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Le borse e le banche centrali

7 commenti (espandi tutti)

Caro Calvin (per una volta personaliziamo),

guarda che siamo fondamentalmente d'accordo, specialmente sulle conclusioni che raggiungi. Con tre piccole note, pero', ed una domanda:

- L'inflation targeting suggerisce che, essendo l'inflazione in leggero calo, si possono tagliare i tassi. Non ti scordare che la FRB ha anche l'occupazione come obiettivo, non e' la BCE. Siccome al Board, ed altrove, credono alla super-curva di Phillips, anche uno 0.3% di variazione dell'inflazione pensano causi disastri occupazionali. Continuo a chiedermi a cosa serva l'iperattivismo che sembra caratterizzare la politica di inflation targeting, e l'unica risposta ragionevole e' quella che offre Enzo Michelangeli nel commento anteriore.

- Diciamo che la relazione fra banchieri centrali in cerca di potere e mondo finanziario in cerca di soldi e' simbiotica, insomma e' un equilibrio. Entrambi ci guadagnano, e comprendendolo si danno una mano quando ve ne sia la bisogna. Il mondo finanziario elegge i Greenspans di questo mondo a entita' olimpiche (da quel mondo vengono, poi) ed i Greenspans danno una mano nella bisogna al grosso dei loro supporters. Cosa c'e' di male? Se per la bisogna occorre anche correre il rischio di qualche crisetta, perche' no? Insomma, questo mi sembra l'equilibrio.

- Le crisette o crisone non nascono sugli alberi. Per una FRB che pompa denaro a caso e senza motivo apparente, vi dev'essere una (decina di migliaia di) Contrywide che fa(nno) ARMs a tutto spiano ed a chiunque capiti a tiro. Poi ci devono essere anche dei sofisticati bancari che tali loans tagliano e pezzetti facendoci l'origami, delle agenzie di ratings che raccontano balle a pagamento, e dei giovani traders che tale fiori di carta comprano e vendono come fossero oro colato, mentre invece non lo sono. Insomma, ce ne vogliono almeno 5 di attori per questo tango, non ne basta uno. Ed ognuno gioca la sua parte, appunto, in un ben disegnato equilibrio. Il moral hazard c'e'? Certo che c'e', mi sembra ovvio. Fa parte dell'equilibrio.

Infine, la domanda, semplice semplice: perche' questa knee-jerk reaction? Mica son questioni personali.


 

Rispondo subito al riflesso spontaneo: il mio commento voleva essere una scherzosa provocazione, visto che Ben è esponente dell'accademia più che del mercato finanziario; ho quindigiocato sulla critica al moral hazard che segue i (sempre più frequenti) bail out per accreditare la tesi di un complotto delle istituzioni per darsi importanza attraverso la generazioni di crisi e salvataggi ciclici. Semplificando, economisti scienziati pazzi che si divertono a mettere a rischio il pianeta per poi poterlo salvare e ricevere l'affetto che non hanno ricevuto mentre studiavano sul Dornbush-Fisher :) Questo per chiarire che sono assolutamente d'accordo con l'analisi svolta, a maggior ragione dopo che oggi mi sono sentito rispondere alla domanda "quando la Fed ritirerà questi tagli" che "macché ritiro, ci aspettiamo sicuramente un altro -0.25 e forse un ulteriore taglio a inizio 2008". Comunque rispondo per punti:

- okay, ma da quanti mesi l'inflazione core sta rallentando? e' abbastanza per evidenziare un trend? e i dati sull'economia reale sono così negativi da segnalare un rischio di recessione? e quale sarebbe l'effetto sul PIL di 2 milioni di americani che rimangono senza casa (ma saranno comunque molti meno)? per fare un parallelo, quanta gente è rimasta senza casa a causa di Katrina e non aveva un'assicurazione a coprire i danni? tanto per buttare giù due conti...

- sull'equilibrio non sono d'accordo. ciascuna crisi aumenta il moral hazard, e parallelamente aumenta l'innovazione finanziaria. se continui a dare buoni motivi alle banche per sperimentare strutture via via più esotiche sulla base dell'assunto che la coda di sinistra della distribuzione è trascurabile per via della Greenspan Put, ti stai mettendo secondo me su un sentiero di crisi crescenti. fino a quella in cui l'obiettivo inflazione è messo a repentaglio dall'intervento richiesto, e allora là voglio proprio ridere - specie se non ci sarà più una cina a esportare deflazione in tutto il resto del mondo.

- eh no, che Ben si prenda le sue responsabilità anzitutto! le parti in causa sono esattamente quelle che hai evidenziato, ma senza tassi bassi il giochino non comincia nemmeno. Con tassi reali al 5% la propensione al rischio della casalinga di Voghera, che probabilmente a livello spiccio ne capisce molto più di me si economia, è estremamente bassa. Con tassi reali a 0% si comprerebbero anche le canistracci oil per vedere i propri sudati risparmi rendere qualcosa per assicurare una vecchiaia di prosperità. 

ps sulla curva di phillips segnalo questo, mi pareva interessante.

Una sola puntualizzazione: non e' arrivato nessun uragano, la situazione e' ben diversa: alcune famiglie hanno acquistato case che in altre condizioni non avrebbero potuto permettersi, e ora non possono effettuare i pagamenti; percio' andranno in affitto rimettendo l'assegno mensile al proprietario della casa invece che alla compagnia concessionaria del mutuo. Non e' la fine del mondo andare in affitto. Io ci ho vissuto 30 anni della mia vita e ci sono stato bene.

