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Ode al commentatore

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Mi dispiace leggere della censura nei confronti di un lettore del blog, anche se rileggendo i post dello stesso comprendo le ragioni che hanno portato a tanto...sembrerà strano e forse lo studieranno anche gli psicologi, ma quando ho letto che c'era stato bisogno di intervenire per censurare un lettore ho avuto la stessa sensazione che provo quando assisto ad un litigio nella vita reale: mi dispiace anche se non c'entro nulla; e comunque pensavo che questo blog fosse in qualche modo speciale, non solo per i contenuti ma anche per il grado di civismo, che a parte l'episodio commentato nel "meta", tutti dovremmo avere nel rivolgerci a persone che non conosciamo.


 


Comunque rileggendo le precedenti discussioni fra il pirandelliano Michele o Tremonti, che cambia identità alla bisogna, salvo poi dire le medesime cose, mi sono  venute alcune riflessioni che penso siano utili a valutare nel merito quanto occorso nelle conversazioni fra il nostro e la redazione di NfA.


  1. Il punto delle basse retribuzioni accademiche comparate ad una privata professione. Se il tema non è preso per sbertucciarsi vicendevolmente, in una assurda gara a chi guadagna di più (assurda non in sé, ma giusto perche questa non è Forbes e non dobbiamo fare le classifiche su chi è il più ricco del reame) esso ha una sua gravità. Il divario di retribuzioni tra accademia e settore privato non mi sembra sia nascosto da nessuno, anzi in molti lamentano che questo fatto potrà addirittura influire sulla scelta di tanti verso la carriera accademica: in UK c'è un vasto dibattito su questo. A mio parere vi sono però tutta una serie di regioni che giustifiano una minore retribuzione dell'accademico, e queste vanno dalla maggiore libertà goduta da questo nel pianificare il suo lavoro fino alla constatazione che il livello di attività esercitata nell'università detiene un tale grado di libertà, sia nelle metodologie sia negli interessi di ricerca, da avere come contropartita una minore retribuzione. Per un approfondimento vedi http://www2.warwick.ac.uk/fac/soc/economics/staff/faculty/oswald/uniteachingmarch07.pdf pubblicato da un professore di Warwick. (io invece non sono un docente , nè un ricercatore quindi la mia non è una classica posizone pro domo mea). Attualmente in Italia un infermiere professionale alla prima esperienza di lavoro, se assunto presso una struttura sanitaria pubblica arriva a guadagnare 1400 euro mensili, mentre un medico specializzando arriva a malapena a 900 euro: non vedo quali utili considerazioni poter trarre da un simile quadro, a parte l'ovvia constatazione che nel breve periodo conviene fare l'infermiere, piuttosto che il ricercatore medico o il medico. E invece se seguissi la falsa riga della discussione di cui al "meta" che commento, potrei dire che mia cugina infermiera ha azzecato la mia gastrite meglio del ricercatore in ematologia pur senza avere studiato dieci anni tra corso di laurea e specializzazione. Insomma, mi sembra che le retribuzioni le decida il mercato senza garantire una relazione certa fra l' "intrinseca " qualità del lavoro svolto e la sua retribuzione.
  2. Sul punto che l'economia non sarebbe in grado di fare previsioni; che costruirebbe modelli perfetti matematicamente  ma inapplicabili e così via. Sarebbe come dire che dal momento che un fisico non riesce a costruire un'equazione che descriva e preveda il passaggio dell'acqua nello scarico del lavandino mentre lavo i piatti in un ristorante (come dirò sotto sono laureato in filosofia e questo accresce la verosimiglianza dell'analogia che propongo), descrivendo al contempo il comportamento della schiuma sciolta nell'acqua, allora è meglio chidere ad un idraulico. Certo, se il lavandino è tappato meglio chiamare l'idraulico, scoprendo magari che stappare il lavandino è più costoso di un rimborso spese per partecipare come invited speaker ad una conferenza di teoria dei giochi,però rimane il fatto che esiste una divisione del lavoro fra chi sa stappare un lavandino e uno studioso di idrodinamica. Una breve divagazione personale. Ho fatto il liceo classico, ho una laurea in filosofia politica, ho un Dottorato (in italia) in Scienze Politiche: tutto il mio cursus honorum è stato svolto all'insegna dell'umanesimo militante, dello spirito di geometria opposto allo spirito di finezza http://it.wikipedia.org/wiki/Blaise_Pascal, conosco il greco e il latino, sono il classico italiano che sa parlare un poco di tutto...ebbene mi manca qualcosa e per questa ragione ho deciso di studiare economia in UK, seguendo un corso di due anni. E la ragione è che non ne posso più di sentire colleghi e professori filosofi che (stra)parlano dell'incapacità predittiva della teoria dei giochi applicata alla teoria politica (su questo vedi: Zolo, Il Principato Democratico, Feltrinelli), oppure della matematizzazione della conoscenza come preludio al domino dell'essere ( su questo vedi: Galimberti, Psiche e Tecne, Feltrinelli) e così via. MICHELE, quello apocrifo, scrive:


