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El bordèlo ne la testa del PD (ovvero, il PD-pensiero sul mercato del lavoro)

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secondo me, a naso, il compenso minimo legale è una specie di salario mensile minimo per lavoratori con contratti atipici, magari da estendere a quei lavoratori dipendenti che non sono compresi nei rinnovi contrattuali della contrattazione collettiva (praticamente è come si concretizza la proposta sul "precariato").
Credo voglia essere un disincentivo a pratiche tipo "stage" semestrali, magari poi rinnovati, pagati solo con rimborso spese (o neanche), senza garanzia di assunzione al termine del periodo di prova, che non sono rari.
Bisogna vedere però come impatta una misura del genere su alcune (molte?) imprese che nel periodo di prova fanno quasi esclusivamente formazione. Tutte le imprese finanziarie italiane per assumere nel ramo commerciale (promotori finanziari, assicuratori vita e cose simili), fanno cose di questo tipo. Nessuno di questi ha interesse a non assumere, al termine della formazione, il lavoratore (che anzi a quel punto ha più potere contrattuale, se non altro perché è più qualificato). E non è consuetudine solo del ramo commerciale (parte importante dei neolaureati "brillanti" in economia e ingegneria, in italia, cerca/trova il primo impiego come consulente/analista junior presso imprese che fanno in outsourcing la contabilità analitica, i servizi informatici, la finanza di imprese medio-grandi). Alzare legalmente il salario di ingresso a 1100 euro per tutti questi stagisti di sicuro limita un bel po' le possibilità di assunzione per chi in questi settori non ha la dimensione e la fama di Accenture, e magari gli stagisti è già costretto a sceglierseli bene e non con colloqui stile

Grazie, Filippo. Son d'accordo con te circa i limiti che un eventuale salario mensile minimo imporrebbe alla capacita' di assunzione da parte delle imprese che descrivi. Proprio per i contratti di formazione o "stage" puo' convenire sia alle imprese che ai lavoratori stabilire un salario iniziale molto basso, cui corrisponde l'acquisizione di competenze specifiche da parte del lavoratore (aumenta il "capitale umano") e la possibilita' (ma non l'obbligo) di assunzione futura. Conviene all'impresa per abbassare i costi e per assicurarsi contro la possibilita' che il lavoratore, una volta terminata la formazione, se ne vada in un'altra ditta. Conviene al lavoratore per acquisire capitale umano e rendersi piu' appetibile non solo alla ditta che gli ha fatto la formazione, ma anche ad altre ditte del settore.

D'altra parte, mentre il lavoratore fa il suo "stage", deve anche poter mangiare: e' per questo che sono importanti gli strumenti dell'imposta negativa sul reddito, o del credito d'imposta. Ma non fissare arbitrariamente un minimo salariale che non tiene conto degli interessi di entrambe le parti (lavoratore e impresa).

sicuramente la NIT sarebbe la risposta più adeguata e eviterebbe a parecchia gente di arrangiarsi in pizzeria la sera o gravare ulteriormente sulle spalle dei genitori.

Peccato perché sa proprio un po' di occasione mancata (nel senso della NIT).