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Berlusconi e i lavavetri

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Michele, entro un po' con riluttanza nel merito della discussione, come hai chiesto. Sono riluttante perché la discussione mi sembra un deja vù di quella che abbiamo avuto ai tempi del post sul 'cavaliere bianco'. In quel post tu e Alberto affermavate due cose. Primo, l'inadeguatezza della destra italiana. Riporto il pezzo perché era quasi poetico.

Il PLV [partito liberale vero, ndr] non si puo' fare da destra, purtroppo. Il che e' una jella, perche'
ovviamente il PLV dovrebbe essere un partito che fa delle politiche da vera
"destra". Meglio detto: il PLV va fatto (anche con) il popolo della destra per
fare politiche liberali, ma non lo puo' fare questa destra politico-intellettuale. La destra italiana e' un
coacervo di nani, ladri e ballerine; ladri che rubano alle vecchiette in pieno
giorno, nani che non fanno ridere e ballerine che ballano come noi. Chiamatelo
snobismo intellettuale, chissenefrega, ma questa e' gente che non sa leggere,
non sa scrivere, fa di conto a spanne, e fa fatica ad allacciarsi le scarpe. Buffoni da
circo di periferia. Eredi mal sortiti e mai pentiti del catto-corporativismo
dei bottegari fascisti. Populisti che hanno in Peron il loro modello politico.

Hanno promesso meno tasse ed hanno aumentato la spesa pubblica
finanziandola a base di condoni. Hanno promesso liberalizzazioni, e
stiamo ancora cercando di regalare Alitalia (per non parlare della Rai,
che serve per l'allegro duopolio con l'azienda del capo). Hanno
promesso la fine del predominio culturale della sinistra, e abbiamo
Sgarbi, Pera, Veneziani, e Urbani. Hanno promesso uno stato federale,
ed abbiamo una buffonata che invece di ridurre l'intrusione statalista
la moltiplica. Hanno promesso una regolazione del conflitto
d'interessi, ed abbiamo avuto un governo che, invece d'essere il
comitato d'affari della borghesia era l'ufficio legale di una banda
bassotti. Hanno promesso le grandi opere, ed abbiamo avuto le grandi
chiacchere. Hanno promesso concorrenza e meritocrazia, ed abbiamo ...
oh, basta, lo sapete anche voi cio' che abbiamo.

Secondo, la vostra convinzione che ci fosse nel paese una robusta domanda politica per una forza liberale vera.

Mi interessa la discussione relativa al secondo punto, che è quello che riprendi anche in questo post. Io confesso che non capii allora e non capisco adesso da dove derivi questa convizione di un sostegno di massa per le politiche liberali. No, quello che pensano i tuoi (e miei) amici non è affidabile e non rappresenta l'opinione pubblica italiana. E il conto che suggerisci di fare sui voti pre-92 mi sembra un esercizio complicato e problematico. La domanda che posi allora fu: siccome il mercato politico italiano ha bassissime barriere all'entrata, possibile che nessuno si prenda la briga di soddisfare questa domanda di partito liberale vero? Dopo tangentopoli sono nati, morti e talvolta sopravissuti partiti di tutti i tipi e orientamenti. Partititini fascisti, multipli partitini comunisti, il partito personale di Dini, quello personale di D'Antoni, quello personale di Segni... Ripeto, se veramente sono così tanti quelli che vogliono politiche liberali e sono schifati da questa destra, com'è che nessuno si prende la briga di rappresentarli?

Per non starci a ripetere, ai tempi la risposta di Alberto fu che secondo lui le barriere all'entrata non sono così basse, senza argomentazioni aggiuntive. Tu aggiungesti il commento seguente:

Concordo (ovviamente :-)) con Alberto ... L'esempio che occorre tenersi
in mente e' Berlusconi. Berlusconi capi' che c'era domanda per un
partito di centro-destra che replicasse l'asse Forlani-Craxi
dell'ultimo periodo, con apertura alla destra storica. C'era, si rese
conto che la Lega non aveva il cervello e gli occhi per vedere quello
spazio, e l'occupo' rischiando grosso ma vincendo.

Quindi credo occorra chiedersi se esiste uno spazio elettorale/sociale
liberale vero. Per cercarlo non credo basti guardare ai Volenterosi
(fra i quali girano Pomicino e De Michelis!) e ai radicali (3%), ma
dentro a un pezzo sostanziale di FI (4%) e dei DS (4%). Oltre che nel
numero sempre piu' alto di gente che non vota. Molti di coloro che io
conosco e che LV sarebbero non votano, e non solo perche' vivono
all'estero (5%).

