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La fila? No, grazie!

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Ovviamente non posso tollerare questa cosa. Io normalmente sono il
primo delle persone che deve uscire e ovviamente non mi lascio
travolgere. Svolgo anzi, volutamente, una funzione "katerpillar". Se la
persona tenta di entrare prima di aver fatto scendere i passeggeri io
lo respingo letteralmente indietro di qualche metro e se non si sposta
gli salgo sui piedi con il trolley (effetto spezzacaviglie!). Non
soddisfatto mi volto a guardare il (o la) demente incazzato e con aria
di sfida. Il demente, che ovviamente è quasi sempre pronto a
lanciare improperi, puntualmente abbassa lo sguardo e se ne va.


Volevo anche io dire la mia, ma sembra l'abbia fatto Claudio ... beh, siamo almeno in tre (il terzo è mio figlio, che a Madrid s'era specializzato a camminare tranquillamente sui cofani delle macchine parcheggiate in sosta criminale sui passaggi pedonali, imitato in questo dagli amici adolescenti al tempo: l'ho visto fare da altri, e lo raccomando a tutti coloro ne abbiano l'agilità sufficiente) ... Mi riconosco in particolare nella descrizione del caterpillar nella salita/discesa dai mezzi pubblici. Ma anche da semplici porte di negozi. Nanetto per nanetto, uno di poca rilevanza che ricordo per la sua (parziale) non intenzionalità. Successe a Madrid, anche se non voglio far credere con questo che tutto il mondo sia paese - le file, compresa quelle dell'autobus, qui si rispettano abbastanza rigorosamente. Sto per uscire da un negozio con mia moglie, apro la porta con l'intenzione di tenergliela aperta dopo esser passato. Non sono esattamente di quelli che aprono le porte per "cavalleria" alle signore, ma mia moglie ha delle borse che le occupano le mani. Quando la porta è aperta e sto per varcarla la classica ed eccessiva "señora de Salamanca" (evito le traduzioni negli analoghi quartieri di Roma e Milano) s'infila altera nella porta facendosi precedere dal cane-topo che l'accompagna. Dato che il mio piede sinisto ha già oltrepassato la linea della porta il destro automaticamente lo segue finendo per caso giusto sotto la pancia del topocane. Giuro che il posizionamento del piede fu casuale, intenzionale fu la decisione di non ritrarlo o fermarmi. Il movimento naturalmente ascendente del piede destro, che una volta toccata terra si risolleva per camminare, fu forse leggermente più accentuato del solito. Fatto sta che produsse uno ottimo "perro cucchiaiato", certo non paragonabile al regale cucchiaio di Totti, ma piacevole a vedersi. La dama lasciò passare l'intera famiglia, dato che dovette retrocedere per raccogliere il canetopo ch'era atterrato sul selciato un paio di metri più in là. 

Mia moglie ritiene che dovrei lasciar correre, ma mi riesce difficile trattenere il fastidio che provo quando qualcuno mi pesta i piedi senza che io abbia fatto nulla. In questi casi tendo a seguire una politica "amerikana": io non ti pesto i piedi, ma se lo fai a me senza giustificazione alcuna aspettati tutto ciò che è legale. Straordinariamente, in più di trent'anni d'onorato servizio, non sono mai arrivato alle mani con nessuno e credo che lo scrontro fisico si possa evitare praticamente sempre. Il mio campione suggerisce che, come dice Claudio, la stragrande maggioranza dei cafoni maleducati siano, in realtà, dei codardi. Poi ci sono i criminali veri, quelli con il coltello in tasca, per fronteggiare i quali esiste solo l'immediata telefonata alla polizia, ma questo esula dal caso in questione.

Per quanto riguarda gli "incivili civili", non credo che comportarsi come ha fatto Giulio o come tendo a fare io, serva a cambiare le cose. Contrariamente a molti non credo nell'efficacia del "dare l'esempio" quando a dare l'esempio siamo l'uno per mille e la cultura dominante è quella dell'arrangiarsi, fregarsene, approfittare se si può, lasciar correre, così fan tutti, ed altre cretinate simili. Lo faccio per pura soddisfazione personale: fra dieci minuti il cretino cercherà di sicuro di travolgere un altro pedone mentre attraversa la strada sulle striscie pedonali, ma per il momento il materiale non contundente che, attraverso il finestrino aperto, è finito sulla sua giacca se lo tiene. Il nostro incontro finisce lì.

