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La morale del caso Mastella ...

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Ottimo articolo (as usual).

Ora però chiediamoci con chi la si può fare questa rivoluzione liberale, anche perchè dobbiamo ricordarci che non si tratta di promuovere la rivoluzione contro una minoranza che opprime una maggioranza, ma di stimolare il profondo cambiamento della maggioranza stessa degli italiani.

Se è vero infatti che  oggi i cittadini sembrano non poterne più della casta, il fatto stesso che si insista con la criminalizzazione della casta, vista come qualcosa di altro da sè, consente a tutti noi italiani di assolvere i nostri comportamenti collusi.

In genere le rivoluzioni le fanno le élites che riescono a trascinare le masse.

Partiamo quindi dall'analisi delle èlites, che normalmente sono quelle intellettuali e quelle economiche.

L'elite intellettuale italiana lascia a desiderare.

Prendiamo ad esempio l'università che normalmente forgia, protegge e stimola le classi dirigenti. Orbene, l'università italiana fallisce proprio in questo, nella creazione delle eccellenze, è essa stessa complice e pienamente "intefacciata" col mondo politico: tra gli arrestati della vicenda Mastella non a caso ci sono professori universitari di geologia e ingegneria.

Altra tradizionale élite intellettuale è quella delle libere professioni, ma anche qui la situazione non è florida. In primo luogo è cambiato il ruolo ed il riconoscimento sociale del libero professionista. Un tempo l'avvocato, il commercialista, il medico, il notaio, l'ingegnere ecc. erano il frutto di un comune retroterra culturale e sociale, con ruoli e compiti ben definiti e ben definiti principi e si poteva quindi ipotizzare di incanalare i loro iteressi verso comuni obiettivi.

Oggi i ruoli sono saltati e ci troviamo di fronte al "professionista di massa" (in Italia abbiamo circa 120.000 avvocati e 100.000 commercialisti) e per molti lo sbocco professionale non è il tradizionale studio indipendente, ma l'essere inseriti - come dipendenti neanche sempre ben pagati - in strutture di grandi dimensioni dove la prestazione intelletuale del professionista, fatti i debiti distinguo, è simile a quella dell'operaio alla catena di montaggio. A fronte di questa massa di professionisti non più "liberi" c'è poi la minoranza rappresentata dai titolari dei grandi studi e dagli studi "agganciati" col mondo politico e con le grandi imprese, che sono gli unici in grado di fare i veri soldi e che non hanno tutto questo interesse a cambiare le cose.

L'élite economica non sta messa molto meglio, anche se è oggettivamente l'unica su cui si potrebbe contare.

Tradizionalmente abituata ad operare in un mercato protetto, l'imprenditoria italiana si trova oggi ad affrontare la vera concorrenza e non a caso i grandi gruppi, dalla metà degli anni '90 hanno cercato di occupare le posizioni di mercato più protette (utilities, grandi reti ecc.). Molti imprenditori sono poi anche loro intefacciti con la casta, della quale hanno bisogno per ottenere finanziamenti, per programmare le grandi  operazioni immobiliari e le più ardite operazioni finanziarie.

Rimangono - come al solito - le imprese manifatturiere, liberali per necessità, perchè costrette a confrontarsi con il mercato e la vera concorrenza. A voler essere ottimisti aggiungerei anche i gruppi bancari in corso di aggregazione, quanto meno Unicredit, che sembra muoversi al di fuori dei vecchi riti.

Anche le masse non stanno messe bene, perchè assistono alla perdita di potere di acquisto e di conseguenza cercano di aggrapparsi a chi gli può continuare a garantire le protezioni del passato, come i sindacati. Cercano anche, quando possono, di arraffare qualche briciola che cade dal tavolo della casta stessa, sotto forma di assunzioni clientelari, pensioni, lassismo nei controlli-

Ciò posto, che vogliamo fare ?

Dato che oggi nessuno sembra in grado di dar vita alla rivoluzione, chi, sul mercato politico può almeno provare a fare qualche riforma ? Non certo questa destra, come è stato già scritto su questo blog.

Tutto sommato potrebbe provarci il PD. Siccome  le prossime elezioni rischia di vincerle di nuovo Berlusconi potremmo sperare che un purgatorio di opposizione consenta al centro sinistra di darsi un taglio realmente liberale. Il punto è: l'Italia può permettersi altri anni di attesa ?