  La mia formazione universitaria e' economica e quantitativa. Tuttavia ho maturato nel tempo un forte sentimento di miscredenza e scetticismo rispetto all'evoluzione della cd. scienza economica. Ho utilizzato le mie conoscenze quantitative per applicarle alla finanza e la scelta mi ha dato ragione. La mia posizione attuale e' la seguente: nell'analizzare i mercati finanziari l'economia e i modelli sono senz'altro utili, ma quando si tratta di analizzare scuola, famiglia, mercato del lavoro, i modelli economici sono carta straccia. Storia, politica e cultura ci aiutano molto di piu'.


Ebbene mi chiedo a chi giovi prendere posizioni con tanta nettezza in un campo come l'organizzazione degli studi e le relazioni fra discipline differenti. Come si può dire che storia cultura e politica ci aiutano di più? Seppure giovane di età ho capito che abbiamo bisogno di "cuori aperti e menti libere" non di Ayatollah che lanciano scomuniche sul valore di una disciplina, peraltro passando per la strada del dileggio personale. E comunque, per farla breve,ritengo che la matematizzazione di una disciplina sia un segno confortante del suo avere raggiunto standard di correttezza e affidabilità maggiori che se non vi fosse stata del tutto. Questo ovviamente non implica che tutto ciò che non è matematizzabile non sia importante significa solamente che ci si muove in un livello di certezza differente.


P.S.: nella discussione tra Michele, quello apocrifo, e la redazione di NfA di tanto in tanto saltavano fuori fra gli scriventi tentativi di psicanalisi non richiesta , quasi che quanto si scrive fosse una proiezione di oscuri e indescrivibili complessi trascinatisi dall'infanzia. Io precedo i critici dicendo che quando vedo articoli di Adam Meirowitz sulla trasmissione dell'informazioni sui votanti o papers del Prof. Duggan in positive political theory ho un irrefrenabile moto di invidia per la semplice ragione che scrivono in un linguaggio formale di cui intuisco l'importanza senza però essere in grado di comprenderlo. Ho un complesso di inferiorità? Si, lo ammetto e la mia formazione filosofica, i "duemila anni di pensiero che ho alle spalle" non riescono a lenirlo.


 

Marcox, grazie del commento. Siamo ovviamente ben felici di
dibattere sulle due questioni sollevate originariamente da MICHELE C. e
da te riprese, che sono davvero interessanti; persino siamo disposti ad
accettare (e a contraccambiare) insulti piu' o meno velati, durante le
discussioni. Col tempo, riprenderemo certamente quei temi (mi sto
trattenendo dal replicare agli aneddoti da te presentati sui salari).

