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Lettera aperta al PD (I)

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Ti rimando ad un vecchio articolo di Andrea su questo sito, con annessi commenti (fra i quali uno tuo, vedo!). Quel post contiene anche un link ad una definizione legale (quanto precisa non lo so) dello stesso. Sintetizzando quella discussione, mi pare che il valore legale del titolo di studio, cosi' com'e' definito oggi in Italia (cioe' con annessa certificazione centralizzata di un dato curriculum, e costituendo un requisito base per i concorsi pubblici) comporta diversi problemi:

- costituisce una forte barriera all'entrata per lavoratori in possesso di titoli diversi (vedi gli oneri aggiuntivi per far "riconoscere" un titolo di studio straniero)

- costituisce una forte barriera all'entrata di enti universitari privati, o comunque "diversi". Mi pare di capire, ad esempio, che oltre ad imporre vincoli rispetto ai curriculum, il requisito di certificazione da parte del ministero comporta che una data universita', anche privata, non possa assumere piu' di una certa percentuale irrisoria di professori usando contratti di diritto privato. La stragrande maggioranza dei professori dev'essere assunta tramite concorsi pubblici, con tutte le restrizioni annesse e connesse.

- distorce le assunzioni nella pubblica amministrazione. 

Non solo un legislatore, e quindi non ho idea di cosa si debba "fare/modificare nella legislazione per attuare questa prescrizione". Direi che togliere al ministero il potere di certificare in modo centralizzato il valore di un dato titolo di studio, e togliere il requisito di avere un titolo di studio "col timbro" per i concorsi pubblici siano due passi fondamentali per indurre una vera concorrenza fra enti universitari davvero autonomi. Quest'ultima (la concorrenza) e' la cosa davvero importante.