Io in queste cose non sono proprio irreprensibile, ma mi hai fatto venire in mente la mia regola di comportamento per salire sul treno quando ero studente: "mai spingere per primo, se gli altri vogliono fare a chi spinge più forte con uno di 130kg non mi tiro indietro."

Indimenticabili gli sguardi di certe ragazzine che non avevano contemplato l' ipotesi :) 

Pero spesso esageravo:dalla 4° fila (italiana, ovvero una decina di persone davanti) finivo a salire per terzo...

 

In certe occasioni una bella rissa sarebbe la sola cosa che mi farebbe calmare, ma il farsi giustizia da soli è una cosa da Far West. Eppure se chiami la polizia spesso quelli se la prendono con te, chiedendoti che ti costava lasciar correre, invece di metterti a litigare o, peggio di dover farli accorrere per separare due che si prendono a pugni in un luogo pubblico.

Questo pure è vero, purtroppo, verissimo. Ed è forse la cosa più grave e la causa di molti dei microdanni nazionali. Il meccanismo è semplice: SE io so che la polizia mi protegge ed interviene nel caso che il mio tentativo di fermare il maleducato o l'approfittatore degeneri, magari ci provo. Ma SE so che non solo tenderà a guardare altrove ma mi considererà un rompiballe, allora il mio incentivo a fare il buon cittadino svanisce alquanto. 

In Italia in particolare ho avuto reazioni ridicole (per essere gentili) da parte della polizia e dei carabinieri. Vi risparmio i racconti, che altrimenti si esagera con l'autobiografico. Il problema generale però è serio: in Italia la micro-criminalità è completamente tollerata, sia dalla polizia che dai tribunali che dalla legge (ricordiamoci che per reati sino a tre anni non si sconta la pena e che fra i giudici predominano i "perdonisti"). Quindi la micro-criminalità e la "piccola violenza" viene praticata allegramente. Poi tutti a chiedersi perché gli immigranti la praticano così sfacciatamente! La risposta ovvia: se il rumeno arrivato da due settimane a Milano vede che i milanesi violano 500 regole al giorno senza che nessuno reagisca, proverà anche lui a far lo stesso e, ovviamente, a fare un pelino di più! Se poi legge sui giornali che il presidente del consiglio si fa ogni qualche anno una legge per continuare a violare impunementi le leggi precedenti, immaginatevi la conclusione a cui arriva il marocchino di turno. (Nota a margine: uno dei danni peggiori, forse il peggiore, causato da BS all'Italia ed all'idea (ideale?) di uno stato di diritto liberale ed uguale per tutti è stato che ha mostrato a tutti come il potere si possa abusare in maniera medievale per interessi particolari, i suoi. Ha assuefatto gli italiani al peggior male di cui soffrono da sempre e li ha confermati che avevano ragione a pensar male: ruba, ruba, e poi menti, vedrai che qualcosa ti resterà in tasca. Ma su questo ci torniamo un'altra volta.)

Anche in Spagna, almeno al principio degli anni '90, l'atteggiamento della polizia era di "ma perché ci rompi le scatole a noi SOLO perché vedi dalla finestra di casa tre delinquenti ubriachi che rompono bottiglie in mezzo alla strada alle 4 di mattina?". Ora, e qui sta il punto, le cose son cambiate alquanto, altro esempio che si può quando vi è cooperazione da parte del potere politico. Non siamo al livello del MidWest USA, dove la polizia arriva due minuti dopo che hai chiamato 911, ma il livello di tolleranza della polizia di Madrid è molto più basso di una volta e la loro disponibilità alla "quejas" dei cittadini infinitamente più alto. E questo avviene perché dall'alto è arrivato il segnale giusto.

