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La morale del caso Mastella ...

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Visto che non mi risulta che mai le masse abbiano fatto la rivoluzione per avere uno stato liberal-liberista, rimangono solo le elites. Ma come ho gia' scritto in un altro messaggio, predomina anche tra le elites lo statalismo catto-comunista. Le mie stime personali sono queste:

Nel centro-nord (~60% dello Stato) ci sono delle elites "mercantili" che competono nel mercato (sostanzialmente grandi, medi e piccoli imprenditori e alcune categorie di professionisti) e delle elites "feudali" che sono invece dipendenti in vario modo dallo Stato e dalla spesa pubblica (come dirigenti statali e parastatali, medici della sanita' statale, professori universitari, magistrati). La parte di vertice delle classi mercantili (Confindustria) e' perdente nella competizione internazionale e trova i suoi profitti principalment5e nella protezione collusiva dello Stato, nei sussidi, negli incentivi, nei prepensionamenti e nelle rottamazioni. Quindi le uniche elites che stanno nel mercato (tipicamente nella competizione internazionale senza aiuti dallo Stato) sono le piccole e medie imprese che esportano e una parte delle categorie professionali a loro connesse. Solo queste elites (che sono minoranza anche nel centro-nord) hanno reale interesse di breve termine ad una rivoluzione liberale e liberista. Tutti gli altri, da Confindustria ai primari delle ASL lottizzate ai professori universitari, per non parlare dei dirigenti statali, sono statalisti e anti-liberisti. Molti di loro avrebbero vantaggi di lungo termine da una liberalizzazione, ma non hanno competenze culturali, lungimiranza e coraggio per scommetterci.

Nel Sud (40% del paese) le elites mercantili sono una minoranza tanto eroica quanto residuale. Le elites del Sud sono sostanzialmente della varieta' "feudale" quindi stataliste e antiliberiste. I vertici di queste elites sono i gestori del consenso clientelare con i soldi dello Stato (se ce n'era bisogno, il caso Mastella lo conferma).

Per quanto mi riguarda, come ho scritto gra' troppe altre volte, uno delle poche possibilita' a disposizione per ridurre l'intermediazione statale su cui prospera la Casta e' una separazione tra Nord e Sud Italia che elimini o riduca il flusso principale di risorse su cui si basa il potere politico in Italia. Questo toglierebbe alla Casta la possibilita' di recuperare col voto clientelare del Sud la perdita di consensi dovuta al malgoverno dello Stato al Nord, e porrebbe un vincolo virtuoso agli sprechi della spesa pubblica al Sud, che dovrebbero essere alimentati da imposizione fiscale locale. Dal punto di vista strettamente economico sarebbe un passo verso il liberismo e la riduzione dell'intermediazione statale nell'economia, che potrebbe porre le basi per uno sviluppo liberista anche all'interno delle due aree.