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Lettera aperta al PD (I)

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2. Riforma di università e pensioni. Questa l'ho copiata pari pari da un post di Michele del 2006. Aboliamo il valore legale del titolo di studio, trasformiamo le università in fondazioni autonome che possono assumere chi vogliono e dare i titoli di studi che vogliono. Introduciamo un sistema di "buoni del Tesoro per l'educazione" che servano anche a finanziare le pensioni. Già che ci siamo innalziamo anche l'età minima pensionistica mettendola in linea con il resto dell'Europa.

Colgo l'occasione per una segnalazione e una domanda.

Poichè sono più che d'accordo sulla trasformazione delle Università in fondazioni, segnalo che il Portogallo ha recentemente adottato una legge organica sul regime giuridico delle istituzioni di istruzione superiore che prevede (Artt. 129-137) la possibilità di trasformare, a richiesta, le Università statali in fondazioni, proprio come aveva vagheggiato Nicola Rossi un paio di anni fa e come prevede(rebbe) il programma del PdL. Poichè si tratta di un Governo socialista, si potrebbe argomentare che a fortiori una simile idea può essere portata avanti dal PD. Naturalmente io vedrei meglio la trasformazione forzosa di tutte le Università, ma se questo non si può fare, allora mi sono convinto, anche avendo visionato la legge portoghese, che ha senso sostenere la proposta Rossi/PdL.

Sul c.d. "valore legale", ho già argomentato più volte che si tratta del sarchiapone del dibattito universitario italiano. Molti buttano dentro questa locuzione nei loro discorsi, ma non si capisce bene cosa intendano. Ho provato innumerevoli volte a fare azione pedagogica, e anche a chiedere una spiegazione "operativa", cioè che cosa bisognerebbe fare/modificare nella legislazione per attuare questa prescrizione. In questo modo sarei in grado di capire e attribuire la denominazione corretta, fra i concetti a disposizione, a tale operazione. Mai ho avuto risposta. Da questo punto di vista devo ora riproporre qui la domanda, perchè altrimenti non sono in grado di commentare e andare oltre.

Renzino l'Europeo

Ti rimando ad un vecchio articolo di Andrea su questo sito, con annessi commenti (fra i quali uno tuo, vedo!). Quel post contiene anche un link ad una definizione legale (quanto precisa non lo so) dello stesso. Sintetizzando quella discussione, mi pare che il valore legale del titolo di studio, cosi' com'e' definito oggi in Italia (cioe' con annessa certificazione centralizzata di un dato curriculum, e costituendo un requisito base per i concorsi pubblici) comporta diversi problemi:

- costituisce una forte barriera all'entrata per lavoratori in possesso di titoli diversi (vedi gli oneri aggiuntivi per far "riconoscere" un titolo di studio straniero)

- costituisce una forte barriera all'entrata di enti universitari privati, o comunque "diversi". Mi pare di capire, ad esempio, che oltre ad imporre vincoli rispetto ai curriculum, il requisito di certificazione da parte del ministero comporta che una data universita', anche privata, non possa assumere piu' di una certa percentuale irrisoria di professori usando contratti di diritto privato. La stragrande maggioranza dei professori dev'essere assunta tramite concorsi pubblici, con tutte le restrizioni annesse e connesse.

- distorce le assunzioni nella pubblica amministrazione. 

Non solo un legislatore, e quindi non ho idea di cosa si debba "fare/modificare nella legislazione per attuare questa prescrizione". Direi che togliere al ministero il potere di certificare in modo centralizzato il valore di un dato titolo di studio, e togliere il requisito di avere un titolo di studio "col timbro" per i concorsi pubblici siano due passi fondamentali per indurre una vera concorrenza fra enti universitari davvero autonomi. Quest'ultima (la concorrenza) e' la cosa davvero importante.