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Horror Economics (II)

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I motivi per cui non sono d'accordo con quanto scritto da Michele sono tanti. Corro il rischio di passare un po' per ignorante (visto che il Boldrin di solito dice cose fondate, mentre io congetturo) e elenco i primi che mi vengono.

1)"Mi dichiaro dunque a favore di un moderato e transeunte neo-protezionismo."
Io no, perché non credo nella buona capacità dei governi (e SOPRATTUTTO DI QUELLI ITALIANI) di "governare i processi e le transizioni". Non credo che un periodo di dazi/sussidi alla produzione industriale italiana che soffre la concorrenza asiatica sarebbe utile per ridurre i costi sociali dell'aggiustamento; quasi certamente, però, avremmo un'altra categoria di lavoratori quasi pubblici, un'altra lobby potente (7-10 milioni di voti!) che il giorno prima della fine dei sussidi occuperebbe qualche autostrada per rinnovarli.

2) Ma chi paga poi tutto ciò? Se si trattasse solo di escludere gli asiatici dal WTO, potremmo dire la collettività, i consumatori; ma vabbè, dobbiamo governare la transizione. Se però, come credo, dal WTO non esce nessuno e il neoprotezionismo si deve tradurre in qualche vantaggio fiscale/sussidio in favore dei tornitori padovani, dobbiamo chiedere qualche tassa in più. Chissà a chi toccherà. Previsione mia: aliquota supplementare per contratti flessibili per giovani stagisti.

3) Eticamente non mi paice l'idea che chi scrive le regole del gioco si prenda la libertà di escludere il più debole quando diventa più forte, e poi di riscriverle di nuovo quando ha aggiustato i problemi e può di nuovo competere alla pari.

4)"Non solo: nella realtà le scelte politiche le dovremmo fare per massimizzare l'utilità di quelli che esistono hic et nunc, non di quelli che verranno." C'è un sacco di gente in italia che c'è già e che non beneficia per niente di questo neoprotezionismo e che, oltre a sopportarne il "nuovo" costo, deve già ciucciarsi quello di un'istruzione superiore e universitaria scadente, dell'immobilità territoriale e sociale della nostra bella penisola.