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Referendum: eppur si muove

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Questo pero e’ barare con le parole. Non entro di nuovo nella polemica calcistica (e’ chiaro che il
background e’ troppo diverso), preciso solo che non sono affatto pentito, e
nemmeno “pentito”. Nel caso in cui qualcuno fraintenda.

Tornando alle strategie in vista delle elezioni, resto allora in attesa del
post chiarificatore di Boldrin. La strategia dello swing-voting mi lascia
perplesso. Ad ogni giro SB, WV, SB, WV and so on and so forth si cementano, mettono
radici, nominano amministratori, direttori generali del Tesoro e delle ASL. Non
sono certo che la “cultura dirigente” che c’e’ oggi in Italia si smonti nel
lungo periodo con questa strategia. Ma resto all’ascolto.

Io credo che occorra iniziare a smuovere le cose, e per farlo occorre farsi
contare da chi sta nel palazzo. La via naturale e’ quella di creare una lista,
un partito, un movimento che si presenti ovunque. Ma per queste cose ci vuole
tempo, ci vuole organizzazione, ci vuole troppo. Non c’e’ democrazia partitica
in Italia. Esiste, invece, una lista che fin da subito si puo’ votare perche’
presente in ogni circoscrizione d’Italia: astensione, oppure nulla con scritta
pro-inter, o cose simili. La lista (lo strumento) c’e’. Basta coinvolgere le
persone, i blog, i pensatori saggi di questo paese. Leggo una convergenza
trasversale su tanti temi se sfoglio un blog, un sito di informazione, anche
qualche editoriale di giornale. Sono davvero cosi’ poche queste persone che non
vale la pena di contarsi? Resto all’ascolto.

Che succede dopo che ci
si conta? Se 5 su 10 dicono no alla casta in senso lato, voi dite che davvero
potranno far finta di nulla?