Queste cose, purtroppo, non si cambiano dal basso ma solo dal vertice: solo con un ministro dell'interno che faccia rispettare rigidissimamente la legge, a partire dai suoi direttori generali e dai capi della polizia, potremmo sperare di avere un paese dove fare la fila sia considerato da tutti il comportamento naturale.

Ottima analisi, ma la bella notizia è quella della Spagna. Davvero si può cambiare qualcosa? e nel giro di una sola generazione? Certo, non questa, per i motivi che sappiamo, ma forse ce la possiamo fare.

Per sterzare di nuovo verso l'autobiografico io ancora racconto di quando stavo a Roma e andai dalla Polizia a denunciare il furto di oggetti dalla mia auto, con danni conseguenti. Mi fecero riempire un modulo e mi fecero notare in maniera obliqua che loro servivano anche la zona di Porta Portese ed erano già abbastanza impegnati con gli scippi (!).

Per contrasto so di persone che hanno denunciato un furto in appartamento qui in UK e si sono visti arrivare la Polizia a prendere le impronte!

Davvero si può cambiare qualcosa? e nel giro di una sola generazione?
Certo, non questa, per i motivi che sappiamo, ma forse ce la possiamo
fare.

Basta meno, basta una volontà politica vera da parte delle elites che governano. Segui il caso della rivolta dei camionisti spagnoli, basta andare sui siti di El Pais e di El Mundo. Se stasera ho un attimo ci ritorno sopra, è un ottimo esempio di come gli "equilibri" non siano per nulla di "sunspots" ma basati su dei fondamentali banali. Ora devo scappare, ma a volte basta molto poco per far cambiare radicalmente comportamenti che molti considerano acquisiti ed inalterabili.

Il meccanismo è semplice: SE io so che la polizia mi protegge ed interviene nel caso che il mio
tentativo di fermare il maleducato o l'approfittatore degeneri, magari
ci provo. Ma SE so che non solo tenderà a guardare altrove ma mi
considererà un rompiballe, allora il mio incentivo a fare il buon
cittadino svanisce alquanto.

d'accordo, ma anche qui e' difficile capire cosa causa cosa. un meccanismo che produce lo stesso risultato e' il seguente: se la polizia e' chiamata di frequente e con insistenza allora si ricordano qual e' il loro mestiere. ma se la gente cerca di farsi giustizia da sola la polizia si specializzera' in altro: se non c'e' domanda non c'e' neppure offerta. per esempio, se vedo uno che fa defecare il cane sul marciapiede e poi se ne va tranquillo, gli chiedo di raccogliere e buttare in un cestino. se il tizio si rifiuta potrei prendere il prodotto del cane e tirarglielo dietro. oppure posso telefonare ai vigili urbani. oppure, se chiamo tutte le sante sere polizia o carabinieri perche' fanno casino sotto casa mia alle 3 del mattino, vuoi vedere che quelli alla fine si mettono a pattugliare la zona senza bisogno che qualcuno li chiami?

Poi tutti a chiedersi perché gli immigranti la praticano così
sfacciatamente! La risposta ovvia: se il rumeno arrivato da due
settimane a Milano vede che i milanesi violano 500 regole al giorno
senza che nessuno reagisca, proverà anche lui a far lo stesso e,
ovviamente, a fare un pelino di più!

ecco, aspettavo questo assist (ma decidi tu se sei zambrotta con la romania o del piero col belgio :-) ). l'immigrato tende a fare quello fa che fa l'autoctono, a rispettare le regole che lui rispetta e violare quelle che lui viola. assolutamente naturale. questo non vuol dire che la propensione al crimine sia la stessa -- sappiamo bene che non e' cosi'.  ma per la sicurezza e' importante punire gli stranieri esattamente come lo e' punire gli italiani. mi pare invece che questo governo utilizzi due pesi e due misure. io ho paura di coloro, e metto la mano sul fuoco che sono quasi tutti italiani, che attentano alla mia vita sulle strade e autostrade: chi mi protegge?

se poi gli immigrati arrivano in un paese dove, scrivono stella e rizzo nel loro ultimo libro, e' "lo stato  che fotte le regole delle stato", siamo a posto. l'espressione "cultura della legalita'" e' assolutamente pregnante, e non e' affatto uno slogan vuoto.