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Il voto utile (2): tutto il voto utile, regione per regione.

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Ennesimo articolo interessante, complimenti.

Sotto il profilo metodologico, condivido l’adozione dell’uniform national swing per la stima delle percentuali di voto regione per regione. Mi chiedo però se e come si riesca a tenere conto dei due fattori seguenti:

  1. L'adozione di tale approccio implica la previsione che si abbiano variazioni assolute dei votanti, diversificate da regione a regione. Mi spiego con un esempio banale: supponiamo che vi siano 4 liste/coalizioni e che nel 2006 a livello nazionale il 40% dei voti sia andato alla lista A, altrettanti alla lista B e il 10% ciascuno a C e D. Supponiamo inoltre che in una data regione la distribuzione dei voti sia stata la seguente: 300.000 ad A, 400.000 a B, 200.000 a C e 100.000 a D (in tutto, un milione di preferenze). Se i sondaggi nazionali danno la lista A in crescita fino al 50%, la lista B stabile, la C e la D in calo fino al 5% ciascuno, nella regione in esame ciò si tradurrebbe in 360.000 voti per A, 400.000 per B, 100.000 per C e 50.000 per D, per un totale di 910.000 voti, ossia il 9% in meno rispetto a quanto riscontrato nel 2006.
  2. Correttamente, nelle previsioni si sottolinea la presenza
    di regioni dove l’ipotesi di variazioni omotetiche della distribuzione dei voti
    quasi sicuramente non si verificherà. Ad esempio, in Campania il PD è dato in forte calo
    e l’UDC in probabile crescita. Supponiamo ad esempio che a causa della scomparsa dell’UDEUR e del trasferimento dei voti di De Mita, l’UDC raccolga il
    3% in più, passando in regione dal 5 all’8%, raccogliendo cioè 250.000 voti circa
    (100.000 in più rispetto al 2006). Assumendo attendibili i sondaggi - ipotesi
    falsa, ma inevitabile - la stessa UDC è stimata al 6% nazionale, ossia a 2.300.000
    preferenze. Se si sottraggono quelle della “regione anomala” Campania, ne resterebbero
    2.050.000, che però sul resto del territorio nazionale ammonterebbero ad una percentuale inferiore al 6% (il 5,8%, in questo caso). E’ possibile tenere
    conto delle informazioni desumibili sulle regioni anomale per correggere le percentuali
    stimate nelle altre rispetto alla trasformazione omotetica proposta?

Sono contento di vedere che non sono l'unico malato che si appassiona alla metodologia. La questione di come applicare bene il national swing è complessa. Il fatto che si finisca per generare un numero di voti diverso da quello delle elezioni precedenti non è un problema. L'unica cosa che conta sono le percentuali relative dei partiti, non i voti assoluti; sarebbe facile ottenere lo stesso numero di voti totali mediante normalizzazione. La parte difficile è invece come si trasla il movimento nazionale in quello regionale. Una alternativa a quello che abbiamo fatto noi è sottarre o sommare alla percentuale di ogni regione la percentuale di variazione nazionale. Per intenderci, consideriamo un partito che nella regione A ha preso 100 voti, pari al 40% del voto regionale, e una percentuale nazionale del 50%. Se un sondaggio nazionale gli dà il 55% possiamo fare due ipotesi: 1) i voti di questo partito vanno moltiplicati per 55/50 2) alla percentuale del partito aggiungiamo il 5%.

Noi usiamo la prima ipotesi, ma nessuna delle due è perfetta. Realisticamente, il nostro metodo tende a esagerare la distanza tra i partiti nelle regioni in cui un partito è più forte della media nazionale. Sostanzialemente quello che diciamo è che per ogni 10 voti se ne aggiunge uno. Ma aggiungere un voto dove si hanno percentuali alte è quindi si è già "fatto il pieno" può essere più difficile che aggiungere voti dove si parte da percentiali basse.

Il secondo metodo ha lo svantaggio speculare, fa aumentare più che proporzionalmente un partito dove è più debole. Inoltre, per i partiti con basse percentuali rischia di produrre numeri negativi. Alla fine abbiamo deciso che i difetti del primo metodo erano minori del secondo.

Hai perfettamente ragione che in principio i sondaggi regionali e quelli nazionali possono essere combinati per ottenere migliore informazione anche sulle regioni per cui non ci sono infomazioni locali. Dopotutto, se so cosa succede in A e cosa succede in B sottoinsieme di A, dovrei poter dire cosa succede nel sottoinsieme A escluso B. Per esempio, se la Destra ha il 6% in Lazio e il 2% nazionale questo significa che nella media delle regioni escluso il Lazio la Destra deve prendere in realtà un po' meno del 2%, secondo un fattore determinato dalla popolazione del Lazio vs la popolazione delle altre regioni. Noi siamo partiti con l'idea di ignorare i sondaggi regionali perché pochi e solitamente non molto affidabile. Ma è un bel suggerimento da tenere in conto per il futuro.