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Horror Economics (II)

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in astratto, secondo me, non esiste un confine ottimale. il confine lo definisce la politica. tenendo conto spiegato da Boldrin. voglio dire: se parti dal fatto che non è vero che la globalizzazione è solo bene (come qualcuno ha voluto credere per anni), allora da politico (e da cittadino quando voti) devi decidere anche quale sia il tuo confine accettabile.

Concordo. E quindi ribadisco che sono MOLTO contento di leggere un articolo di questo tipo su nFA. Diciamo che, per quanto mi riguarda, va a colmare l'unico - o uno dei pochi (ché sennò qui si montano la testa...) - punti deboli dei magnifici autori di questo blog, ovvero la loro a volte eccessiva fiducia nelle ricette automatiche derivanti dai modellini analitici "back-of-the-envelope" (anche se a volte la envelope è moooooolto grande...). Ricette che, invece, come molto bene dice Michele, vengono meno non appena si complicano un pochino i modelli stessi, p.e. includendo i costi di transizione oppure, aggiungo io, anche elementi di incertezza non quantificabile (la true uncertainty di Keynes e Knight, in quanto diversa dal mero risk) o di non completa razionalità degli agenti (who is the representative agent?). Come già ho scritto una volta, l'economia NON è una scienza come la fisica, e neppure come la medicina, baby, and there's nothing you can do about it (All the President's Men, 1976). In questo la lezione del buon Galiani 1770 è ancora perfettamente valida.