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Berlusconi e i lavavetri

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io, pacificamente sdraiato sulla sedia a dondolo, apprezzavo la discussione su Berlusconi, la destra, e dove stanno i liberali, pigramente senza intenzione di intervenire. ma poi sandro mi ha elegantemente tirato in ballo per le orecchie, che il pezzo sul Cavaliere Bianco lo ho firmato anch'io (e credo che se una cosa buona ho fatto su nfa e' quella, anche se rileggendo la prosa capisco quanto poco io possa aver contribuito quantomeno allo stile del pezzo), che non ho mai supportato l'affermazione che le barriere all'entrata siano impervie. sandro ha ragione, sul fatto che non abbia mai nemmeno provato a supportare l'affemazione, e sul fatto che non sia facile farlo, davanti al ridicolo numero di partitini che nascono e muoiono nella politica del paese (e concordo che il caso Segni sia di fondamentale interesse, perche' forse lui ci era arrivato vicino). non sorprendentemente, non ho mai provato a supportare l'affermazione perche' non ci ho mai pensato sul serio ( e quindi parlo a vanvera) ma mi pare che la soluzione della questione sia che stiamo guardando alle barriere sbagliate. chi lo dice che una volta fatto  un partito liberale (cosa che richiede il superamento di barriere minime), e ricevuto supporto elettorale (diciamo pure il 15% di Michele e supponiamo pure che sia un 15% pivotal, determinante),  si possa passare a politiche liberali? secondo me le barriere stanno qui, nell'implementazione delle politiche. il sistema istituzionale italiano a me pare tale per cui e' difficile/impossibile implementare politiche sostanzialmente diverse dallo status quo [per varie ragioni in cui non ho tempo di entrare; sostituendo una affermazione non-supportata con un'altra - mi rendo conto]. senza la possibilita' di implementare tali politiche, un partito liberale non ha chances di ricevere supporto elettorale due volte. i professionisti della politica lo sanno e non entrano (non formano partiti liberali veri). quelli che lo fanno hanno seconde intenzioni - dichiarano di essere liberali ma considerano le politiche liberali spendibili al mantenimento del potere politico per altre strade - cosi' interpreto non solo  Berlusconi ma anche la Moratti.

Insomma, mi pare che anche su Berlusca la discussione sia un po' malposta. Siamo d'accordo che non ha fatto nulla (o poco) di liberale quando al potere; siamo anche d'accordo (quasi tutti) che a lui interessava l'azienda di famiglia prima di tutti, ma qualcuno dubita che Berlusca se lasciato a se stesso (cioe' se avesse avuto i poteri di Sarko' per 7 anni) non avrebbe tagliato le tasse o forse anche cancellato lo Statuto dei Lavoratori?