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La libertà di parola in Italia

23 commenti (espandi tutti)

La probabilità invece che mastellatiodio venga effettivamente oscurato è essenzialmente zero.

Di questo non sarei così sicuro. Quest' estate il blog di Piero Ricca è stato oscurato per 20 giorni a seguito di una denuncia di Emilio Fede, protagonista di un video in cui reagiva ad un' intervista aggressiva (conosco poco Ricca, ma mi pare una specie di "iena" autogestita ) sputando addosso all' intervistatore.Tuttora vige l' obbligo di oscurare gli articoli in questione.

Sono d'accordo che il caso in questione, almeno da come viene riferito qui, offra meno appigli per una censura.

Sono d'accordo che il caso in questione, almeno da come viene riferito qui, offra meno appigli per una censura.

Ma esattamente che appigli offriva quello di Piero Ricca (il cui specifico articolo e' tutt'ora oscurato, a quanto mi par di capire)?

E soprattutto, perche' in Italia si continuano a usare server collocati su territorio italiano, anziche' dove esiste il Primo Emendamento?

Non trovo più l'articolo, ma nel video Fede, circondato da guardie del corpo ed incalzato da Ricca sull'illegalità di Rete4, alterna silenzi, insulti e minacce. Ad un certo punto sputa da una scala, verosimiilmente addosso a chi riprende, e la scena è ripetuta più volte con tanto di accompagnamento musicale. Per quanto possa essere tragicomico che sia lo sputatore a denunciare lo sputato e non il contrario, qui Fede è ripreso di persona e fa una figura molto meschina. Per contro in un rapido giro su mastellatiodio ho visto solo commenti critici ma civili, la cosa più dura che ho notato è questo manifesto.

Quanto ai server, la questione è rilevante solo per l' identificazione: se ho un sito in Uzbekistan e la polizia postale viene a casa mia a chiedermi le password per metterlo sotto sequestro io gliele do senza fiatare, e la denuncia è contro di me, non contro l'host. Certo, se uso un sito blog straniero senza attività in Italia i gestori non sono tenuti a dare i miei dati alla polizia italiana, ma poi i visitatori non sanno usare i menu e devo stare attento ad ogni contatto correlato anche indirettamente al sito. Se non ho intenzione di fare nulla di illegale non ne vale la pena.

In realtà la questione dell'oscuramento dei siti internet - al di là dell'inconsistenza della vicenda Mastella - è seria e ci porta dritti dritti al vecchio problema dei rapporti tra libertà di espressione e diritto a non essere diffamato, tra libertà di informazione e uso delle informazioni per fini criminali.

Sul punto ci sono fiumi di libri e articoli e per fortuna lo spazio di libertà col tempo si è allargato.

Ciò non toglie che una tutela a chi è oggetto dell'interesse altrui deve essere riconosciuta, se questo interesse non si traduce in una legittima espressione di idee, ma in esposizione tendezionsa di fatti non veri o, peggio, in accuse di fatti criminali inconsistenti.

In altri termini, se domani (arrabiato per un loro commento che giudico sbagliato) apro un sito internet sul quale avanzo dei semplici sospetti che Sandro Brusco, Marcello Urbani e Enzo Michelangeli sono dediti al turismo sessuale e lo condisco di foto in cui il bel faccione simpatico di Sandro è associato alle faccine di bambine tailandesi, mi sto limitando a manifestare il mio pensiero o sto diffamando ? E i tre che si sentono offesi hanno diritto di chiedere al giudice di intervenire o devono star buoni consentendomi di esercitare il mio diritto ?

Sotto questo aspetto, l'oscuramento del sito non è altro che la riproposizione, nell'epoca di internet, del sequestro delle pubblicazioni diffamatorie e/o eversive (che c'è sempre stato) solo che internet è molto più sfuggente e, soprattutto, è molto più virtuale sicchè diventa assai difficile individuare e colpire i responsabili e chi ci prova rischia di fare la figura di Don Chisciotte contro i mulini a vento

In altri termini, se domani (arrabiato per un loro commento che giudico
sbagliato) apro un sito internet sul quale avanzo dei semplici sospetti
che Sandro Brusco, Marcello Urbani e Enzo Michelangeli sono dediti al
turismo sessuale e lo condisco di foto in cui il bel faccione simpatico
di Sandro è associato alle faccine di bambine tailandesi, mi sto
limitando a manifestare il mio pensiero o sto diffamando ? E i tre che
si sentono offesi hanno diritto di chiedere al giudice di intervenire o
devono star buoni consentendomi di esercitare il mio diritto ?

La Common Law segue un criterio molto semplice: la verita' rappresenta una valida difesa in cause per diffamazione. Questo principio vale anche in molte giurisdizioni di Civil Law, ma non tutte (p.es., non e' sufficiente nelle Filippine).

Una discussione molto dettagliata sta su Wikipedia .

Sul principio siamo d'accordo, ci mancherebbe.

