempo.

Anche i politici italiani sono (purtroppo) uomini con capacita' non trascurabili, per quando nocive al bene generale. Riescono in qualche modo a far porre la crocetta sul loro nome da masse di elettori di cui il 33% circa e' semi-analfabeta, nel senso che non ha nemmeno il diploma elementare, e la restante parte in maggioranza non legge altro giornale che la Gazzetta Sportiva. Chi crede sia facile, provi a competere con loro per gli stessi voti e vediamo. Devono amministrare clientele numerose (specie al Sud) e devono controllare o influenzare mezzi di informazione per imbrogliare le carte a loro favore. Chi pensa sia facile di nuovo si accomodi a provare a far meglio di loro... Tutti gli incompetenti semi-analfabeti che popolano il parlamento italiano, pur essendo deleteri per l'amministrazione dello Stato, sono dei draghi per quanto riguarda la raccolta dei voti nei seggi, hanno le loro clientele che coltivano lavorando a tempo pieno 3-4 giorni alla settimana, oppure hanno almeno superato altri 50 meno dotati di loro nella prova televisiva di fronte a Berlusconi e Dell'Utri.

Il problema vero e' il funzionamento della societa' italiana, che favorisce una competizione per il potere politico dove vincono incompetenti semi-analfabeti ma bravi a gestire le clientele.

Sarebbe troppo semplice se i problemi di uno Stato fallimentare come
l'Italia derivassero primariamente dall'esistenza di un certo numero di
politici ignoranti, truffaldini, ambiziosi che mai avrebbero avuto
successo imprenditoriale o professionale. Sono convinto che se anche
per magia venissero spazzati via tutti i parlamentari, consiglieri
regionali, provinciali e comunali italiani ne esisterebbero 10-100-1000
volte tanti dietro di loro in fila, peggiori o uguali, pronti a
prenderne il posto, e i prodi elettori italiani li voterebbero senza
esitazione. Il fallimento dello Stato Italiano e' il fallimento della
societa' italiana nel suo complesso nel produrre progresso economico
(probabilmente dal 1985 in poi, mentre dal 1945 al 1985 non aveva fatto
per nulla male) e nell' organizzare in maniera ordinata ed efficiente
entita' complesse come i servizi statali. Noto che la stessa
incapacita' e' evidente nelle grandi imprese economiche private, forse
anche per l'elevato livello di collusione con lo Stato stesso.

Vabbe' Alberto, ma a questo punto l'unica strategia possibile sarebbe l'espatrio e magari pure il cambio di cittadinanza. In realta' il caso dell'Italia sara' pure particolarmente disperato, ma un po' tutti i paesi il quadro non e' esaltante. Io sospetto che le differenze siano in buona misura dovute a differenti abilita' nel coprirsi le tracce: i Kennedy riuscirono a crearsi un'immagine da santino, nonostante venissero da una famiglia arricchita col contrabbando, e arrivata alla presidenza grazie all'appoggio della mafia del "Chicago Outfit". (Non che l'opponente di JFK all'epoca fosse migliore, come si vide poi dai nastri del Watergate...)

Poi, chi aveva il potere si arricchiva personalmente (particolarmente
quando andava ad amministrare le province), e questa era una regola non
certo inventata da Cesare. 

Ma non praticata da tutti: Catone l'Uticense a Cipro si comporto' in modo impeccabile. "Todos ladrones" e' una scusa che non vale ne' per Bettino ne' per Cesare. 

In quel contesto Cesare si e' fatto strada, e quando ha avuto il
comando delle legioni ha dimostrato grandissime doti militari,
riuscendo anche ad arrivare al potere dittatoriale.

E certo, ci arrivo' facendo marciare le sue truppe su Roma! E la lealta' delle sue truppe (come di quelle di Pompeo e, prima, di Silla) era stata comprata con soldi pubblici: durante il suo consolato, fece espellere con la forza dal Senato Catone che si opponeva alle leggi agrarie che destinavano terre demaniali in Campania ai veterani di Pompeo (da cui derivava un quarto degli introiti della Repubblica). 

