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Lettera aperta al PD (I)

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Bozo giustamente accenna al fatto che nel quadro istituzionale corrente, spesso non vi sono incentivi sufficienti a spingere i politici a tagliare la spesa pubblica. La mancanza di questi incentivi e' particolarmente evidente nel caso in cui il taglio di spesa implichi la mera rimozione di un trasferimento di denaro ad un certo numero di soggetti, per esempio le guardie forestali in Calabria. Un tale provvedimento danneggerebbe in maniera consistente poche migliaia di soggetti e beneficierebbe marginalmente 57 milioni di persone (il resto della popolazione). Questa differenza di intensita' fa si' che nel caso dei primi, il provvedimento costituirebbe un determinante fondamentale della scelta di voto, mentre non altrettanto succederebbe per i secondi. Quindi un politico che consideri il licenziamento delle guardie forestali, si trova a soppesare una perdita certa di poche migliaia di voti contro una probabilita' molto bassa di guadagnarne alcuno.

Il federalismo fiscale, cui accenna Bozo alla fine del suo intervento, aiuterebbe anche in questo senso, soprattutto in casi in cui (come quello delle Guardie Forestali), la spesa e' localizzata. Infatti il beneficio del provvedimento sarebbe diviso tra un numero ben inferiore di soggetti.

Vorrei anche evidenziare come in Italia vi sia un chiaro deficit cognitivo circa gli effetti avversi della tassazione, soprattutto per quanto concerne gli effetti di incentivo. Lo stesso si puo' dire degli effetti distorsivi della miriade di contributi elargiti dallo Stato. In questo senso, gli economisti potrebbero giocare un ruolo utile, dando un contributo educativo. Ricordo che molti anni fa, Romano Prodi venne chiamato ad una serie di lezioni di economia in televisione, che ebbero un buon successo. La cosa si potrebbe replicare, su scala maggiore, e con insegnanti piu' capaci (purtroppo il buon Romano ha dimostrato coi fatti si saperne poca, di economia).

Vorrei anche evidenziare come in Italia vi sia un chiaro deficit
cognitivo circa gli effetti avversi della tassazione, soprattutto per
quanto concerne gli effetti di incentivo. Lo stesso si puo' dire degli
effetti distorsivi della miriade di contributi elargiti dallo Stato.

Per quanto riguarda il deficit cognitivo, mi viene in mente l'articolo di Giavazzi sul Corriere. Che tristezza che mi ha messo ...
Per quanto riguarda i contributi mi vengono in mente, fra i tanti, quelli, inutili come tanti, per la r&s nelle imprese. Quei contributi vengono usati dalle imprese per sgravare le ore lavorare dai dipendenti quando svolgono ricerca. Ma:
- se sia veramente ricerca nessuno lo sa
- se la ricerca fosse utile all'azienda, allora questa la svolgerebbe senza bisogno di contributi
Pero' col nome che portano, i contributi per la ricerca ottengono sempre un certo consenso pubblico.
mi ricordo che furono un cavallo di battaglia di Confindustria ai primi tempi dell'era Montezemolo, Portavoce dell'istanza era Pistorio di STS Microelectronics.
Sarebbe meglio capire come migliorare le collaborazioni imprese - universita'. Si dice che altrove le universita' mantengano i diritti sui brevetti mentre in Italia non sia cosi'. Ma ne so meno di zero, quindi mi fermo qui.