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La cultura occidentale e l'antropologia

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Scusate, ma mi sembra che il vero problema qui sia capire cosa si intende per cultura. Se si tratta di quello che c'è scritto sui libri, ovviamente nel caso degli indios dell'amazzonia c'è poco da salvare. Ma c'è anche un diverso modo di intendere la cultura, che mi pare sia quello degli antropologi, cioè cultura come strumento o insieme di strumenti che permettano di trovare un equilibrio tra bisogni primari, desideri e "realtà esterna" (che comprende più o meno tutto: natura, uomini, donne, bambini, cultura nel senso di libri, malattie, tecnologia, tradizioni etc.), equilibrio che non è mai statico, ma va costantemente rinegoziato (non solo nella civiltà occidentale, ma anche in quelle cosidette primitive). In questo senso, un equilibrio vale quanto un altro, e allora il problema diventa se è giusto o meno interferire con l'equilibrio delle popolazioni dell'Amazzonia, più che con la cultura.

Personalmente non penso che ci sia alternativa a questo tipo di interferenza. E comunque, anche se è vero che l'eccesso di novità, che il contatto con il mondo "civilizzato" potrebbe portare, potrebbe, come dire, far "impazzire di desiderio", secondo me non bisogna sottovalutare gli anticorpi di cui gli esseri umani, e particolarmente quelli che appartengono alle società "tradizionali" hanno rispetto a noi irreprensibili consumisti...

Secondo me l'unico vero problema rimane il problema medico...

E comunque, anche se è vero che l'eccesso di novità, che il contatto
con il mondo "civilizzato" potrebbe portare, potrebbe, come dire, far
"impazzire di desiderio", secondo me non bisogna sottovalutare gli
anticorpi di cui gli esseri umani, e particolarmente quelli che
appartengono alle società "tradizionali" hanno rispetto a noi
irreprensibili consumisti...

In realta' gli anticorpi ce li abbiamo tutti: se noi siamo in media piu' consumisti e' solo perche' abbiamo piu' risorse da spendere in consumi. Vale qui la famosa osservazione di Hemingway a Scott Fitzgerald, che gli diceva "I ricchi sono diversi da me e te". Lui rispose: "Si', hanno piu' soldi...".

Invece, l'attitudine media nei paesi industrializzati sembra essere quella di considerare i popoli del terzo mondo come "bon sauvages" incapaci di prendersi cura di se stessi, e pertanto da guidare paternalisticamente mantenendoli nel sottosviluppo "per il loro bene". Questo misto colonialista di sensi di superiorita' e di colpa conduce a valutazioni che contrastano con l'esperienza: come notavo qualche settimana fa, anche le popolazioni piu' primitive sanno benissimo compiere scelte consistenti con i loro interessi individuali -- e queste invariabilmente favoriscono lo sviluppo, checche' ne dicano conservazionisti.

Quanto alle culture, si tratta di semplici tools: quando ce ne sono di preferibili in quanto piu' funzionali al benessere, quelle precedenti, se volontariamente abbandonate in quanto incompatibili con le nuove, possono essere lasciate senza remore ai musei (con buona pace di chi ha coniato bizzarri ossimori come "genocidio culturale").