Una buona parte di queste famiglie non ci rimettera' nemmeno il "down payment" dovuto in un mutuo convenzionale all'acquisto della casa, perche' hanno finanziato con il mortgage il 100% del valore (a volte anche di piu' del 100% perche' certi sub-prime finanziavano anche le spese). Al massimo dunque, ci rimettono le spese del trasloco, che possono fare in un week-end affittando un furgoncino da U-Haul a $19.99 al giorno piu' mileage. E che in certi casi e' pure tax-deductible.  

Andrea hai perfettamente ragione, manco io ho mai vissuto in casa di proprietà! Ho voluto fare una mera associazione mentale. Non so sui giornali, ma su alcuni pezzi di ricerca la storia che viene venduta suona più o meno così: la diffusione dell'Home Equity amplifica gli effetti della perdita della casa (di proprietà) perché consolidando tutti i debiti familiari nel mutuo - garantito da ipoteca - Mr. Average può ottenere tassi di indebitamento più favorevoli e consumare al di là delle sue effettive capacità (commento mio: evidentemente Mr. Average negli ultimi 10 anni è diventato un fanatico della teoria del life cycle con una spruzzata di Tonino Guerra). Se Mr. Average perde la casa, la crisi sul lato dei consumi determinerà una recessione che gli USA in questo momento non si vogliono permettere. Da qui il taglio dei tassi.


La mia banale associazione mentale suona così: quanta gente ha perso la casa (e con essa la possibilità di consolidare nel mutuo ipotecario i propri debiti) dopo Katrina? Che parte era assicurata contro eventi catastrofici (scommetto piccolissima)? Qualcuno ha studiato l'effetto sul prodotto del calo di consumi a livello nazionale seguito a Katrina? Facciamo una proporzione ed ecco il mio worst case scenario. Lo so che scientificamente è un ragionamento aberrante, ma non facendo il ricercatore ho solo bisogno di una proxy... Ecco, siccome non mi sembra che dopo Katrina gli USA siano entrati in recessione, sospetto che la storia che viene venduta sia più stiracchiata della mia analogia.


Tanto per essere ancora più chiaro: a me la storia che la Fed nei suoi modelli esoterici abbia visto una recessione alle porte pare una cagata pazzesca. Idem per una riduzione stabile dell'inflazione core, specie col petrolio che passeggia tranquillamente in zona 80$.

Tanto per essere ancora più chiaro: a me la storia che la Fed nei suoi
modelli esoterici abbia visto una recessione alle porte pare una cagata
pazzesca. Idem per una riduzione stabile dell'inflazione core, specie
col petrolio che passeggia tranquillamente in zona 80$.

C'e' pero' una cosa che non mi e' affatto chiara, dato che anch'io mi aspetto che il lassismo sul fronte dei tassi d'interesse, la politica di dollaro debole, e i conflitti (presenti e previsti per il futuro) in Medio Oriente abbiano sostanzialmente alzato il rischio di futura inflazione: come mai il punto morto d'inflazione (breakeven inflation), ossia la differenza tra i rendimenti dei titoli di stato "normali" e quelli indicizzati all'inflazione, si mantiene ostinatamente cosi' basso? Da questa pagina Bloomberg in questo momento si desume che il mercato delle Treasuries stima un'inflazione media annuale in USA nell'arco dei prossimi 5 anni del 4.22% - 2.17% = 2.05%; nei prossimi 10 del 4.56% - 2.24% = 2.32%; e nei prossimi 30 del 4.86% - 2.19% = 2.67%. Anche per la zona Euro i valori sono simili, e per niente in ascesa (vedi p.es. qui).

(La domanda successiva e': nessuno sa se c'e' un ETF o altro prodotto al dettaglio che permetta di speculare su cio', senza doversi imbarcare in swaps?)

Beh, direi che lo strumento che ti serve è esattamente un bond indicizzato all'inflazione! :)Tips, BTPi o Gilt che sia...

Diciamo che la relazione fra banchieri centrali in cerca di potere e
mondo finanziario in cerca di soldi e' simbiotica, insomma e' un
equilibrio. Entrambi ci guadagnano, e comprendendolo si danno una mano
quando ve ne sia la bisogna. Il mondo finanziario elegge i Greenspan di
questo mondo a entita' olimpiche (da quel mondo vengono, poi) ed i
Greenspans danno una mano nella bisogna al grosso dei loro supporters.
Cosa c'e' di male? Se per la bisogna occorre anche correre il rischio
di qualche crisetta, perche' no? Insomma, questo mi sembra l'equilibrio.

E ancora peggio e' la relazione tra banchieri centrali ed esecutivo, preoccupato per le reazioni dell'elettorato. Guarda quel che sta succedendo in UK: Mervyn King, giustamente, fa il muso duro e dice che non fara' salvataggi per non gettare i semi di future crisi -> Northern Rock affonda (e il contagio comincia ad estendersi ad Alliance & Leicester e Bradford & Bingley) -> il governo si agita, e il cancelliere Alistair Darling annuncia che il Tesoro garantira' i depositi bancari -> la bufera si placa, e tutti si voltano verso King affilando i coltelli (udienza parlamentare prevista per oggi)... Il tutto pochi mesi dopo il decimo anniversario della "concessione di indipendenza" a Bank of England da parte dell'attuale primo ministro Gordon Brown...