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La galleria degli orrori

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Gli slot di Malpensa sono li, non se ne vanno solo perché Alitalia se la compra qualcun altro. L'unico vero rischio dal punto di vista economico è che Air France decida di usare il controllo degli slot in modo anticompetitivo, rifiutandosi di venderli o affittarli ad altri solo per limitare la concorrenza. Sarebbe un caso da manuale di monopolizzazione mediante controllo degli input. Non sono affatto certo che la cosa convenga ad AF (come si è visto con Heathrow, vendere o affittare gli slot procura un bel po' di soldini, mentre il limite alla concorrenza che si può ottenere sottoutilizzando gli slots di Malpensa non appare gran cosa), ma se veramente così fosse allora compito dei politici del nord sarebbe quello di invocare un'azione antitrust e favorire al massimo l'entrata di nuove compagnie; oppure chiedere garanzie ad AF, al momento dell'acquisizione, che gli slot verranno ceduti o utilizzati in forma piena. Non è certo quello che traspare dalle dichiarazioni che riporta Gianluca.

Certo, l'azione antitrust in Italia è sempre lenta e spesso poco efficace, ma se questo il punto non vedo come Air France sia peggio di Air One. Lì i problemi di antitrust non sono ipotetici ed eventuali, ma risultano dalla diretta monopolizzazione della cruciale tratta Milano-Roma. Se abbiamo paura che l'azione antitrust sia lenta e inefficace allora Air France è chiaramente meglio di Air One.

Inoltre mi pare poco probabile che Air One riuscirebbe a mantenere la struttura a due hubs che caratterizza l'attuale struttura Alitalia, e che è stata più volte indicata come una delle principali ragioni per cui i costi di AZ sono fuori linea rispetto alla concorrenza. Posso quindi solo supporre che la rivolta dei politici del nord sia alimentata dalla speranza di mantenere, nel caso di acquisizione da parte di Air One, l'attuale struttura, sperando che come al solito sia qualcun altro a pagare i costi.

Né Air France né Air One sono belle opzioni, soprattutto visto che Air France ha proposto l'acquisizione per scambio di azioni. Il governo ha enormi responsabilità per aver organizzato la gara in un modo che rasenta il sabotaggio economico, facendo di tutto per impedire la concorrenza da parte di acquirenti 'sgraditi'. Anche in questa fase la mancanza di trasparenza è semplicemente agghiacciante. Il pubblico (che, alla fine della fiera, di AZ è il proprietario via il suo governo) non sa assolutamente nulla dei dettagli delle due proposte, né il governo ha spiegato con chiarezza quali criteri vanno utilizzati per preferire una proposta a un'altra. Tutte ottime ragioni per arrabbiarsi. Peccato che non c'entrino nulla con le ragioni addotte da Formigoni, Bossi e company, che sembrano invece prigionieri di una visione preistorica in cui l'acquisto di un'azienda da parte di azionisti esteri è l'equivalente economico della conquista manu militari del territorio patrio da parte di una potenza straniera.