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La cultura occidentale e l'antropologia

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E comunque, anche se è vero che l'eccesso di novità, che il contatto
con il mondo "civilizzato" potrebbe portare, potrebbe, come dire, far
"impazzire di desiderio", secondo me non bisogna sottovalutare gli
anticorpi di cui gli esseri umani, e particolarmente quelli che
appartengono alle società "tradizionali" hanno rispetto a noi
irreprensibili consumisti...

In realta' gli anticorpi ce li abbiamo tutti: se noi siamo in media piu' consumisti e' solo perche' abbiamo piu' risorse da spendere in consumi. Vale qui la famosa osservazione di Hemingway a Scott Fitzgerald, che gli diceva "I ricchi sono diversi da me e te". Lui rispose: "Si', hanno piu' soldi...".

Invece, l'attitudine media nei paesi industrializzati sembra essere quella di considerare i popoli del terzo mondo come "bon sauvages" incapaci di prendersi cura di se stessi, e pertanto da guidare paternalisticamente mantenendoli nel sottosviluppo "per il loro bene". Questo misto colonialista di sensi di superiorita' e di colpa conduce a valutazioni che contrastano con l'esperienza: come notavo qualche settimana fa, anche le popolazioni piu' primitive sanno benissimo compiere scelte consistenti con i loro interessi individuali -- e queste invariabilmente favoriscono lo sviluppo, checche' ne dicano conservazionisti.

Quanto alle culture, si tratta di semplici tools: quando ce ne sono di preferibili in quanto piu' funzionali al benessere, quelle precedenti, se volontariamente abbandonate in quanto incompatibili con le nuove, possono essere lasciate senza remore ai musei (con buona pace di chi ha coniato bizzarri ossimori come "genocidio culturale").