Titolo

Le borse e le banche centrali

1 commento (espandi tutti)

In molti settori, da quello delle banche d'investimento con "own account
trading" a quello degli hedge fund, le regole del gioco incoraggiano i
traders a strategie pesantemente oblique (skewed), in cui cioe'
frequenti guadagni sono (piu' che) controbilanciati da perdite
catastrofiche ma rare. Perche'? Perche' quando finalmente arriva la
catastrofe, chi aveva scelto la strategia ha gia' accumulato
commissioni e/o bonus sostanziosi, e le perdite sono a carico d'altri.
Questo e' particolarmente vero per gli hedge funds, che oltre a un 2%
di commissione fissa comunemente si beccano un 20% sugli eventuali
profitti annuali -- ma in caso di perdite perdono solo i soldi dei
clienti (ed eventualmente vanno in liquidazione).

Questo argomento sta tornando d'attualita', specialmente dopo il recente fallimento di Carlyle Capital . Su FT di oggi Martin Wolf segnala un paper di Dean Foster (Warton School di UPenn) e Peyton Young (Oxford e Brooking Institution) intitolato "The Hedge Fund Game: Incentives, Excess Returns, and Piggy-Backing". In esso si mostra, con ampio uso di matematica, come per fondi che usano derivati (come appunto la maggioranza degli hedge funds) sia estremamente difficile valutare dall'esterno il rischio, e qualunque schema di remunerazione che premi i gestori sulla base dei risultati offra inevitabilmente opportunita' di frode a gestori disonesti. Questi ulimi possono per relativamente lunghi periodi di tempo generare "falso alpha" con rendimenti superiori alla media (incassando ricche commissioni) finche' eventi relativamente rari azzerano l'intero capitale del fondo (a spese del cliente). La loro conclusione e' che il mercato degli hedge funds e' simile a un mercato dell'auto in cui:

1. Ogni automobile e' un modello unico

2. Il motore e' chiuso in una scatola nera che nessuno puo' ispezionare

3. Chiunque e' in grado di assemblare un'auto che offre prestazioni superiori alla media per un certo periodo, e poi si sfascia completamente.