Qui però non stiamo parlando di  reati o di documenti falsificati, ma al più di presentazione tendenziosa di fatti reali.Se un direttore di telegiornale non sa che rispondere a chi gli da del buffone e reagisce a sputi è un problema suo.Inoltre riguardo la privacy non credo di possa applicare ai personaggi pubblici lo stesso metro valido per un cittadino qualsiasi, se no dovremmo chiudere tutti i giornali scandalistici.

Detto questo, l' oscuramento cautelativo dell' articolo incriminato mi sembra un provvedimento ragionevole, il sequestro dell' intero blog decisamente eccessivo.Sulla carta stampata si impongono rettifiche, mica si chiudon testate, almeno non per faccende simili.

Infine credo che una normativa pensata per l' editoria tradizionale vada un po' rivista per i nuovi media: una sanzione ragionevole per la Mondadori può essere mostruosa per un blogger. 

Quanto ai server, la questione è rilevante solo per l' identificazione:
se ho un sito in Uzbekistan e la polizia postale viene a casa mia a
chiedermi le password per metterlo sotto sequestro io gliele do senza
fiatare, e la denuncia è contro di me, non contro l'host.

Boh, io gli potrei dire che non ne so nulla, e si tratta forse di un omonimo. E se non ci credono, che inoltrino alle autorita' competenti richiesta per un warrant, scritta in Uzbeko...

Ok, ma se si son presi la briga di "sniffare" la tua connessione per un paio di giorni è probabile che le password le abbian già e ti faccian notare che questo omonimo è pure coinquilino, a meno che tu sia rigoroso nell' utilizzo di crittografia e quant'altro.Ed essere rigoroso vuol dire anche non venir qui a linkare il tuo articolo attribuendotene la paternità, non pubblicizzarlo su oknotizie o digg o simili, non scriverne a gente che ha la posta su server italiani, non memorizzare le password nel browser, cancellare ogni mail relativa al servizio... mi fermo perchè questo non vuol essere un tutorial, ed io stesso non mi son mai posto il problema seriamente.

In ogni caso il mio punto era che mantenere l' anonimato in rete rispetto alle autorità è possibile ma non semplicissimo, difficilmente vi ricorre uno che si limita ad esprimere opinioni che ritiene legittime in uno stato dove vige la libertà d'espressione.Inoltre pochi blogger ne sanno abbastanza per praticarlo.

E soprattutto, perche' in Italia si continuano a usare server collocati
su territorio italiano, anziche' dove esiste il Primo Emendamento?

 

Che sia perche' dove c'e' il Primo Emendamento sono messi peggio?

Il Worldwide Press Freedom Index 2007 di RSR mette l'Italia in 35a posizione (dopo Taiwan, Bosnia e Gana e prima di Giappone, Uruguay e Cile) mentre gli US sono 48esimi (dopo Romania e Nicaragua).

ma la liberta' di stampa e quella di parola non sono la stessa cosa, occhio...

Prova a rileggere l'articolo che ho segnalato:

The Internet is occupying more and more space in
the breakdown of press freedom violations. Several countries fell in
the ranking this year because of serious, repeated violations of the
free flow of online news and information.

Ad ogni modo qui e qua ci sono esempi di manipolazione di informazioni da parte di CIA/FBI e Vaticano

ma la liberta' di stampa e quella di parola non sono la stessa cosa, occhio...

Uuh? 

la liberta' di stampa e' una parte della liberta' di parola. che la stampa sia soggetta a restrizioni e censure non implica che altri modi di diffusione del proprio pensiero lo siano (per esempio i blogs). per cui, usare la classifica della liberta di stampa come proxy per la liberta di parola non mi pare del tutto persuasivo.

No, non del tutto; questo e' vero. Che ne dici di un "99.9% persuasivo"? Mai sentito parlare di correlazioni? Sembra esistano: quando ti censurano i giornali ti censurano anche i libri, i blogs e la televisione. Certo, ti rimane la liberta' di parola nel cesso, di casa, con la porta chiusa a chiave, la luce spenta e lo sciacquone tirato a ripetizione per evitare che qualcun altro ti senta. Anche questo, ovviamente, fa parte dell'insieme di cose che definisce la "liberta' di parola", solo che non conta un piffero.

Conosci dei paesi dove la stampa e' regolarmente censurata mentre invece alla radio, o alla TV o a quello che tu vuoi, si puo' dire tutto cio' che si vuole? Attendo esempi.

guarda, sino a poco tempo fa in cina era proprio cosi: tutto censurato ma internet era molto meno sotto controllo. infatti sono corsi subito ai ripari stringendo accordi a destra e a manca per evitare che si potesse accedere ai siti pericolosi.

Tra l'altro, fatico a credere che la liberta di stampa in US sia minore di quella in Ghana, come secondo la graduatoria RSF. Fatico proprio. Fatico anche a pensare che l'Italia sia messa meglio degli US, per dire, soprattutto in tema di new media. In US, per dirne una, i blogger ora hanno le stesse garanzie costituzionali (appunto: primo emendamento) dei giornalisti sulla riservatezza delle fonti; in Italia non mi risulta. 

