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Le borse e le banche centrali

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Interessante novita': in un'intervista alla rivista austriaca Format, Alan G ammette che i bassi tassi d'interesse hanno causato la bolla del real estate (e che i prezzi ora sono destinati a cadere di parecchio), ma dice che le banche centrali non hanno potuto farci nulla, perche' deregulation finanziaria e ingresso nell'economia mondiale dei paesi del blocco dell'Est hanno prodotto un boom globale e una riduzione dei tassi d'interesse in tutto il mondo. Presumo si riferisca ai tassi a lungo termine (i cui valori ostinatamente bassi a suo tempo defini' "un enigma" ("conundrum")), altrimenti la domanda successiva sarebbe "perche' in queste condizioni le banche centrali non hanno ridotto la massa monetaria".

Grazie per la segnalazione, Enzo. A leggerlo fa rabbia; rabbia intellettuale intendo dire. L'uomo non puo' non riconoscere l'ovvio, ma manipola dati e fatti in modo tale da potersi esentare da qualsiasi responsabilita' e continuare a pretendere d'essere l'infallibile guru della finanza mondiale che i bancari di questo mondo credono che egli sia, e non lo e'. Ecco perche'.

- Parla di 15 anni, ossia dall'ultima recessione del 1992. Ma la bolla americana del real estate decolla, a farla grande, nel 2001-2002. Lo sa anche mio nonno, basta guardare la pagina di Wikipedia che ho indicato nel mio articolo o, se siete interessati ai dettagli, ai dati originali (serie Case-Shiller dei valori immobiliari). Queste cose AG le sa, quindi mente sapendo di mentire.

- Non basta. Confrontando le seguenti due serie temporali (tasso nominale su ipoteche convenzionali a 30-anni, tasso d'inflazione mensile annualizzato) chiunque sappia cosa un tasso d'interesse reale sia si rende conto che AG mente anche sui tassi d'interesse. I tassi reali offerti sui mutui erano relativamente bassi nei primi anni settanta (l'inflazione sorprese tutti) salirono poi in reazione all'incertezza inflazionistica ma rimasero a livelli storicamente alti per breve tempo e scesero attorno al 3-5% (reale) gia' attorno alla meta' degli anni 80. Da allora son rimasti in quell'intervallo SINO al 2001!

- La globalizzazione ovviamente e' un processo lento e continuo iniziato ben prima del 2001, ed i paesi dell'Est Europa sono stati in media non risparmiatori netti ma l'opposto dal 1990 in poi. Idem per America Latina ed India, che si indebitano sul mercato mondiale, non offrono risparmi. Poi c'e' la Cina e li', se guardiamo al surplus commerciale, troviamo in effetti un'offerta netta di risparmio. Ma qui il discorso si fa complesso, perche' la Cina assorbe anche una grande quantita' di risparmio mondiale sotto forma di FDI e questo NON appare alla voce "importazioni" nella contabilita' nazionale ... I dettagli si fanno tecnici, ma voler suggerire, come AG fa, che il flusso di risparmio che esce dalla Cina e' inarrestabile e cosi' grande che ha creato la bolla appena esplosa e' tecnicamene ridicolo.

- Infine, ed e' questa forse la cosa piu' rilevante, AG parla di "tassi d'interesse" in modo alquanto generico e confuso, facendo finta che quelli a 6 mesi e quelli a 30 anni siano la stessa cosa e la curva a termine si muova in parallelo! Ma chi vuole prendere in giro? Anche i polli sanno che la curva, che era quasi piatta attorno al 1998-2001, e' stata resa molto ripida dalle SUE azioni di politica monetaria tra il 2001 ed il 2004, dopodiche' l'inversione di marcia l'ha resa quasi piatta di nuovo e oggi e' fatta ad U ... I tassi reali a lunga ben poco si son mossi da 20 anni a questa parte, mentre quelli a breve (che la FRB controlla relativamente bene) si sono mossi alla grande. Questo fatto, oltre alla cosidetta "innovazione finanziaria" ha causato la bolla, altro che i risparmiatori cinesi come suggerisce AG!

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Nota tecnica per gli interessati. In affetti, attorno al 199-2001 qualcosa succede anche ai tassi reali a lungo termine, che scendono leggermente e l'effetto sembra durare anche ora. Come si vede guardando la serie temporale dei tassi d'interesse sul trentennale indicizzato all'inflazione, questi passano da rendimenti attorno al 4% a valori di poco superiori al 2%, un valore sorprendentemente basso come Enzo Michelangeli ha suggerito qualche giorno fa. L'incertezza dell'ultimo anno sembra averli risospinti verso il 3% (si vede meglio qui) ma la differenza di circa 100 punti base almeno rimane rispetto agli anni 90. Qui, credo, c'e' un "effetto surplus commerciale cinese" che sembra aver generato un'enorme domanda di buoni del tesoro USA. La cosa e' complessa, pero', perche' questo cambio avviene rapidamente e, guarda caso, avviene attorno al 2001, il che suggerisce un shift nelle aspettative degli operatori, e non un'entrata improvvisa nel mercato d'una grande domanda che prima non c'era. Non mi risulta la Cina abbia cominciato a comprare debito pubblico USA solo dopo il 9/11/2001!

Certo che con un rendimento del 2.5% e la prospettiva che il dollaro si deprezzi alla grande rispetto al 人民幣 (CNY) il governo cinese ha proprio fatto l'investimento del secolo! Ma questa e' un'altra storia ancora.