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Lettera aperta al PD (I)

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PS: Rimango con il dubbio di quale misura del Pil si utilizzi al denominatore.

Speravo che qualcuno rispondesse ma visto che non accade provo io. Non lo so per sicuro ma ritengo che al denominatore ci sia il PIL medio italiano. La struttura generale della spesa statale italiana e' di essere in prima approssimazione costante in termini assoluti pro-capite su tutto il territorio nazionale, e in seconda approssimazione moderatamente superiore al Sud. Ci sono eccezioni piu' o meno grandi, ma per le grandi voci di spesa aggregate come l'istruzione questo dovrebbe essere il carattere generale. Se i dati dell'ISTAT fossero pesati col PIL regionale, le regioni del Sud dovrebbero avere spesa di istruzione un po' piu' che doppia rispetto alle regioni del Nord, perche' il loro PIL pro-capite e' approssimativamente la meta'. Invece la spesa riportata e' solo moderatamente superiore come ci si puo' attendere se il PIL usato e' quello medio pro-capite.

Colgo l'occasione per fare un'ulteriore osservazione su questo settore della spesa pubblica, per sottolineare la nocivita' dell'operato dello Stato italiano. Se dividiamo l'Italia in due aree semi-omogenee, il centro-nord e il sud (N.B. che anche nelle tavole ISTAT trovi, tra le tante, anche questa suddivisione), la spesa statale per istruzione (al centro-nord) diviso il PIL pro-capite (al centro-nord) risulta nettamente inferiore alla media europea. Facendo lo stesso rapporto al Sud la spesa risulta mi aspetto nettamente superiore alla media europea.

I risultati dell'istruzione dei 15enni italiani esaminati a livello internazionale in PISA-2003 e PISA-2006 sono che il Nord e' a livelli europei (tra Francia e Svezia), mentre il Sud e' nettamente ultimo in Europa e confrontabile solo, nell'ambito OECD, con Turchia e Messico.

Se le indagini ISTAT fossero fatte a beneficio di una migliore comprensione di come funziona l'Italia, invece che come ogni cosa in Italia a beneficio delle ideologie e di chi e' al potere, le conclusioni dovrebbero essere queste:

  • nel centro-nord Italia l'istruzione (almeno fino a 15 anni) e' di buon livello, europea, nonostante una spesa nettamente inferiore. Si potrebbe migliorare aumentando i salari degli insegnanti, attraendo in quel settore lavoratori piu' qualificati, migliorando anche la dignita' sociale della professione, abbastanza svalutata. Ovviamente sarebbe anche opportuno licenziare i nullafacenti denunciati da Giavazzi, premiare il merito, e cosi' via, ma tutto questo e' piu' cortina fumogena che altro, almeno al centro-nord. In questa parte d'Italia la bottom-line e' che almeno al nord, e almeno fino a 15 anni i risultati sono medi europei a fronte di una spesa nettamente inferiore.
  • nel sud Italia c'e' un fallimento dell'istruzione che non puo' essere imputato ad una spesa statale insufficiente, ma deve essere imputato oltre che all'arretratezza storica di queste regioni anche ad un fallimento sia dell'azione dello Stato sia della societa' meridionale in questo settore. Non c'e' bisogno di maggiori risorse ma di migliore organizzazione, di punire chi demerita e premiare chi merita. Peraltro sono convinto che e' impossibile che questo accada per legge, per azione di uno Stato che non coincide con la societa' meridionale. L'unica via d'uscita e' una presa di coscienza della societa' meridionale e una sua crescita culturale e civile che puo' avvenire solamente con un processo di competizione ed emulazione con le altre realta' italiane ed europee. Paesi un tempo arretratissimi e poveri, senza altra risorsa che l'intelligenza dei propri cittadini, come ad es. Irlanda e Grecia, hanno dimostrato che nel contesto della UE e' possibile convergere efficacemente verso parametri medi europei. L'Irlanda e' diventato perfino uno dei paesi europei piu' ricchi. Il Sud Italia invece e' sempre piu' l'area piu' povera dell'Europa occidentale, grazie alla droga dei trasferimenti di ricchezza da Roma, che generano tutti gli incentivi a non competere, a diventare sempre piu' poveri e per questo a chiedere sempre di piu' allo Stato. Proprio in questo modo la Casta improduttiva del Sud vive bene perche' intermedia la ricchezza da Roma, ma allo stesso tempo fa rimanere i meridionali nella poverta' sia per inefficienza e corruzione, ma in fondo anche per mantenere la giustificazione al flusso di ricchezza sola base del suo benessere.

