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Berlusconi e i lavavetri

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Insomma, mi pare che anche su Berlusca la discussione sia un po'
malposta. Siamo d'accordo che non ha fatto nulla (o poco) di liberale
quando al potere; siamo anche d'accordo (quasi tutti) che a lui
interessava l'azienda di famiglia prima di tutti, ma qualcuno dubita
che Berlusca se lasciato a se stesso (cioe' se avesse avuto i poteri di
Sarko' per 7 anni) non avrebbe tagliato le tasse o forse anche
cancellato lo Statuto dei Lavoratori?

Newton ti risponderebbe "hypotheses non fingo": che importanza ha? Il fatto e' che ha avuto tutto il potere che un governo possa aspettarsi (specie nella passata legislatura, dove aveva una confortevole maggioranza parlamentare e degli alleati addomesticati) e di liberale ha fatto ben poco. E d'altra parte, se e' il quadro politico-istituzionale a bloccare i cambiamenti, la situazione e' ancor piu' senza speranza, dato che cambiare la costituzione richiede maggioranze ben piu' vaste che fare riforme economiche.

Il punto, semmai, e' che secondo me la maggioranza del paese dipende ormai da politiche di spesa, e ha percio' poco interesse immediato a tagliare quest'ultima e puntare sullo sviluppo. E' certamente una scelta miope e insostenibile, ma quando mai nella storia le scelte politiche sono state determinate dalla lungimiranza? L'unica speranza e' che le rifome siano attuate "by stealth", da governi segretamente liberali eletti su piattaforme populiste (come appunto nella Nuova Zelanda degli anni '80 di cui parlavo tempo fa). But I'm not holding my breath.

L'unica speranza e' che le rifome siano attuate "by stealth", da
governi segretamente liberali eletti su piattaforme populiste (come
appunto nella Nuova Zelanda degli anni '80 di cui parlavo tempo fa).
But I'm not holding my breath.

Una seconda possibilita' e' che si sveglino e organizzino gli elettori di alcune aree dove chi vive sulla politica di spesa statale sono netta minoranza. In prima approssimazione si tratta degli abitanti delle province di colore piu' chiaro nella figura n. 2 di questa pagina web. In queste aree e' complessivamente molto vantaggioso per gli elettori ridurre la spesa statale e avere politiche statali liberali. In queste aree vive pero' una minoranza della popolazione italiana, il 38% circa. Se vi fossero maggioranze assolute locali disposte ad un confronto duro col potere centrale, collasserebbe il sistema di potere italiano, che e' basato sulla iper-tassazione di una minoranza produttiva per finanziare l'acquisto di consenso clientelare e e del favore di una minoranza di grandi imprese assistite perche' perdenti nella competizione internazionale.

Perche' questo non sia ancora avvenuto e' sicuramente un mistero per un osservatore esterno senza conoscenze dell'Italia. Purtroppo invece e' comprensibile: sotto il Po la maggioranza degli elettori delle aree produttive sono ancora succubi delle ideologie di sinistra, sopra il Po c'e' il problema che le elites confindustriali sostengono lo Stato centrale per avere sussidi economici e (specie in passato) un mercato protetto a disposizione nel centro-sud. Rimangono i cittadini che traggono il loro sostentamento dal sistema delle piccole e medie aziende produttive: come si e' visto non sono stati in grado di organizzarsi in maniera ragionevole. Il massimo che sono riusciti a fare e' votare Berlusconi che li ha serviti come abbiamo visto negli anni in cui ha governato: ha aumentato a ripetizione gli stipendi statali in un periodo di crisi economica attingendo dall'avanzo primario, senza nemmeno iniziare a razionalizzare la spesa statale.