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Tasse, maledette tasse

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Oh, no. Non ci siamo proprio capiti! Visto che non ci siamo capiti nella versione rapida, proviamo con quella lenta e dettagliata.

Io mi ero
assunto l'onere della "compatibilità politica", come lo chiama giustamente il
mio amico Alberto Bisin, ed avevo fatto una proposta che risolveva l'apparente paradosso ma che, per farti contento, era difettosa
e costosa
. Perché costosa e difettosa? Questa versione già è lenta abbastanza così, quindi lascio la soluzione di questo ulteriore puzzle alla tua agilità intellettuale. Hint: pensa agli incentivi dei giocatori nel gioco ripetuto e capisci subito
perché è difettosa, oltre che costosa, la proposta del commento precedente.

Torniamo al punto. Tu chiedi: come migliorare la qualità della ricerca riducendo al contempo la spesa pubblica per ricerca - quantità miserrima, lo sappiamo tutti, e probabilmente inferiore a quella della spesa pubblica per i festivals del cinema e le giovani fanciulle in carriera con email @governo.it, ma transeat. Poiché usmeavo - così a naso: sono un topo che si fida del suo intuito - che a te piacessero lo stato e le sue spese più che il mercato e la libertà, mi sono
inventato un semplice meccanismo (banalotto alquanto ...) che risolvesse l'apparente paradosso e soddisfacesse al requisito
di mantenere l'intera cosa sotto controllo pubblico,
finanziamento pubblico, e balle del genere.

Ma, se mi permetti di
ignorare il vincolo politico-ideologico del "tutto pubblico", la soluzione è molto più semplice,
meno costosa e, soprattutto, più efficace: licenzi TUTTI, chiudi la baracca e tiri i
burattini. Okkei, okkei, messa così è troppo brutale. Diciamo che dai due o anche tre anni di preavviso, cosicché i privati che
vogliano entrare nel settore una volta che ne escano gli enti pubblici inefficienti ci entrino, e quelli che nel settore pubblico han voglia di far ricerca seriamente e la sanno fare si preparino alla nuova normativa. Magari chiedendo che la loro università o centro di ricerca si trasformi in organizzazione senza scopo di lucro secondo procedure che spero siano abbastanza ovvie. In altri termini, privatizzi l'università italiana, non nel senso che la vendi ai privati (chi vuoi che se la compri?) ma nel senso che trasformi università, centri di ricerca ed altre amenità pubbliche in enti di diritto privato completamente indipendenti e patrimonialmente autonomi (trasferendo loro ville e palazzi, sedie e banchi, computers e bidelli) ... Come farlo ne abbiamo già discusso qui e, se proprio qualcuno volesse farlo, mi offro da consulente gratuito. Ecco, questa è la soluzione completa, non sempliciotta, ed efficiente. Ed anche questa, credimi, è un meccanismo. Un meccanismo di mercato, anzi un meccanismo di mercati.

Perché, vedi, non c'è "il mercato", ci sono "i mercati". Diversi fra loro, eterogeneamente assortiti ed organizzati, regolati o meno a seconda della bisogna e dell'evolversi delle tecnologie. Non tutti perfettamente competitivi, alcuni proprio non si riesce, ma quasi tutti "più competitivi" del monopolio pubblico. Ed i mercati sono meccanismi, alcuni ottimi altri meno, ma meccanismi. Qui sta infatti, la chiave concettuale su cui si fonda la teoria dei meccanismi di Leo&Co: non vi è nessuna contrapposizione fra mercati e meccanismi, i primi sono un sottoinsieme (piuttosto denso) dei secondi. Non a caso, quasi tutte le volte in cui qualcuno si inventa un meccanismo (ottimo, date le sue ipotesi) per risolvere un qualche problema di allocazione, questo signore (o signora, che ci sono anche loro) poi si chiede: come lo "decentralizzo" questo fighissimo meccanismo? La parola "decentralizzare", che ai non esperti ricorda il fallimentare trasferimento della raccolta delle spazzature ai consigli di quartiere, fra di noi frequentatori di JET ed ECA vuol dire invece: come trovo un sistema di prezzi (e mercati, quindi) che implementi la soluzione ideale che ho appena disegnato? Non si trova sempre, persino i mercati sono imperfetti ed addirittura incompleti, ma si trova spesso. Oserei dire che, dal punto di vista pratico, si tova quasi sempre la soluzione attraverso mercati opportunamente arrangiati e regolati. Ragione per cui i meccanismi di mercato (plurale: meccanismi) tendono a funzionare, mentre il meccanismo pubblico - 'ché quello è sempre lo stesso e provatamente non ottimo: tassa e spendi che così ti votano - no.

