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Horror Economics (II)

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altro discorso è chiedersi: se avessero fatto qualcosa già nel 1974,
oggi avremmo meno loosers? io non lo so. immagino che Boldrin dirà la
sua.

Il punto e' che non e' stato fatto nulla in 30 anni di preavviso, e gli imprenditori, sindacalisti e politici che oggi si dichiarano presi di sorpresa mentono sapendo di mentuccia. E' a loro che gli operai disoccupati devono presentare il conto.

ma resta il fatto che nel 1974 era abbastanza difficile prevedere
un break strutturale come la caduta del muro, la rivoluzione di
internet e la rivoluzione produttiva in cina...

Ma guarda che questi sono tutti stati eventi fortunati, che hanno aumentato la produttivita' e allargato i mercati: come in tempi passati lo furono la scoperta dell'America, o l'invenzione della stampa a caratteri mobili, della macchina a vapore o del telaio Jacquard. Tutti a suo tempo crearono frizione (e richieste di protezione piu' o meno temporanea, e talora rivolte anti-tecnologiche), ma i paesi che abbracciarono il cambiamento furono quelli a trarre il massimo vantaggio dagli eventi.

Lettura consigliata a chi pensa che l'arrivo di manufatti a basso costo sia una tragedia: la parodistica Petizione
dei fabbricanti di candele, ceri, lampade, candelieri, lampioni,
smoccolatoi, spegnitoi; e dei produttori di sego, olio, resina, alcool
ed in generale di tutto ciò che concerne l’illuminazione
di Frederic Bastiat.

non discuto affatto che si sia trattato di eventi fortunati. e, infatti, non sono uno di quelli che vede nella globalizzazione il male da combattere. tutt'altro. io sto molto meglio grazie a internet e alla globalizzazione.

concordo anche che quei paesi che in passato furono i primi ad abbracciare il cambiamento, sono stati anche quelli che ci hanno guadagnato di più.

la questione qui mi sembra leggermente diversa (può darsi che io non abbia colto lo spirito dell'articolo di Michele). il mio punto di partenza è questo: ci sono le frizioni. e queste frizioni, questa volta, sono grandi. si può non essere d'accordo su questo, ovvio. come dice Michele, secondo me queste frizioni sono grandi perché troppi "losers" non hanno abbastanza tempo per "recuperare". uno potrebbe dire: che mi frega? nel complesso il welfare aumenta. tuttavia per me che l'operaio 50enne perda il posto di lavoro, non sia in grado di riqualificarsi e abbia un "welfare" negativo mi sembra un grosso problema per la società.

ma la conclusione di Michele non mi sembra del tipo: rigettiamo la globalizzazione e l'apertura del mercato. piuttosto: cerchiamo di essere sempre tra i primi ad abbracciarla, ma "regoliamola" quanto necessario per ridurre il danno ai losers, specie se sono troppi. d'altra parte la politica non è un modello di GE spersonalizzato.

insomma, piccoli accorgimenti al mercato libero (non li chiamo nemmeno interventi) possono aiutare.