Se guardi il questionario che RSF propina agli amici suoi per fare la graduatoria, noterai che c'e' una breve parte sui new media. Beh, se proprio dobbiamo fare un graduatoria sui new media vs stampa tradizionale, dovremmo comparare quella subsection del questionario con il general indicator. Ma i dati non li forniscono, sul sito. Effettivamente non si puo' dire senza vedere quei dati, pero' sarei curioso di vedere se limitandoci solo ad internet la classifica cambia o no in modo sostanziale. qualcuno ha quei dati?

mi e' venuto in mente che Freedom House ha un indice per freedom of expression tra i suoi subindici. E' la colonna D in questa tabella. A numero piu' alto corrisponde un grado maggiore di liberta. Da questa tabella sembra, per limitarci agli esempi che facevo prima, che gli US (punteggio di 16) superino l'italia (15) e anche il Ghana (14). Non riesco a trovare niente di specifico invece su internet e new media. 

1984?

enzo michelangeli 18/10/2007 - 13:57

Oggi ne ho scoperto una bella. Il figlio di una mia amica sta partendo per una gita scolastica in Italia, e ho chiamato l'hotel che li ospitera' per conoscere le modalita' dell'accesso a Internet. Al momento permettono solo connessioni dial-up attraverso la linea che normalmente e' connessa al telefono, anche se stanno installando ADSL nelle camere. Ho chiesto se hanno un computer a disposizione dei clienti in un business center, e mi e' stato risposto che non l'hanno fatto per ragioni legali: pare che in Italia esista una "disposizione" secondo cui chi permette l'accesso pubblico a Internet e' obbligato a registrare gli indirizzi (URL) di tutti i siti Web visitati con nome e cognome dell'utente; e infatti nelle apparecchiature che stanno installando per l'accesso ADSL e' compresa una stampante che scrivera' tali informazioni su carta, associandole al numero della camera. "Il tutto", ha sospirato chi mi ha risposto, "alla faccia delle norme sulla privacy".

Si', c'e' una legge antiterrorismo a tal proposito (155/2005)

Cattivi e poco fedeli lettori, non vi siete accorti che Marcello Urbani ha dedicato su questo sito un intero post all'argomento? Tsk, tsk, mi avete deluso...

Cattivi e poco fedeli lettori, non vi siete accorti che Marcello Urbani ha dedicato su questo sito un intero post all'argomento? Tsk, tsk, mi avete deluso...

Si', ma non avevo capito che il fornitore d'accesso deve anche tenere un record (cartaceo!) di tutti i siti visitati da ogni utente... 'ste cose non le ho viste ne' in Cina ne' in Vietnam, dove abbondano cybercafes con accesso senza formalita'. (Forse in Birmania, ma non ci sono mai stato ne' intendo farlo...) 

Non credo che la legge si spinga a tanto. Il record, se non ricordo male, devono tenerlo su chi accede, quando, e per quanto tempo.

Non credo che la legge si spinga a tanto. Il record, se non ricordo
male, devono tenerlo su chi accede, quando, e per quanto tempo.

Be', questo e' quello che mi hanno risposto per telefono dall'hotel. Sarebbe interessante se qualcuno che conosce persone che lavorano nell'industria alberghiera potesse avere conferme o smentite in merito.

Il testo non è chiarissimo in proposito:

b) identificare chi accede ai servizi telefonici e telematici offerti, prima dell'accesso stesso o
dell'offerta di credenziali di accesso, acquisendo i dati anagrafici riportati su un documento di
identita', nonche' il tipo, il numero e la riproduzione del documento presentato dall'utente;
c) adottare le misure di cui all'art. 2, occorrenti per il monitoraggio delle attivita';

...

1. I soggetti di cui all'art. 1 adottano le misure necessarie a memorizzare e mantenere i dati relativi
alla data ed ora della comunicazione e alla tipologia del servizio utilizzato, abbinabili univocamente
al terminale utilizzato dall'utente, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni.

Cosa si intenda per "tipologia del servizio utilizzato"? Se non si accontentano di "accesso ad internet" ci va veramente un log delle attività.

Quanto ai registri cartacei sono ammessi solo per piccoli esercizi, per gli altri sono obbligatori quelli elettronici (vi risparmio gli obblighi cui questi sono soggetti per la legge sulla privacy, quasi altrettanto assurda):

4. I dati acquisiti a norma del comma 1, lettere b) e c), sono raccolti e conservati con modalita'
informatiche. Per gli esercizi o i circoli aventi non piu' di tre apparecchi terminali a disposizione del
pubblico, i predetti dati possono essere registrati su di un apposito registro cartaceo con le pagine
preventivamente numerate e vidimate dalla autorita' locale di pubblica sicurezza ove viene
registrato anche l'identificativo della apparecchiatura assegnata all'utente e l'orario di inizio e fine
della fruizione dell'apparato.

In compenso sembra che grazie alla trasandatezza del legislatore la cosa si stia esaurendo:

f) assicurare il corretto trattamento dei dati acquisiti e la loro conservazione fino al 31 dicembre
2007.

ammesso che non sia uscito un'aggiornamento.

Tra l'altro il documento ufficiale è accessibile solo a pagamento: dovremmo pagare pure per sapere quali leggi siamo tenuti a rispettare.