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La fila? No, grazie!

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Complimenti a Giulio per essere intervenuto e solidarietà per lo spavento.

A pensarci, già il fatto di ritrovarmi a fare i complimenti per qualcosa che mi pare assolutamente normale (intervenire per rilevare un'ingiustizia) è di per sè significativo.

Ogni volta che sono spettatrice o vittima di quello che ritengo un sopruso di questo tipo mi ritrovo a valutare tra me e me, nel giro di pochi secondi, se ribellarmi apertamente  oppure se, passivamente, lasciare che le cose scorrano. Ritengo che, poi, il fatto di essere una donna, renda le cose un po’ più difficili. E non solo per gli epiteti che colorano e arricchiscono il vocabolario di chi se la prende con una rappresentante del sesso femminile.

Mi capitò da ragazzina di rischiare una caduta dalla bicicletta a causa di una precedenza non datami da un automobilista. La mia reazione, presa dalla rabbia, oltre che dallo spavento, fu immediata e appioppai un chiaro e squillante, ma anche poco carino, “coglione” al reo. Beh, questo qui cominciò a inseguirmi, pure nel negozio in cui frettolosamente mi infilai, con il cuore in gola, per il timore di essere picchiata. Fortunatamente, con la solidarietà dei presenti del negozio, la cosa si risolse senza conseguenze.

Le altre situazioni sono quelle quotidiane, dalla fila alla cassa del supermercato, a quella dell’autogrill o del cinema.

Io non so se le cose potranno essere cambiate; so che il mio non rinunciare a dire la mia è una pura questione di soddisfazione personale, senza velleità di cambiamento sociale.

È che sono intollerante alla maleducazione.