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Horror Economics (II)

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Mi permetto alcune osservazioni (da non specialista).

Escludere la Cina dal WTO? interessante! chi glielo va a dire ai cinesi? puzza di terza guerra mondiale. Già per un po' di dazi si incazzano, figuriamoci se li si esclude dal WTO: quanto meno invadono Taiwan per ritorsione. Mi sembra un discorso utopistico, che stona nel contesto di questo blog.

Probabilmente, una buona leva su cui premere potrebbe essere quella dei diritti: non c'è neanche bisogno di arrivare a quelli sindacali, bastano i diritti umani. Ad esempio, minacciare l'esclusione dal WTO di quelli che non li rispettano. Tuttavia, ho paura che i diritti umani e la democrazia oramai abbiamo perso qualsiasi appeal: se Bush va ad inaugurare le Olimpiadi di Pechino, se l'Inghilterra impedisce ai propri atleti di esprimere il dissenso politico contro la Cina, per i diritti umani non c'è futuro.

Due cose sulla formazione scolastica (adoro questo argomento): prima di tutto, non c'è nessuna necessità di studiare l'inglese, tanto tra poco servirà molto di più il cinese. L'inglese "da computer" si impara anche senza studiarlo, quello oxoniense non serve nella vita. L'informatica, poi, è una cosa ambigua: se si tratta di saper usare il computer, anche quello non c'è bisogno di insegnarlo, i quindicenni di oggi sono molto più bravi dei trenta-quarantenni. Se si tratta di informatica vera, allora il discorso è diverso: per fare il programmatore di alto livello ci vuole soprattutto tanta matematica, la programmazione in sé è una cosa secondaria (forse qualcuno non sarà d'accordo).

A proposito degli studi classici: difenderò fino a esalare l'ultimo respiro il liceo classico italiano. Prima di tutto, perché è un unicum, non ha paragoni nel mondo, da difendere come patrimonio culturale irripetibile. Secondo, perché, per qualche misterioso motivo, la formazione classica permette di eccellere in qualsiasi campo dell'attività umana, incluso il campo dell'economia (sarò banale se cito i soliti Ciampi laureato in lettere antiche e Draghi con la maturità classica?). Mi si dirà: forse semplicemente vanno a fare il classico quelli che sono già bravi di loro, che eccellerebbero comunque, a prescindere dal tipo di formazione. Può darsi. Mi chiedo se esistono degli studi sulla correlazione tra gli studi classici e la riuscita nella vita adulta, tipo la prima retribuzione o il tempo di disoccupazione prima del primo impiego (ma penso che non esista, se no si saprebbe). Per conto mio, posso dire che nella mia facoltà (dove si va a studiare cinese, hindi, arabo, giapponese ecc) quelli che escono dai licei classici (o scientifici, ma tanto Leopardi c'è comunque) sono mediamente più bravi. Eppure, non hanno studiato cinese, ecc., al liceo, ma greco e latino.

La crisi dell'educazione scolastica in Italia si risolve solo con l'abbandono del permessivismo sessantottista, e con tanta matematica e fisica in più, anche al classico. Sono nato in un altro paese, e sono venuto in Italia a 13 anni: mi ricordo che il livello della matematica che mi si insegnava a quell'età nel mio paese in Italia l'ho rivisto solo quattro anni dopo, verso la fine del liceo. 

Per il resto, sono pronto a sostenere un dibattito sull'utilità degli studi umanistici per il progresso, anche tecnologico, dell'umanità, con tanto di esempi concreti, ma non vorrei usurpare lo spazio di questo blog, dove sono solo un ospite.