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La Casta, di Rizzo e Stella

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Vabbe' Alberto, ma a questo punto l'unica strategia possibile sarebbe
l'espatrio e magari pure il cambio di cittadinanza. In realta' il caso
dell'Italia sara' pure particolarmente disperato, ma un po' tutti i
paesi il quadro non e' esaltante.

Se una persona desidera vivere in uno Stato funzionante in maniera decente, con evasione fiscale nella media OCSE o meglio, dove la giustizia e gli altri servizi statali funzionano decentemente, deve sicuramente espatriare. Non vedo possibilita' realistiche che l'Italia raggiunga nel breve-medio termine i livelli anche solo di oltre le Alpi (Francia, Svizzera e Austria). Credo sia inutile e controproducente nasconderselo...

Poi sono d'accordo che anche gli altri paesi hanno i loro problemi, ma almeno sono problemi comuni in varia misura a tutti i paesi avanzati. I processi civili oltre le Alpi dureranno 60-200 giorni, sarebbe bello che durassero ancora meno, ma cosa dire quando come in Italia durano 1500-3000 giorni?



Poi, chi aveva il potere si arricchiva personalmente (particolarmente
quando andava ad amministrare le province), e questa era una regola non
certo inventata da Cesare.

Ma
non praticata da tutti: Catone l'Uticense a Cipro si comporto' in modo
impeccabile. "Todos ladrones" e' una scusa che non vale ne' per Bettino
ne' per Cesare.

Catone era l'eccezione che confermava la regola. D'accordissimo che la scusa "todos ladrones" non deve valere come scusa per salvare i pochi che vengono castigati, ma e' un fatto che anche Craxi era solo uno dei piu' spregiudicati in un esercito di ladroni che comprendeva sostanzialmente tutto l'arco costituzionale e non solo.

In quel contesto Cesare si e' fatto strada, e quando ha avuto il
comando delle legioni ha dimostrato grandissime doti militari,
riuscendo anche ad arrivare al potere dittatoriale.

E
certo, ci arrivo' facendo marciare le sue truppe su Roma! E la lealta'
delle sue truppe (come di quelle di Pompeo e, prima, di Silla) era
stata comprata con soldi pubblici: durante il suo consolato, fece
espellere con la forza dal Senato Catone che si opponeva alle leggi
agrarie che destinavano terre demaniali in Campania ai veterani di
Pompeo (da cui derivava un quarto degli introiti della Repubblica).

Cesare e' stato solo un attore che ha agito nel corso di una trasformazione inesorabile di Roma da una potenza militare basata su milizia di cittadini liberi economicamente indipendenti in una potenza militare imperiale basata su esercito professionale composto di plebei senza altre alternative. Questa trasformazione era avviata da tempo e in buona parte gia' compiuta ai tempi di Mario e Silla. Le basi originali della potenza militare di Roma erano praticamente esaurite gia' al tempo dell'invasione dei Cimbri e dei Teutoni. Gia' ai tempi di Mario e Silla era evidente che il potere politico a Roma era destinato ad essere sempre piu' condizionato dal controllo di eserciti professionali da parte di comandanti militari in grado di assicurare loro successo e soldi. Catone ha perso perche' la societa' che lui desiderava e difendeva non esisteva piu'. In quella societa' del passato un comandante militare che avesse cercato di pagare i soldati con i soldi dello Stato per farne base di potere personale sarebbe stato eliminato subito. Nella societa' in cui viveva Cesare invece quelli erano ormai i mezzi per arrivare al potere, e se non l'avesse fatto Cesare c'erano molti altri pronti a farlo. L'evoluzione politica successiva alla soppressione di Cesare mostra ancora una volta che l'impero basato sul controllo di eserciti professionali era il destino insito nella societa' romana del tempo.