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Perché si dicono tante sciocchezze nel dibattito economico in Italia

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Interessante questo movimento, non m'ero mai accorto che esisteva. Trovo affascinante l'idea di "cambiare" o "riformare" un intero campo di ricerca scientifica a base di appelli con firme raccolte mondialmente. Suppongo l'idea sia che se la "maggioranza" degli "economisti" firmano l'appello, poi aboliamo "mainstream economics" sulla base di un criterio democratico e facciamo la economics riformata. Infatti, la facciamo fare agli "studenti" che, contrariamente a quanto il loro nome suggerirebbe, se "studiano" a Cambridge evidentemente sanno già quello che dovrebbero imparare. Carino, veramente interessante come approccio. Che abbiano organizzato anche qualche sit-in alle riunioni dell'Econometric Society o della AEA? La cosa interessante, almeno per me, è notare che sulla rivista dell'economia anti-autistica appare un articolo (si fa per dire) di Joe Stiglitz (che una volta era un "normal economist" ma ora ha visto la luce della verità che fa vendere libri) nella quale ruba idee mie e di David K. Levine, ma da buon economista alternativo non ce ne riconosce la paternità. Poiché le distorce, non avendole evidentemente capite, e finisce poi per dire cose incoerenti, forse non dovrei risentirmene ... Evviva, dunque, l'economia alternativa. Rimango in ansiosa attesa dell'ingegneria aeronautica post-moderna, quando l'adottano fatemelo sapere che smetto di viaggiare ...

Passiamo ad altro. Si fa ricerca economica seria in Italia? Direi di sì, se ne fa un po' ed è abbastanza di più di quella che si faceva una volta. Ma è poca roba, concentrata in pochissimi posti, sempre pronta a morire travolta dalla "realtà dei fatti" e comunque minoritaria, ossia poco visibile, ininfluente nel dibattito culturale e completamente estromessa da quello giornalistico e politico. Su questo fatto, difficile da negare, si concentrava Sandro. 

Temo che a volte gli equilibri all'interno di una data disciplina (spero solo nel breve termine) dipendano dallo schierarsi di gruppi di interessi contrapposti che lottano per guadagnare fette di mercato.

All'interno di scienze politiche *negli USA* il movimento Perestroika ha lottato contro la supposta egemonia di quelli che usano metodi quantitativi e modelli formali. Anche con abbastanza successo:

http://www.btinternet.com/~pae_news/Perestroika/Miller.htm

Si potrebbe persino supporre che -tanto più una disciplina tratta di argomenti falsificabili- tanto meno queste manovre coordinate hanno minori probabilità di successo. Tanto per esemplificare con quattro casi:

1) fisica: impossibile cambiare la disciplina con una raccolta di firme

2) economia: quasi impossibile (forse escludendo l'Italia...)

3) scienze politiche: possibile, è on the equilibrium path!

4) letteratura: è tutta una lotta tra scuole di pensiero