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La libertà di parola in Italia

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Non trovo più l'articolo, ma nel video Fede, circondato da guardie del corpo ed incalzato da Ricca sull'illegalità di Rete4, alterna silenzi, insulti e minacce. Ad un certo punto sputa da una scala, verosimiilmente addosso a chi riprende, e la scena è ripetuta più volte con tanto di accompagnamento musicale. Per quanto possa essere tragicomico che sia lo sputatore a denunciare lo sputato e non il contrario, qui Fede è ripreso di persona e fa una figura molto meschina. Per contro in un rapido giro su mastellatiodio ho visto solo commenti critici ma civili, la cosa più dura che ho notato è questo manifesto.

Quanto ai server, la questione è rilevante solo per l' identificazione: se ho un sito in Uzbekistan e la polizia postale viene a casa mia a chiedermi le password per metterlo sotto sequestro io gliele do senza fiatare, e la denuncia è contro di me, non contro l'host. Certo, se uso un sito blog straniero senza attività in Italia i gestori non sono tenuti a dare i miei dati alla polizia italiana, ma poi i visitatori non sanno usare i menu e devo stare attento ad ogni contatto correlato anche indirettamente al sito. Se non ho intenzione di fare nulla di illegale non ne vale la pena.

In realtà la questione dell'oscuramento dei siti internet - al di là dell'inconsistenza della vicenda Mastella - è seria e ci porta dritti dritti al vecchio problema dei rapporti tra libertà di espressione e diritto a non essere diffamato, tra libertà di informazione e uso delle informazioni per fini criminali.

Sul punto ci sono fiumi di libri e articoli e per fortuna lo spazio di libertà col tempo si è allargato.

Ciò non toglie che una tutela a chi è oggetto dell'interesse altrui deve essere riconosciuta, se questo interesse non si traduce in una legittima espressione di idee, ma in esposizione tendezionsa di fatti non veri o, peggio, in accuse di fatti criminali inconsistenti.

In altri termini, se domani (arrabiato per un loro commento che giudico sbagliato) apro un sito internet sul quale avanzo dei semplici sospetti che Sandro Brusco, Marcello Urbani e Enzo Michelangeli sono dediti al turismo sessuale e lo condisco di foto in cui il bel faccione simpatico di Sandro è associato alle faccine di bambine tailandesi, mi sto limitando a manifestare il mio pensiero o sto diffamando ? E i tre che si sentono offesi hanno diritto di chiedere al giudice di intervenire o devono star buoni consentendomi di esercitare il mio diritto ?

Sotto questo aspetto, l'oscuramento del sito non è altro che la riproposizione, nell'epoca di internet, del sequestro delle pubblicazioni diffamatorie e/o eversive (che c'è sempre stato) solo che internet è molto più sfuggente e, soprattutto, è molto più virtuale sicchè diventa assai difficile individuare e colpire i responsabili e chi ci prova rischia di fare la figura di Don Chisciotte contro i mulini a vento

In altri termini, se domani (arrabiato per un loro commento che giudico
sbagliato) apro un sito internet sul quale avanzo dei semplici sospetti
che Sandro Brusco, Marcello Urbani e Enzo Michelangeli sono dediti al
turismo sessuale e lo condisco di foto in cui il bel faccione simpatico
di Sandro è associato alle faccine di bambine tailandesi, mi sto
limitando a manifestare il mio pensiero o sto diffamando ? E i tre che
si sentono offesi hanno diritto di chiedere al giudice di intervenire o
devono star buoni consentendomi di esercitare il mio diritto ?

La Common Law segue un criterio molto semplice: la verita' rappresenta una valida difesa in cause per diffamazione. Questo principio vale anche in molte giurisdizioni di Civil Law, ma non tutte (p.es., non e' sufficiente nelle Filippine).

Una discussione molto dettagliata sta su Wikipedia .

Sul principio siamo d'accordo, ci mancherebbe.

Qui però non stiamo parlando di  reati o di documenti falsificati, ma al più di presentazione tendenziosa di fatti reali.Se un direttore di telegiornale non sa che rispondere a chi gli da del buffone e reagisce a sputi è un problema suo.Inoltre riguardo la privacy non credo di possa applicare ai personaggi pubblici lo stesso metro valido per un cittadino qualsiasi, se no dovremmo chiudere tutti i giornali scandalistici.

Detto questo, l' oscuramento cautelativo dell' articolo incriminato mi sembra un provvedimento ragionevole, il sequestro dell' intero blog decisamente eccessivo.Sulla carta stampata si impongono rettifiche, mica si chiudon testate, almeno non per faccende simili.

Infine credo che una normativa pensata per l' editoria tradizionale vada un po' rivista per i nuovi media: una sanzione ragionevole per la Mondadori può essere mostruosa per un blogger. 

Quanto ai server, la questione è rilevante solo per l' identificazione:
se ho un sito in Uzbekistan e la polizia postale viene a casa mia a
chiedermi le password per metterlo sotto sequestro io gliele do senza
fiatare, e la denuncia è contro di me, non contro l'host.

Boh, io gli potrei dire che non ne so nulla, e si tratta forse di un omonimo. E se non ci credono, che inoltrino alle autorita' competenti richiesta per un warrant, scritta in Uzbeko...

Ok, ma se si son presi la briga di "sniffare" la tua connessione per un paio di giorni è probabile che le password le abbian già e ti faccian notare che questo omonimo è pure coinquilino, a meno che tu sia rigoroso nell' utilizzo di crittografia e quant'altro.Ed essere rigoroso vuol dire anche non venir qui a linkare il tuo articolo attribuendotene la paternità, non pubblicizzarlo su oknotizie o digg o simili, non scriverne a gente che ha la posta su server italiani, non memorizzare le password nel browser, cancellare ogni mail relativa al servizio... mi fermo perchè questo non vuol essere un tutorial, ed io stesso non mi son mai posto il problema seriamente.

In ogni caso il mio punto era che mantenere l' anonimato in rete rispetto alle autorità è possibile ma non semplicissimo, difficilmente vi ricorre uno che si limita ad esprimere opinioni che ritiene legittime in uno stato dove vige la libertà d'espressione.Inoltre pochi blogger ne sanno abbastanza per praticarlo.