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Horror Economics (II)

3 commenti (espandi tutti)

Certo che hai letto male, e come al solito sei ipersensibile verso quel che percepisci come dissenso.

La differenza di opinioni, teorie, valutazioni e fatti che si conoscono è cosa buona; se avessi timore  di confrontarmi con tali differenze non passerei il mio tempo a discutere, sentenzierei e basta. Oppure scriverei in un blog in cui non fosse permesso discutere e commentare. Invece discuto (forse fin troppo, anzi senza forse) e, se non erro, esamino gli argomenti degli altri e li confronto i miei. Poi chi ha filo da tessere, tesse. Il "dissenso" è questione di ideologie e di verità rivelate, per le quali ho da sempre scarsissimo interesse; la discussione che stiamo avendo è l'ulteriore prova che di verità rivelate ed assolute non credo proprio di averne, né di predicarne. Pensa un po', metto persino in dubbio che il libero commercio fra paesi possa essere, in qualsiasi circostanza, beneficioso a tutti i cittadini d'entrambe le parti! Da questo punto di vista, potrei atteggiarmi a "dissenziente" od "eretico" e, vista la levata di scudi teorici a favore del  "free trade is always good", forse ne avrei qualche ragione. Ma non succederà, non ti preoccupare. Era solo una battuta ...

Stabilito questo chiedo:

- Cosa ho letto male? Tu hai descritto alcune, fra le molte, pratiche anticompetitive e stataliste del Partito Comunista Cinese. Io ci ho ricamato sopra l'ironia tesa a mostrare la contraddizione nella posizione che hai preso in questa discussione. Esattamente come era una contraddizione il suggerimento di compensare i perdenti per vie fiscali interne al primo mondo, che come credo d'aver chiaramente provato porta ai dazi.

- La contraddizione in questo caso, nel caso non fosse chiara, è che mentre i vantaggi del libero commercio per tutti i partecipanti sono abbastanza facili da invocare - allo stato stazionario, come ho argomentato senza che, finora, mi si dimostrasse il contrario - quando la libera competizione regna ovunque sovrana, le cose si fanno MOLTO più complicate se il partecipante più grosso pratica tutto fuorché la libera competizione. Poiché alcuni dei fatti che hai riportato qui (ed in altri commenti precedenti) provano che il partecipante più grosso distorce sistematicamente le regole della competizione, ho chiesto ironicamente se non stiamo per caso discutendo sulla base di due pesi e due misure. Perché, se usiamo due pesi e due misure, allora discutere diventa poco utile (detto altrimenti: ho si ha lo stesso support, o è inutile fare i bayesiani).

- Visto che ci siamo, il fatto che la Cina (e l'India, ma la Cina soprattutto) siano enormi rispetto agli altri giocatori è uno dei fatti su cui si basa il mio argomento. Perdippiù, e di nuovo questo vale soprattutto per la Cina, che non giochino per nulla secondo le regole del gioco competitivo (e lo Yuan è solo uno degli esempi) è un altro dei fatti su cui si basa il mio argomento. Gli altri fatti li ho dettagliati a iosa, non vale la pena ripeterli.

In primo luogo, sono sinceramente interessato a leggere i dettagli
della tua proposta: come posso criticare quello che ancora non conosco? 

- Sembri già sapere che dovrai criticare le proposte che farò, e poi mi parli di ipersensibilità? ... ok, ok, era una battuta, ma te la sei cercata!

- Ho l'abitudine di procedere un passo alla volta. Prima vorrei capire cosa sta succedendo, analizzare i fatti, vedere se a quelli di cui io sono a conoscenza ne vengono aggiunti altri (così è successo, anche se nessuno dei fatti aggiuntivi ha contradetto quelli da cui ero partito), capire se la mia analisi ed interpretazione dei fatti è coerente con la teoria economica (sembra esserlo, per il momento) e con la ricerca svolta sino ad ora (idem). Alla fine di questo, nella misura in cui io ritenga vi sia un problema PER UNA DELLE PARTI COINVOLTE (alcuni il problema non lo vedono, nel qual caso non so cosa dire: diciamo che la terza parte la scriverò per quelli che il problema nella situazione attuale lo vedono) provo a fare delle proposte. A me la discussione fatta sino ad ora alcune cose ha insegnato. Spero me ne insegni delle altre, visto che la settimana non e' terminata.

- Ho detto chiaro e tondo che non ho certo la ricetta in tasca, se ce l'avevo non perdevo tempo a fare l'analisi e a discutere sulla natura del problema. A mio avviso quello che abbiamo davanti è un problema completamente nuovo, non facile da capire, su cui si è lavorato troppo, troppo poco e con schemini concettuali rigidi e prefissati in testa. È un problema nuovo, come lo è il susseguirsi di bolle finanziarie che motivava il primo pezzo, a cui si danno troppo rapidamente e troppo facilmente risposte MOLTO VECCHIE. Questo è, in realtà, il tema intellettuale della terza parte dell'economia dell'orrore: GT (ed NR, e molti altri, ma uno deve pur scegliersi i suoi uomini di paglia e visto che GT ed NR sono visibili in Italia, ho scelto loro) dicono cose vecchissime, stantie, superate, storicamente fallimentari e provatamente tali. Il dramma è che le vendono come nuove, originali, illuminate, innovative, da grandi pensatori quali NON sono. Nell'ignoranza che caratterizza il dibattito di politica economica in Italia, e non solo lì, tali stantie banalità passano come novità. Ecco, questo è il tema di fondo del pezzo per lunedì. M'hai forzato a rivelarlo, così s'è sciolta la tensione dell'attesa che avevo faticosamente costruito: come guru sono proprio una cacca. 

come guru sono proprio una cacca

Ma davvero, uno non fa in tempo a eleggerti guru che già si ritrova a dover smantellare l'altare fatto nella stanzetta, bruciare libri, rinnegare e sostituirti con Enzo Michelangeli.

Ma davvero, uno non fa in tempo a eleggerti guru che già si ritrova a
dover smantellare l'altare fatto nella stanzetta, bruciare libri,
rinnegare e sostituirti con Enzo Michelangeli.

Per carita', sono il meno qualificato a cui rivolgersi per una carica del genere! Per ogni carica, in realta', tranne quella di "Slacker in Chief" :-)