Ai tempi pensai che mi auguravo fortemente che le tue stime fossero sensate, ma che in cuor mio non riuscivo a crederci. E finora non ho visto evidenza empirica che mi aiuti a cambiare idea. Pensai anche che la risposta eludeva la mia domanda. Quali sono esattamente le barriere all'entrate che impediscono di mettere assieme questo 10-15%? Che io sappia, in economia e politica la migliore evidenza di assenza di barriere è l'entrata continua di nuove imprese e partiti; molti degli entrants ovviamente muoiono, come è logico quando si intraprendono attività nuove e rischiose, e a qualcuno va bene e sopravvive. Solo negli ultimi 6 mesi è nato il partito di quelli che sono comunisti ma non hanno il coraggio di dirlo (Mussi & co), quelli che sono fascisti e si sono rotti di non poterlo dire (Storace & co). Con questa legge elettorale, ma anche con quella precedente, basta ben poco per ritagliarsi un posto al sole. E allora, come è possibile che un bacino elettorale così grosso non venga opportunamente munto? L'unica risposta che riesco a darmi è che, as much as I would like otherwise, il bacino non c'è.

Concludo facendo notare una cosa. Tra i politici della destra, non solo in FI, è convinzione diffusa che Berlusconi sia un asset, non una liability. Non è solo che Berlusconi da loro i soldi e le tivù. È che al popolo della destra italiana il personaggio Berlusconi piace. È un fatto che la destra tende a far peggio nelle elezioni locali che in quelle nazionali, un fatto dai più imputato al carisma berlusconiano. Ed è anche un fatto che nelle elezioni locali si cerca di mettere Berlusconi dappertutto (per esempio, al consiglio comunale di Milano e Napoli), convinti che questo aumenti i voti. Sono tonti e non si accorgono che invece glieli fa perdere? Mah, forse. Ma vorrei un po' più evidenza che qualche impressione personale.

io, pacificamente sdraiato sulla sedia a dondolo, apprezzavo la discussione su Berlusconi, la destra, e dove stanno i liberali, pigramente senza intenzione di intervenire. ma poi sandro mi ha elegantemente tirato in ballo per le orecchie, che il pezzo sul Cavaliere Bianco lo ho firmato anch'io (e credo che se una cosa buona ho fatto su nfa e' quella, anche se rileggendo la prosa capisco quanto poco io possa aver contribuito quantomeno allo stile del pezzo), che non ho mai supportato l'affermazione che le barriere all'entrata siano impervie. sandro ha ragione, sul fatto che non abbia mai nemmeno provato a supportare l'affemazione, e sul fatto che non sia facile farlo, davanti al ridicolo numero di partitini che nascono e muoiono nella politica del paese (e concordo che il caso Segni sia di fondamentale interesse, perche' forse lui ci era arrivato vicino). non sorprendentemente, non ho mai provato a supportare l'affermazione perche' non ci ho mai pensato sul serio ( e quindi parlo a vanvera) ma mi pare che la soluzione della questione sia che stiamo guardando alle barriere sbagliate. chi lo dice che una volta fatto  un partito liberale (cosa che richiede il superamento di barriere minime), e ricevuto supporto elettorale (diciamo pure il 15% di Michele e supponiamo pure che sia un 15% pivotal, determinante),  si possa passare a politiche liberali? secondo me le barriere stanno qui, nell'implementazione delle politiche. il sistema istituzionale italiano a me pare tale per cui e' difficile/impossibile implementare politiche sostanzialmente diverse dallo status quo [per varie ragioni in cui non ho tempo di entrare; sostituendo una affermazione non-supportata con un'altra - mi rendo conto]. senza la possibilita' di implementare tali politiche, un partito liberale non ha chances di ricevere supporto elettorale due volte. i professionisti della politica lo sanno e non entrano (non formano partiti liberali veri). quelli che lo fanno hanno seconde intenzioni - dichiarano di essere liberali ma considerano le politiche liberali spendibili al mantenimento del potere politico per altre strade - cosi' interpreto non solo  Berlusconi ma anche la Moratti.

Insomma, mi pare che anche su Berlusca la discussione sia un po' malposta. Siamo d'accordo che non ha fatto nulla (o poco) di liberale quando al potere; siamo anche d'accordo (quasi tutti) che a lui interessava l'azienda di famiglia prima di tutti, ma qualcuno dubita che Berlusca se lasciato a se stesso (cioe' se avesse avuto i poteri di Sarko' per 7 anni) non avrebbe tagliato le tasse o forse anche cancellato lo Statuto dei Lavoratori?