Grazie per i chiarimenti. Mi piacerebbe avere una conoscenza amatoriale della fisica quanto la tua dell'economia.

Grazie Alberto - credo anch'io che al denominatore della variabile "spesa in istruzione e formazione – misurata in rapporto al prodotto interno lordo" ci sia semplicemente il prodotto interno lordo aggregato italiano. La documentazione stessa dice:

L’indicatore si ottiene rapportando percentualmente la spesa in conto corrente e in conto capitale in istruzione e formazione (sono inclusi quindi i trasferimenti alle famiglie e alle istituzioni pubbliche e private) al prodotto interno lordo (Pil).

La cosa che non avevo notato e' che - mi sembra - la spesa per istruzione e formazione viene rapportata al PIL in aggregato, e non pro-capite. In altri termini, prendo la spesa TOTALE per istruzione in ciascuna regione, e divido per il PIL TOTALE italiano. Siccome il denominatore e' costante across regions, sostanzialmente la variazione deriva unicamente dalla spesa complessiva per istruzione. Secondo me una misura piu' indicativa sarebbe la spesa per istruzione pro-capite, ovvero dividendo per la popolazione in eta' 6-13 anni in ogni regione. Credo che comunque la spesa pro-capite sarebbe maggiore al Sud che al centro-nord, ma non e' detto: dipende da come varia la popolazione in eta' scolare fra regioni. In ogni caso, questa misura (la spesa pro-capite) mi sembra la misura piu' corretta, non quella totale.

Ma dai! All'ISTAT sono ancora piu' dementi di quanto io abbia pensato essi siano? Ma non ci credo!!

Le regioni italiane variano da 150mila persone circa in Val d'Aosta a 10 milioni in Lombardia. Dai, non puo' essere vero!

Sei sicuro? Se hai ragione, questi non vanno licenziati, vanno messi in galera. 

anche a me sembrava "strano" (per non dire altro)... ma questo e' esattamente quello che dice la documentazione di quell'opuscolo a p.33. Magari hanno sbagliato a scrivere, sono stati imprecisi nella descrizione di quella variabile... mah!

L’indicatore si ottiene rapportando percentualmente la spesa in conto
corrente e in conto capitale in istruzione e formazione (sono inclusi
quindi i trasferimenti alle famiglie e alle istituzioni pubbliche e
private) al prodotto interno lordo (Pil).

La documentazione sopra riportata e' ambigua e non passarebbe una peer-review standard di un articolo scientifico. A meno che all'ISTAT non siano dei totali incompetenti, a me sembra evidente che l'indicatore e'  il rapporto tra "spesa per istruzione pro-capite" e "PIL nazionale pro-capite", un rapporto che e' sensato e che consente di confrontare paesi diversi e regioni diverse all'interno dello Stesso Stato.

Non credo proprio che abbiano usato dati come la frazione di popolazione in eta' scolare, che comunque in primissima approssimazione e' costante. Io personalmente non lo farei, perche' il mio concetto di istruzione comprende la riqualificazione, e ogni forma di istruzione e qualificazione degli adulti. Per esempio in Germania ci sono scuole che utilmente consentono agli adulti senza diploma liceale di conseguirlo, questa e' una spesa che va sicuramente inclusa nel comparto dell'istruzione. 

Per esempio in Germania ci sono scuole che utilmente consentono agli adulti senza diploma liceale di conseguirlo

Ci sono anche in Italia.