Vabbe' Alberto, ma a questo punto l'unica strategia possibile sarebbe
l'espatrio e magari pure il cambio di cittadinanza. In realta' il caso
dell'Italia sara' pure particolarmente disperato, ma un po' tutti i
paesi il quadro non e' esaltante.

Se una persona desidera vivere in uno Stato funzionante in maniera decente, con evasione fiscale nella media OCSE o meglio, dove la giustizia e gli altri servizi statali funzionano decentemente, deve sicuramente espatriare. Non vedo possibilita' realistiche che l'Italia raggiunga nel breve-medio termine i livelli anche solo di oltre le Alpi (Francia, Svizzera e Austria). Credo sia inutile e controproducente nasconderselo...

Poi sono d'accordo che anche gli altri paesi hanno i loro problemi, ma almeno sono problemi comuni in varia misura a tutti i paesi avanzati. I processi civili oltre le Alpi dureranno 60-200 giorni, sarebbe bello che durassero ancora meno, ma cosa dire quando come in Italia durano 1500-3000 giorni?



Poi, chi aveva il potere si arricchiva personalmente (particolarmente
quando andava ad amministrare le province), e questa era una regola non
certo inventata da Cesare.

Ma
non praticata da tutti: Catone l'Uticense a Cipro si comporto' in modo
impeccabile. "Todos ladrones" e' una scusa che non vale ne' per Bettino
ne' per Cesare.

Catone era l'eccezione che confermava la regola. D'accordissimo che la scusa "todos ladrones" non deve valere come scusa per salvare i pochi che vengono castigati, ma e' un fatto che anche Craxi era solo uno dei piu' spregiudicati in un esercito di ladroni che comprendeva sostanzialmente tutto l'arco costituzionale e non solo.

In quel contesto Cesare si e' fatto strada, e quando ha avuto il
comando delle legioni ha dimostrato grandissime doti militari,
riuscendo anche ad arrivare al potere dittatoriale.

E
certo, ci arrivo' facendo marciare le sue truppe su Roma! E la lealta'
delle sue truppe (come di quelle di Pompeo e, prima, di Silla) era
stata comprata con soldi pubblici: durante il suo consolato, fece
espellere con la forza dal Senato Catone che si opponeva alle leggi
agrarie che destinavano terre demaniali in Campania ai veterani di
Pompeo (da cui derivava un quarto degli introiti della Repubblica).

Cesare e' stato solo un attore che ha agito nel corso di una trasformazione inesorabile di Roma da una potenza militare basata su milizia di cittadini liberi economicamente indipendenti in una potenza militare imperiale basata su esercito professionale composto di plebei senza altre alternative. Questa trasformazione era avviata da tempo e in buona parte gia' compiuta ai tempi di Mario e Silla. Le basi originali della potenza militare di Roma erano praticamente esaurite gia' al tempo dell'invasione dei Cimbri e dei Teutoni. Gia' ai tempi di Mario e Silla era evidente che il potere politico a Roma era destinato ad essere sempre piu' condizionato dal controllo di eserciti professionali da parte di comandanti militari in grado di assicurare loro successo e soldi. Catone ha perso perche' la societa' che lui desiderava e difendeva non esisteva piu'. In quella societa' del passato un comandante militare che avesse cercato di pagare i soldati con i soldi dello Stato per farne base di potere personale sarebbe stato eliminato subito. Nella societa' in cui viveva Cesare invece quelli erano ormai i mezzi per arrivare al potere, e se non l'avesse fatto Cesare c'erano molti altri pronti a farlo. L'evoluzione politica successiva alla soppressione di Cesare mostra ancora una volta che l'impero basato sul controllo di eserciti professionali era il destino insito nella societa' romana del tempo.