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Horror Economics (II)

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Michele, solo un'osservazione ad un argomento che, come detto (classico a parte...), condivido in pieno. Quando dici:

Una comprensione attenta del modo in cui innovazioni troppo drastiche possono letteralmente rendere "inutili" le dotazioni di un grande numero di agenti (i quali, quindi, non hanno "income" ed il sistema diventa "decomponibile") favorirebbe anche la comprensione del perché al momento sembra che da un lato noi (e.g. USA+EU+Giappone) si faccia fatica a vendere a Cina&Co tanto quanto loro vendono a noi e, dall'altro e soprattutto, perché esista un sottoinsieme di noi che proprio non ha nulla da vendere a Cina&Co, e a quell'altro sottoinsieme di noi forse nemmeno. ... La questione, messa altrimenti, è distributiva oltre che di efficienza, ed il problema è sempre quello dei "compensatory transfers". ... È banale mostrare che, seppur il reddito totale cresce a seguito dell'entrata di nuovi produttori nel mercato, il reddito reale di una fetta arbitrariamente grande delle popolazione si riduce. Questo mi sembra essere oggi, per la semplice scala del big bang asiatico oltre che per la composizione particolare delle dotazioni di Cina ed India, il problema da capire, e discutere.

 mi viene in mente che nel recente passato è successa una cosa simile al momento dell'unificazione tedesca, con un bel sotto-insieme di tedeschi dell'Est che, da un giorno all'altro, non aveva più "nulla da vendere" a quelli dell'Ovest (e neppure ai pochi privilegiati dell'Est). Certo, le condizioni di partenza erano diverse, con il gap Ovest-Est dovuto in questo caso a tecnnologia, istituzioni, ecc. Ma rimane il fatto che chi prima ad Est produceva e vendeva in un mercato più o meno chiuso (e vale ricordare che all'interno del Patto di Varsavia la DDR era "delegata" all' "alto di gamma" nelle varie produzioni), poi si è ritrovato a non poter competere per parecchi anni nel mercato aperto della Germania unita perché senza più barriere e con i salari convertiti 1:1 in marchi dell'ovest produrre non era più viable, neppure, che so, nel caso dell'altissima qualità delle lenti Carl Zeiss. In pratica, da un giorno all'altro, le imprese della DDR si sono trasformate nell'equivalente del tuo amico Renzo della Riviera del Brenta. A me pare un precedente storico, o natural experiment, per il rischio che paventi, o sbaglio? Ricordo di averne discusso all'epoca con il mio supervisor a Warwick e di aver tentato di convincerlo che forse andavano calcolati anche i costi lungo il sentiero di transizione e non solo il benessere allo steady state. Ma lui (giustamente) mi scoraggiò per la difficoltà analitica dell'impresa (era affare di traverse hicksiane e lì mi arresi). Ti chiedo: sai se esistono studi quali-quantitativi su tale episodio storico? All'epoca so che ne uscirono diversi (ci ho fatto sopra la tesi di laurea e di master...), ma credo che solo dopo molti anni si riesca ad avere una visione non distorta di cambiamenti così radicali. 

E' soprattutto interessante vedere dove sta la Germania Est dopo 15 anni di trasferimenti pubblici da parte dell'Ovest. Essendo stato a Dresda l'anno scorso, direi che non se la passano benissimo...