Tuttavia
in questo caso si e' superato certamente il
limite. A far traboccare il vaso sono state le decine di messaggi
identici riversati ieri sul sito dal suddetto; i contenuti
del messaggio non solo non erano propositivi, ma nemmeno tanto sensati.
Fanno perdere tempo a noi e ai nostri lettori, che vengono qui per
leggere contenuti magari non condivisibili ma di qualita'. Nei commenti
agli articoli sul nostro sito non mancano gli
insulti tipici delle discussioni on-line, ma e' raro trovare
commenti che non valga la pena di leggere.

Quindi
nel caso in questione si tratta non di censura ma di eliminazione di
rumore puro. Ed infatti i commenti piu' o meno sensati del suddetto li
abbiamo mantenuti. Personalmente, sono molto restio alla cancellazione
di commenti - preferirei un sistema di moderazione dal basso (alla
"Slashdot", per chi lo conosce). Questi sistemi funzionano piu' o meno
bene a seconda dei dettagli: ci sta provando Beppe Grillo con scarso
successo, mi pare.

Vorrei
comunque, paradossalmente in commento a questo articolo, rilanciare:
cosa ne pensate, tu e gli altri commentatori, dell'idea di aprire i
commenti ad utenti non registrati? E' anche possibile una soluzione
intermedia: permettere agli utenti registrati di commentare
"anonimamente" (e cioe' senza visualizzare il nome). Propongo queste
idee senza avere una preferenza chiara, in risposta all'email di un
commentatore secondo il quale spesso i commentatori sono troppo
allineati alle nostre idee, e mancano idee contrarie. Mi
piacerebbe sapere quanto questa opinione sia condivisa e quali possano
essere le possibili soluzioni.

Aprire i commenti ad utenti non registrati sarebbe un cambiamento grosso, di cui personalmente non sento alcun bisogno. Avere una minima barriera all'entrata favorisce una partecipazione "ragionata" e minimizza il rischio di degenerare nel caos.


Quanto al permettere agli utenti registrati di commentare "anonimamente", penso si possa fare un tentativo, qualora si ritenga di andare incontro a legittime esigenze di noi commentatori...

Gentile Andrea Moro,


la ringrazio per l'attenzione data alla mia email. Nel merito della domanda, se aprire a commenti non registrati, credo davvero che non sia raccomandabile, se non altro per via dell'esperienza di alcuni miei amici, che avendo lasciato i loro blog in balia di utenti non registrati, si sono ritrovati inondati di spam, volgarità e così via.


Quanto alla "censura" o più propriamente l'eliminazione del rumore, non intendevo riaprire la discussione sulla sua opportunità, ma riprendere con voi alcune questioni che sono saltate fuori da quelle discussioni...e poi del resto il blog lo dovete gestire come meglio credete senza dover dare troppe giustificazioni.


Sui miei aneddotti salariali non si trattenga e mi dica pure che sono curioso.


PS: avevo già fatto i complimenti privatamente al Prof. Boldrin, ora che ne ho l'occasione li estendo a tutta la redazione di NfA; con risorse economiche limitate (presumo) fate informazione, economica e non, migliore dei migliori quotidiani italiani in circolazione, grazie mille...


 

cosa ne pensate, tu e gli altri commentatori, dell'idea di aprire i
commenti ad utenti non registrati? E' anche possibile una soluzione
intermedia: permettere agli utenti registrati di commentare
"anonimamente" (e cioe' senza visualizzare il nome)

Io penso sia meglio non consentire commenti senza registrazione. Se venissero consentiti, sarebbe comunque necessario prevedere una moderazione come fa lavoce.info per evitare spam. Riguardo i commenti anonimi da parte di utenti registrati (e quindi in certa misura noti ai redattori), sarebbe qualcosa di simile a quello che fanno i giornali, ma se NFA e' amministrato nel tempo libero e' probabilmente meglio evitare possibili grane, come ad esempio un hacker che riesca a rendere noti gli autori dei messaggi anonimi superando le difese del sito.