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Horror Economics (II)

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Ma guarda che non serve mica sapere che scuola hanno fatto quelli che citi tu. Basta sapere che sono italiani, cioè nati, cresciuti e vissuti nel paese del bello, del gusto, ecc. (vogliamo chiamarla esternalità positiva?) Ovvero, per continuare nella metafora, nel paese costruito (anzi, vorrei dire edificato, nel senso etimologico del termine) da chi ha studiato il latino, Dante e pure Leopardi... O non penserai mica che architetti, stilisti, designers, innovatori, ecc. siano tutto nature e niente nurture? All'anima del determinismo DNA-centred! 

Ps: se poi si vuole aprire una bella discussione schumpeteriana su come e dove si fa innovazione oggi, se solo nelle big firms o (anche) nelle SMEs, che sia benvenuta.

Non condivido al 100% neanche questa tua risposta. Ma tant'è. Io commentavo solo la tua frase "...una piccola obiezione: finché nelle scuole italiane si
insegneranno latino e Leopardi continueremo ad avere un (piccolo)
vantaggio comparato". Ti farei fare due passi nella mia città per aiutarmi a trovarlo questo bello e questo gusto che dici tu...Parafrasando Joyce, credo proprio che l'Italia sia come un uomo che per vivere mostra il cadavere della nonna! :( 

Se passeggio nella mia (ci si riunirà tutti a luglio...) il bello ed il gusto li vedo, eccome se li vedo, ma, e qui hai ragione da vendere, temo ancora per (relativamente) poco... E soprattutto il nuovo, quanto a "bello e gusto", bé... lasciamolo perdere: anyone for tramvia?