Nel caso in specie il meccanismo sempliciotto che io avevo suggerito (che assumeva l'esistenza di una commissione imparziale di saggi che sapevano esattamente chi è meglio e chi è peggio, chi è cialtrone e chi genio lavoratore; assunzione che in un gioco ripetuto risulta difficile assai mantenere se la commissione è composta da esseri umani e non da angeli) nella realtà delle cose è implementabile praticamente con un sistema di mercati competitivi, o quasi. Non identico a quello USA, ma non molto distante da esso. Insomma, il meccanismo da me descritto è, abbastanza banalmente, decentralizzabile in un sistema di mercati regolati. La decentralizzazione, m'arrischio di congetturare, implementa il meccanismo ottimo anche in un contesto dinamico (gioco ripetuto) mentre il semplice meccanismo da me descritto nel commento anteriore molto probabilmente fallisce per ovvie ragioni di "capture" del regolatore ...

Non so, infine, chi siano questi economisti di sx a cui ti riferisci e che - dagli anni '70! - vogliono liberalizzare ed amano i mercati. Presentameli 'ché io non li ho ancora incontrati: magari ci fossero! Spero tu non abbia il Bersani in mente: ma se non ha libera(lizza)to nemmeno se stesso! A dire il vero, anche se li conosci di dx presentameli, 'ché anche quelli faccio fatica a trovarli. Più in generale, non capisco la protesta finale su quelli che scrivono le cose solo per prendere tenure e si scordano quello che han scritto quando è ora di fare politica economica dove propongono mercati un po' a casaccio. Forse ti riferisci ad un fenomeno recente e che io, per ragioni anagrafiche, non conosco, ma sarei curioso di capire le ragioni logiche (non ideo-logiche) della lamentela - e della scarsa considerazione di Adam Smith, che i meccanismi li aveva capiti. Forse è giustificata, non lo metto in dubbio, ma per renderla comprensibile dovresti dirci cos'hai in mente, a chi ti riferisci, ed in quale occasione uno di noi (noi di nFA, degli altri non rispondo) se ne sia uscito con fesserie mercatiste (termini miei, per riassumere) quando bastava proporre un intelligente meccanismo-non-di-mercato. O forse, non è che bisogna stare attenti a giocare al gatto ideologico con il topo tonto, perché a volte il topo può sembrare tonto, ma non lo è? E forse non è nemmeno un topo ...

Ti rispondo su una cosa velocemente, poi cerco di scrivere qualcosa stanotte. Io mica ho mai detto che i mercati non sono meccanismi. L'hai precisato tu: sono un sottoinsieme (dove l'inclusione è stretta, e sulla genericità non so proprio dirti a questo livello di dettaglio) dei meccanismi possibili. Per gli obiettivi che ci proponiamo (la funzione di scelta sociale), date le ipotesi sull'environment che ci troviamo di fronte (informazione, caratteristiche dei beni, preferenze etc) , il mercato può essere o meno la scelta da adottare. E dato che un meccanismo non è altro che una funzione che associa azioni ad outcomes in modo che "qualche concetto di ottimalità individuale + qualche concetto equilibrio" e in modo che "outcome equilibrio = outcome che ci piace" si ottiene, il tutto si riduce a capire se questi oggetti sono vicini abbastanza a "max su un vincolo lineare + somma degli usi uguale a somma delle risorse ". Tu dici che il sottoinsieme dei meccanismi per cui questo non è vero è abbastanza piccolo, io ho qualche dubbio che questo sia vero per tutte le possibili FBS e per tutti i possibili environment.

Il resto stanotte.