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Perché si dicono tante sciocchezze nel dibattito economico in Italia

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Avendolo visto in "costruzione" attendevo compiaciuto l'apparizione di questo eccellente pezzo di Sandro, che mi sembra individuare chiaramente le radici dello stupidario economico a cui assistiamo quotidianamente. Provando, fra le altre cose, che nel lungo periodo una scuola ed un'università di qualità contano, eccome contano, per lo sviluppo non solo economico, ma anche sociale e politico di un paese.

Nel caso qualcuno pensasse che "il modello superfisso" (anche questa, azeccata espressione di Sandro) fosse una curiosità accademica che nessuno usa e di cui nessuno è consapevole, se ne ricreda rapidamente. Ecco, cortesia d'un dedicato lettore, un esempio recente di "sciocchezze fondamentali", firmato da due dei nuovi "guru" di questa particolare versione del pensiero privo di vincoli logici ed empirici. Se volete divertirvi, eccone un'altra a firma d'uno dei "super guru" (P.A. Garegnani, il quale purtroppo i suoi lavori "scientifici" non li rende accessibili on line ...) nella quale apprendiamo come si fa l'analisi empirica quando si pratica la teoria economica "conflittuale". Uno spasso per chi lavora con i dati, un vero spasso.

Notate che i "padri nobili" di questo sciochezzaio sono sempre gli stessi: Keynes , Kalecki, Sraffa, Dobb ... sino ai baroni rivoluzionari locali, Graziani e Garegnani. Mancano all'appello Pasinetti, Roncaglia, Parinello, Amendola, Lunghini ... dove son finiti quelli? Usciti dal giro buono? Una scissione nella chiesa della "critica dell'economia borghese" con cui ci hanno massacrato la frontal cortex quando eravamo loro allievi e vittime?

Fa impressione, dopo trent'anni e passa, leggere ancora frasi come queste

Ci
limiteremo a ricordare che la più visibile di esse verte su un
insanabile `vizio di circolarità' che caratterizza il tentativo
neoclassico di assumere come un dato esterno all'analisi la dotazione
di capitale espressa in valore, e di pretendere al tempo stesso di
determinare all'interno dell'analisi il saggio di profitto, benché a
sua volta quest'ultimo rappresenti una componente essenziale per il
calcolo del capitale, ossia proprio del dato assunto come esterno.


Con le dimostrazioni di Sraffa e Garegnani sulla `incoerenza internà
del modello neoclassico l'approccio compatibilista entrava dunque in
una fase di evidente difficoltà, laddove invece l'impostazione
`conflittualistà traeva nuova linfa e fonti di ispirazione.

Domanda retorica: secondo voi le insegnano nelle aule delle università italiane, queste frottole? Temo di sì, e non solo all'Università del Sannio ...

Come stupirsi, poi, se i giornalisti economici scrivono ciò che scrivono, i politicanti ed i sindacalisti promettono la luna nel pozzo, e l'intero paese crede nella teoria che lavorando di meno, aumentando la spesa pubblica e facendo più scioperi cresceranno i salari reali?